Dietro le Quinte di “The Game”: Tutto Quello che (forse) Non Sapevi sul Disco della Svolta dei Queen

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Ci sono album che cambiano la storia di una band, e poi c’è The Game. Pubblicato esattamente 46 anni fa negli Stati Uniti (il 30 giugno 1980), questo LP ha proiettato i Queen nell’olimpo del pop-rock degli anni ’80. Ma dietro la sua facciata scintillante e i record da capogiro si nascondono aneddoti bizzarri, “furti” grafici e segreti di studio che persino molti fan sfegatati tendono a dimenticare.Preparatevi a riscoprire l’album sotto una luce completamente nuova.

Partiamo dalla foto iconica che tutti conosciamo. La foto di copertina in bianco e nero, con quel look da duri in pelle, è famosissima. Ma quanti sanno da dove viene davvero? Non fu uno scatto pensato appositamente per l’album, bensì un fotogramma preso direttamente dalle riprese del videoclip di Crazy Little Thing Called Love. Se guardate attentamente la versione originale dell’album stampata in vinile negli Stati Uniti e in Canada, la copertina ha uno sfondo argentato lucido ed elettrostatico. Nelle successive ristampe e nelle versioni CD, quell’effetto metallico è andato perduto, trasformandosi in un grigio piatto. Inoltre, nella foto originale, Freddie indossava una maglietta con una grafica complessa, che venne oscurata graficamente per rendere l’immagine più minimale e d’impatto. La traccia di apertura è celebre per il primissimo utilizzo del sintetizzatore (un Oberheim OB-X). Ma il produttore Reinhold Mack e la band inserirono un piccolo “easter egg” sonoro proprio nei primissimi secondi del brano, prima ancora che inizi la melodia. Quel suono elettronico futuristico simile a un missile non è altro che una serie di accordi registrati e poi riprodotti al contrario (reverse tape effect), sovrapposti alle frequenze generate dal sintetizzatore. I Queen adoravano queste tecniche artigianali da studio, un vizio che si portavano dietro dagli anni ’70 e che decisero di mantenere intatto anche abbracciando la modernità.

Addio vecchi dogmi: il debutto dei sintetizzatori analogici

the game queen

Coming Soon è una delle tracce meno celebrate dell’album, scritta da Roger Taylor. Ma la sua genesi nei Musicland Studios di Monaco di Baviera è legata a una vera e propria crisi creativa collettiva. ll brano era nato inizialmente durante le sessioni del precedente album, Jazz (1978), ma era stato scartato perché la band non riusciva a trovare il tiro giusto. Durante le registrazioni di The Game, Roger si intestardì a tal punto da voler suonare non solo la batteria, ma anche diverse parti di chitarra ritmica e persino collaborare alle linee di basso, creando forti tensioni in studio. Alla fine, per smorzare i toni, le voci soliste vennero divise in un duetto serratissimo tra Freddie e Roger stesso, rendendolo uno dei brani vocalmente più atipici della loro discografia.

Tensioni creative e confessioni private nei Musicland Studios

La struggente Save Me, scritta da Brian May, è uno dei capisaldi emotivi del disco, ma il suo videoclip nasconde un primato tecnologico e un tocco di pop-art. È stato uno dei primissimi videoclip della storia della musica a sperimentare l’animazione mista al live-action: una tecnica pionieristica per l’epoca, in cui una donna insegue una colomba stilizzata che si trasforma poi in Freddie Mercury. Le grafiche fluide e i colori saturi usati per la copertina del singolo cartaceo di Save Me richiamavano così tanto lo stile della pop-art americana che girò a lungo la voce che Andy Warhol in persona avesse supervisionato il concetto visivo dell’era The Game. Sebbene fosse solo un’ispirazione, il look del gruppo in quel periodo era fortemente influenzato dalla scena artistica underground di New York e Monaco. L’incantevole “Don’t Try Suicide” , come tutti credono, non era un messaggio sociale. Freddie Mercury la scrisse pensando a una persona ben precisa della sua cerchia di conoscenze dell’epoca che continuava a “ricattare” emotivamente gli altri minacciando gesti estremi solo per attirare l’attenzione. Il tono volutamente leggero, quasi in stile burlesque/rockabilly, e versi graffianti come “Sei solo alla ricerca di attenzioni” erano il modo di Freddie per smontare quel dramma artificiale, trasformando una situazione di forte frustrazione privata in un pezzo irresistibilmente ironico.

A 46 anni di distanza, The Game resta un labirinto di aneddoti. È l’album che ha dimostrato che i Queen potevano fare qualunque cosa: spogliare il loro sound, usare i sintetizzatori, conquistare le discoteche e cambiare pelle senza mai perdere la propria identità. Another One Bites the Dust e Crazy Little Thing Called Love, i due diamanti commerciali del disco, sono canzoni entrate talmente a fondo nella cultura pop globale da essere amate e canticchiate istantaneamente anche da chi non è un fan accanito dei Queen.