Dal 10 luglio sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali “La sinistra è morta (feat Brucherò nei pascoli)”, il nuovo singolo di Nove, progetto solista di Marco Manini, insieme ai Brucherò nei pascoli. La collaborazione arriva a poche settimane dall’uscita, il 12 giugno, del repack di “Umana”, l’ultimo lavoro dei Brucherò nei pascoli, arricchito da due brani inediti: “Due passi insieme” in versione acustica e “Melograno”.

Nel 1994 Giorgio Gaber trasformava una delle domande più semplici e definitive del Novecento italiano, “cos’è la destra, cos’è la sinistra?”, in una radiografia feroce del Paese. Non soltanto una canzone sulla politica, ma una riflessione sul linguaggio, sull’identità e sulle parole. A più di trent’anni di distanza, Nove e i Brucherò nei pascoli sembrano raccogliere quella domanda nel punto esatto in cui è rimasta sospesa. Se Gaber fotografava una crisi di definizione, “La sinistra è morta (feat Brucherò nei pascoli)” racconta ciò che viene dopo: il momento in cui il dubbio diventa disillusione, la categoria politica si fa maceria, l’appartenenza non basta più e le parole del progresso, dei diritti e della partecipazione sembrano essersi svuotate, fino a diventare slogan, riflessi, rumore di fondo. Il brano non cerca risposte concilianti e non costruisce nostalgie. Usa piuttosto il titolo come una provocazione frontale, quasi un epitaffio urlato dentro il caos contemporaneo. “La sinistra è morta” non è solo una sentenza: è una domanda travestita da dichiarazione, una formula brutale che costringe a chiedersi cosa sia rimasto davvero di un immaginario politico, culturale e generazionale che per decenni ha promesso emancipazione, comunità e futuro. E che oggi ci fa quasi dire: “…faccio un giro a destra”. Dentro un impianto punk/rap, Nove e i Brucherò nei pascoli trasformano questa frattura in materia sonora: testo tagliente, attitudine nervosa, sarcasmo, rabbia e un senso di smarrimento collettivo che non riguarda soltanto i partiti, ma un’intera educazione sentimentale. Dove Gaber smontava i segni della destra e della sinistra con lucidità teatrale, qui il gioco si fa più sporco, più fisico, più disperato: non c’è più il catalogo ironico delle differenze, ma il rumore di una generazione cresciuta tra slogan esausti, promesse mancate e appartenenze sempre più difficili da abitare. Se Gaber aveva intuito il momento in cui destra e sinistra iniziavano a confondersi dentro tic, simboli e contraddizioni, “La sinistra è morta (feat Brucherò nei pascoli)” arriva dopo la fine dell’innocenza: quando non basta più chiedersi cosa significhi una parola, perché il problema è capire se quella parola abbia ancora un corpo, una voce, una comunità.