Noi malati di knopflerite acuta viviamo tra estese collezioni di vinile, tribute band, libri importanti ed una discografia che ci emoziona: incontrare Richard Koechli (nato a Basilea nel 1962, cresciuto a Lucerna, ma vive in Francia vicino a Vichy) mi ha dato molta soddisfazione, perché ho constatato che il suo lavoro è certamente personale, sicuramente approfondito e dimostra il giusto equilibrio tra l’essere fan ed il vivere quotidiano da musicista professionista.

Richard, quanto tempo hai impiegato a realizzare il tuo libro knopfleriano? Dopo aver pubblicato diversi libri dedicati alla musica (su J.J. Cale, Robert Johnson, Tampa Red, Holy Blues e anche alcuni manuali di chitarra), nel 2023 ho iniziato a pensare a un libro su Mark Knopfler. Per scrivere il Volume 1 (Dire Straits), nella mia lingua madre, il tedesco, ho impiegato circa un anno (2024). Per il Volume 2, dedicato alla carriera solista di Knopfler e pubblicato proprio in questi giorni, è stato necessario quasi un altro anno (2025). Ogni traduzione richiede inoltre più di un mese di lavoro, anche se durante questo processo utilizzo i moderni strumenti di intelligenza artificiale come supporto.

Quando è stata la prima volta che hai visto Mark Knopfler in concerto? Mark Knopfler e i Dire Straits mi hanno ispirato fin dall’inizio. Ricordo perfettamente il mio primo ascolto nel 1978, quando avevo sedici anni: Sultans of Swing. È stato uno dei momenti più decisivi della mia vita musicale. Il mio primo concerto dei Dire Straits, però, arrivò solo nel 1985, a Zurigo, durante il tour di Brothers in Arms. In seguito assistetti a un altro concerto dei Dire Straits (On Every Street), a uno dei Notting Hillbillies e, più tardi, a due concerti solisti di Mark Knopfler. Per molti anni, però, sono stato soprattutto impegnato nella mia attività di musicista professionista e ho frequentato solo raramente i grandi concerti delle superstar. Se devi descrivere il tuo libro, quali aggettivi useresti? E perché proprio quelli? Direi che il mio libro è «appassionato», «approfondito» e «personale». Non volevo scrivere una semplice biografia o un’opera accademica, ma raccontare la musica di Mark Knopfler con gli occhi di un musicista e di un autore. Il mio obiettivo è invitare il lettore ad ascoltare questa musica con ancora maggiore attenzione, riscoprendone ogni volta nuove sfumature.
Abbiamo qualche amico knopfleriano in comune? Conosci qualche fan storico del mondo knopfleriano? Quando ero giovane, i fan non erano collegati tra loro come oggi e, quando ho iniziato la mia carriera di musicista professionista, mi sono progressivamente allontanato dal mondo dei fan. La musica di Mark Knopfler, però, è rimasta sempre nel mio cuore e il suo modo di costruire le melodie ha influenzato profondamente il mio modo di suonare la chitarra. Negli ultimi anni, lavorando al libro, ho scoperto quanto sia vasta e ben organizzata la comunità internazionale dei fan di Mark Knopfler. Sono rimasto colpito dalla passione con cui raccolgono documenti, registrazioni e testimonianze della sua carriera, mettendole a disposizione di tutti. Durante le mie ricerche ho beneficiato enormemente di questo straordinario lavoro collettivo e ne sono sinceramente grato. In questo modo ho avuto anche il piacere di conoscere personalmente alcuni di loro, come il fan e blogger musicale francese Jean-François Convert.

Come sono state le recensioni sul tuo libro sino ad ora uscite? Il primo volume ha ricevuto un’accoglienza sorprendentemente positiva nei paesi di lingua tedesca, dove vivo, e anche alcune autorevoli riviste britanniche gli hanno dedicato recensioni molto favorevoli. Ciò che però mi emoziona di più sono i tantissimi messaggi ricevuti direttamente dai lettori, provenienti da tutti i Paesi in cui il libro è stato pubblicato, in particolare dalla Francia, che considero la mia seconda patria, ma anche dall’Italia e dalla Spagna. Questo significa molto per me. Allo stesso tempo, le reazioni dimostrano che il mio stile di scrittura divide i lettori: una grande parte sembra apprezzarlo profondamente, mentre una piccola parte non lo ama affatto. Credo che ogni autore debba accettare anche questo.

Parlami della tua collezione di memorabilia del periodo Dire Straits: a quale sei più affezionato? In realtà non possiedo una vera collezione di oggetti legati ai Dire Straits o a Mark Knopfler. I miei ricordi più preziosi sono le canzoni stesse, che mi hanno accompagnato per tutta la vita. Come accade a tutti noi, ci sono brani che rimangono legati a momenti molto personali della nostra esistenza. Nel libro racconto anche alcuni di questi episodi. Se dovessi stilare una lista delle composizioni di Mark Knopfler che significano di più per me – pur non amando particolarmente le classifiche – includerei sicuramente questi titoli: Sultans of Swing, Tunnel of Love, Telegraph Road, Wild Theme (Local Hero), Father and Son (Cal), Why Worry, Feel Like Going Home, Done With Bonaparte, Golden Heart, Devil Baby, Sailing to Philadelphia, Piper to the End, Redbud Tree. Naturalmente, a seconda dell’umore e del momento della vita, potrebbero aggiungersi molti altri brani. La musica non è mai qualcosa di statico: ogni giorno la ascoltiamo con un cuore leggermente diverso.
Intervista allo svizzero Richard Koechli, scrittore appassionato su Mark Knopfler, con o senza i Dire Straits
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