La magia di Dee Dee Bridgewater alla Casa del Jazz di Roma

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C’era una strana elettricità, la sera del 13 luglio, tra i pini secolari di Villa Osio. Il parco della Casa del Jazz, cuore pulsante del festival Summertime 2026, ha accolto il ritorno a Roma di una leggenda vivente come Dee Dee Bridgewater, protagonista del nuovo progetto We Exist, a Tribute to Abbey Lincoln. Più che un concerto, è stata una dichiarazione artistica: un omaggio a una delle figure più coraggiose della musica afroamericana e, allo stesso tempo, una riflessione sul jazz come linguaggio di identità, memoria e resistenza culturale.

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foto di Giovanni Buonomo

Chi si aspettava una sequenza di standard è stato subito smentito. Bridgewater ha costruito uno spettacolo intenso e teatrale, alternando jazz, blues e spoken word in un racconto musicale dedicato all’eredità di Abbey Lincoln. La cantante americana ha dato nuova vita ad alcuni dei brani più rappresentativi del repertorio della sua maestra, senza limitarsi alla rilettura filologica ma trasformandoli in un dialogo con il presente. Nel corso della serata hanno trovato spazio pagine come “People Make the World Go Round”, “The Danger Zone”, “Tryin’ Times”, “Throw It Away” e “And It’s Supposed to Be Love”, affiancate da due classici dell’impegno civile come “Mississippi Goddam” di Nina Simone e “I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free”, fino all’intensa rilettura di “Gotta Serve Somebody” di Bob Dylan. Pur non essendo stata diffusa una scaletta ufficiale del concerto romano, il repertorio è apparso sostanzialmente in linea con quello delle più recenti tappe del tour. Con questo progetto, Dee Dee Bridgewater conferma che il jazz non appartiene ai musei, ma resta una forma espressiva capace di interrogare il presente. La sua voce, ancora straordinariamente duttile, passa dalla carezza al grido, dalla raffinatezza interpretativa all’urgenza del blues, restituendo tutta la forza poetica e politica delle parole di Abbey Lincoln. A dare ulteriore personalità allo spettacolo è stata la band, vero cuore pulsante di “We Exist“. Sul palco, accanto a Bridgewater, Alexis Lombre al pianoforte, la contrabbassista italiana Rosa Brunello e la batterista Shirazette Tinnin hanno costruito un dialogo musicale serrato, moderno e dinamico. Non semplici accompagnatrici, ma interpreti protagoniste di un progetto che trova proprio nell’equilibrio tra le quattro musiciste la sua forza espressiva. L’intesa tra il lirismo del pianoforte, il suono profondo del contrabbasso e la batteria, capace di alternare delicatezza e potenza, ha sostenuto ogni sfumatura della performance con naturalezza.

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foto di Giovanni Buonomo

Tra un brano e l’altro, Bridgewater ha condiviso ricordi e riflessioni, instaurando un rapporto diretto con il pubblico romano, coinvolto emotivamente dall’inizio alla fine. Le parole dedicate ad Abbey Lincoln hanno assunto il valore di un passaggio di testimone tra due artiste che hanno fatto della libertà espressiva e dell’impegno civile il centro della propria carriera. La Casa del Jazz si è trasformata così in un luogo di memoria collettiva, dove la musica ha superato i confini dell’intrattenimento per diventare racconto storico, coscienza civile e celebrazione della cultura afroamericana. Al termine dello spettacolo, gli applausi e la standing ovation hanno salutato una delle esibizioni più intense dell’edizione 2026 di Summertime, destinata a rimanere tra i momenti più significativi dell’estate musicale romana.