Marchigiana, ha da poco pubblicato con successo l’album My Jazz Identity: concordiamo con quei critici che sottolineano la sua voce potente, calda e vivace, unita a una spiccata padronanza tecnica e un’eccellente agilità vocale. E’ stata all’estero per diverso tempo, impegnata anche in alcuni concerti: al ritorno l’ho contatta ed intervistata ..

Perla, bentrovata: mi sembra che il tuo nuovo cd stia andando bene … Il riscontro è splendido: pubblico e critica stanno cogliendo il messaggio, l’energia e la freschezza del disco. Ho sempre voluto creare un jazz capace di superare la solita idea di musica “di nicchia”, e parlare al cuore di chiunque attraverso un caleidoscopio di colori. Vedere che questo lavoro, curato in ogni dettaglio tra rigore e libertà, emoziona e coinvolge così tanto dal vivo mi riempie di gratitudine.
Oltre alla partecipazione straordinaria al sax tenore di Max Ionata, hai avuto altri musicisti di buon lignaggio… Ringrazio ancora Max per aver accolto e condiviso la mia musica con grande autenticità e naturalezza. La mia band, il Perla Palmieri Ensemble, è composta da Simone Bortolami alla chitarra classica e elettrica, Giuseppe Dato al piano, Alberto Zuanon al contrabbasso e basso elettrico, Max Verrillo alla batteria. Oltre ad essere amici, sono professionisti eccellenti con cui condivido visione e percorso. Tra noi si è creato un interplay fondamentale, basato sul connubio tra ascolto reciproco e libertà espressiva. Ogni concerto diventa così un momento di dialogo, emozione e continua scoperta.

Parliamo della tua laurea in Canto Jazz con 110 e lode e menzione d’onore: quali ricordi hai? Ricordi bellissimi: Al triennio mi sono messa alla prova con l’arrangiamento trattando la voce non solo per la sua funzione melodica, ma come un vero e proprio strumento che dialoga e si intreccia ritmicamente con l’ensemble. Alla magistrale ho poi fatto il passo decisivo, componendo e arrangiando le mie musiche per una formazione di 15 elementi: brani come È per Te e My Camellia li ho eseguiti e presentati per la prima volta proprio in quella sede, e oggi vivono nel mio album. Custodisco con cura quelle partiture orchestrali. Chissà che un domani non possa riregistrarli proprio in veste big band!

Perla da ragazza che artisti amava? Ed ora chi ti convince di più? Sono cresciuta ascoltando giganti del jazz come Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Mel Tormé e Billie Holiday, ma anche strumentisti come Chet Baker, Clifford Brown, Sonny Rollins, John Coltrane, Hank Mobley, Oscar Peterson, Kenny Barron, Chick Corea, Charles Mingus e tanti altri. Oggi continuo a trovare ispirazione negli artisti contemporanei che riescono a far dialogare tradizione e ricerca senza inseguire le mode, ne è un esempio la bravissima Cécile McLorin Salvant. La mia anima musicale risuona sempre con le forti personalità di chi sa raccontare una storia, ed è il linguaggio che sto cercando di costruire anch’io.

Ti offro una macchina del tempo: in quale periodo storico vai? Per incontrare chi? Ogni epoca e ogni luogo da cui la musica nasce e si sviluppa custodiscono le proprie meraviglie. Sarebbe splendido avere l’opportunità di ascoltare Chopin a Parigi, Puccini in Italia o la prima di Rhapsody in Blue di Gershwin nell’America degli anni ’20. Ma, più di tutto, il mio sogno da jazzista sarebbe tuffarmi negli anni d’oro dell’Hard Bop per incontrare e suonare con giganti come Clifford Brown, Max Roach, Bill Evans, Benny Golson o il primo quintetto di Miles Davis, prendendo parte anche solo per una sera a una conversazione musicale irripetibile.
Intervista alla giovane jazzista Perla Palmieri, tra Ella Fitzgerald e Cécile McLorin Salvant
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