Quarant’anni di carriera sulle spalle, una tecnica strumentale che continua a lasciare senza fiato e la capacità, ormai rarissima, di essere contemporaneamente intelligenti, popolari e imprevedibili. Il passaggio venerdì 30 luglio, al Roma Summer Fest, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, del tour À la carte di Elio e le Storie Tese ha confermato ancora una volta come la band milanese occupi un posto del tutto unico nella musica italiana. Non esiste, infatti, un altro gruppo capace di fondere con la stessa naturalezza virtuosismo musicale, comicità, satira, cultura pop e citazioni raffinatissime, trasformando ogni concerto in uno spettacolo che è insieme performance rock, teatro, cabaret e gioco collettivo.

Il format è semplice e geniale: come in un ristorante, è il pubblico a scegliere il menù della serata. Le canzoni vengono votate nei giorni precedenti al concerto e la band costruisce la scaletta attorno alle preferenze degli spettatori, aggiungendo qua e là qualche sorpresa da veri chef della canzone demenziale. Un’idea che ribadisce il rapporto speciale che gli Elii hanno sempre avuto con il proprio pubblico e che rende ogni data diversa dalle altre, imprevedibile fino all’ultimo istante. Sul palco, accanto all’inossidabile Elio, brillano Faso al basso, Cesareo alla chitarra, Riccardo Marchese e Paolo Rubboli alla batteria e alle percussioni, Jantoman (Antonello Aguzzi) alle tastiere, Paola Folli ai cori e Vittorio Cosma, presenza fondamentale nell’architettura sonora dello spettacolo. Insieme formano una macchina musicale impressionante, un ensemble che suona con una precisione quasi chirurgica senza perdere mai il gusto della leggerezza. È proprio questo il marchio di fabbrica degli Elii: affrontare arrangiamenti di enorme complessità con la naturalezza di chi si diverte, facendo sembrare semplice ciò che semplice non è affatto. Ogni musicista è protagonista, ogni passaggio strumentale racconta la straordinaria qualità tecnica di una band che continua a rappresentare uno dei vertici assoluti del panorama musicale italiano.

L’apertura con “John Holmes (Una vita per il cinema)” mette subito le cose in chiaro. Il pubblico entra immediatamente nel clima dello spettacolo, dove ironia e perfezione esecutiva camminano fianco a fianco. Seguono “La vendetta del fantasma formaggino”, “Servi della gleba” e “Il vitello dai piedi di balsa”, accolte come vecchi amici da una Cavea gremita, composta da fan della prima ora ma anche da tanti ragazzi che dimostrano quanto questo repertorio abbia superato i confini generazionali. La sequenza centrale è un concentrato dell’universo eliano: “Mio cuggino”, “Parco Sempione”, “Cameroon”, “Uomini col borsello”, “Pipppero” e “La terra dei cachi” riportano in primo piano una delle qualità meno celebrate del gruppo: la straordinaria capacità di raccontare l’Italia attraverso una satira feroce ma mai banale. Riascoltate oggi, queste canzoni conservano una sorprendente attualità. I tic nazionali, il conformismo, il consumismo, l’ossessione per l’apparenza e le piccole grandi miserie quotidiane sono ancora lì, raccontati con un’intelligenza che riesce a far ridere e riflettere nello stesso momento. È la dimostrazione che dietro la definizione di “canzone demenziale” si è sempre nascosta una delle più acute forme di osservazione sociale della musica italiana. Tra i momenti più trascinanti della serata spiccano “Supergiovane”, “Shpalman” – proposta nel cosiddetto “menù bambini” – e soprattutto “La canzone mononota”, autentico capolavoro di ingegneria musicale. Un’idea apparentemente assurda – costruire un brano quasi interamente attorno a una sola nota – che diventa un esercizio di composizione, armonia e arrangiamento capace ancora oggi di stupire musicisti e appassionati. È forse il manifesto più efficace della poetica degli Elii: prendere un’intuizione comica e trasformarla in un piccolo trattato di musica contemporanea.

A rendere ancora più spettacolare il concerto contribuiscono le ormai attese incursioni di Luca Mengoni, presenza ricorrente del tour. I suoi ingressi in scena, giocati tra travestimenti improbabili, cambi di costume e apparizioni volutamente surreali, diventano un ulteriore livello di comicità e di teatro, perfettamente integrato nello spirito dello spettacolo. Mai una semplice ospitata, ma un vero elemento narrativo che alimenta il continuo dialogo tra palco e pubblico, arricchendo uno show che vive di continui colpi di scena. Nel finale arrivano “Essere donna oggi” e “Born to Be Abramo”, prima dei bis affidati a “Ocio ocio”, “Cateto” e a una festosissima “Tapparella”, cantata praticamente all’unisono da tutta la Cavea. È uno di quei momenti in cui il confine tra palco e platea scompare del tutto: migliaia di persone che cantano, ridono e partecipano a una festa collettiva che ha il sapore della celebrazione. Quello che colpisce maggiormente, però, non è soltanto la qualità musicale, pur straordinaria. È la sensazione di assistere a qualcosa che oggi sembra appartenere a una categoria a sé. Gli spettacoli degli Elii sono uno spazio libero in cui convivono Frank Zappa e il cabaret, il progressive rock e la televisione degli anni Ottanta, il jazz, la fusion, la musica colta e la comicità demenziale. Un universo in cui ogni riferimento culturale viene smontato, rielaborato e restituito al pubblico sotto forma di spettacolo totale. Ridere diventa un atto di intelligenza, mentre la complessità musicale non è mai ostentazione, ma parte integrante del divertimento.

Dopo oltre quarant’anni, Elio e le Storie Tese continuano così a dimostrare di essere molto più di una band di culto. Sono un patrimonio della musica italiana, un gruppo che ha saputo costruire un linguaggio inimitabile e che ancora oggi riesce nell’impresa più difficile: sorprendere, divertire e suonare meglio di chiunque altro. Ad aprire la serata sono stati i Kutso, band romana nota al grande pubblico anche per la partecipazione al Festival di Sanremo del 2015. Con il loro rock ironico, teatrale e scanzonato hanno assolto perfettamente al compito di scaldare la Cavea, preparando il terreno per una notte all’insegna dell’assurdo, della musica suonata magnificamente e dell’inconfondibile universo di Elio e le Storie Tese. Un concerto che conferma come gli Elii continuino a essere un’eccezione nel panorama italiano: una band che non ha mai smesso di evolversi, senza perdere un grammo della propria identità.