“Non è un giorno come gli altri. Oggi è morto Francesco Guccini. È stato un Nomade, un grande poeta del Novecento, un artista unico”. Le parole di Beppe Carletti, fondatore e storico tastierista dei Nomadi, raccontano meglio di qualsiasi altra cosa il rapporto speciale che per oltre sessant’anni ha legato il gruppo al cantautore emiliano. Un legame artistico e umano che ha attraversato intere generazioni, dando vita a una delle collaborazioni più importanti della musica italiana.

“Se i Nomadi sono ancora qui e io ora ne sto parlando è grazie alle sue canzoni”, ha dichiarato Beppe Carletti all’ANSA, ribadendo più volte la sua gratitudine verso l’amico di sempre. La storia comincia nel 1966, quando i Nomad, nella formazione che vedeva anche l’indimenticabile Augusto Daolio alla voce, incontrano un giovane Francesco Guccini. Da quel sodalizio nascono canzoni destinate a entrare nella storia, prima fra tutte “Dio è morto”, autentico manifesto di un’epoca e ancora oggi uno dei brani simbolo del repertorio della band. Ma quella collaborazione non si è mai interrotta. Anche nel 2023, in occasione del sessantesimo anniversario dei Nomadi e dell’uscita dell’album di inediti “Cartoline da qui”, Guccini ha voluto essere presente firmando i testi della prima e dell’ultima traccia del disco, “Noi in musica” e “Musica in noi”, affidate alla voce recitante di Neri Marcorè. Un gesto dal forte valore simbolico, quasi ad aprire e chiudere un racconto lungo oltre mezzo secolo. “Penso che non ci siano mai state collaborazioni come quella tra i Nomadi e Guccini. È difficile parlare di Francesco, parlano le sue canzoni. I Nomadi hanno avuto la fortuna di incontrare sulla loro strada un poeta così. Ha dato tanto come cantautore. Di Guccini bisogna dire che è unico, non ne vedo di simili, perché di persone così ne nasce una ogni tanto”, aggiunge Carletti.

A livello discografico la collaborazione tra Nomadi è Guccini è molto ricca. I brani di Francesco Guccini costituiscono l’ossatura dei primi due album del gruppo di Novellara, ovvero “Per quanto noi non ci saremo” (1967) e “I Nomadi” (1968). I Nomadi poi omaggeranno Guccini anche nell’album “I Nomadi interpretano Guccini” (1974), mentre è considerato come uno dei migliori dischi dal vivo italiani “Album Concerto” (1979), resoconto di una mini tournee tra Francesco Guccini e i Nomadi, immortalata anche in un film per la regia di Silvano Agosti. L’amicizia tra Guccini, Beppe Carletti e Augusto Daolio non è mai venuta meno. Beppe Carletti per esempio suona nel primo singolo di Francesco Guccini “Un altro giorno è andato”, mentre i Nomadi al completo sono ospiti del memorabile concerto in piazza Maggiore a Bologna immortalato nel film e disco dal vivo “Tra la via Emilia e il West” (1984). Ancora più curiosa la vicenda di “Auschwitz”. E’ uno dei brani che non manca mai nei concerti dei Nomadi, ma paradossalmente il gruppo non l’ha mai incisa in un album in studio. La band iniziò a suonarla negli anni ’80 e piano piano e diventata un evergreen. La canzone esce ufficialmente la prima volta in un disco dei Nomadi solo nel live “Ma che film la vita” (1992).

Tra le ultime testimonianze pubbliche di questo rapporto resta anche il documentario Rai Documentari “Nomade che non sono altro”, trasmesso per la prima volta su Rai 2 il 5 gennaio 2024 (e poi replicato in tante occasioni, oltre a essere sempre disponibile su RaiPlay). Il film ripercorre oltre sessant’anni di storia della band attraverso il racconto di Beppe Carletti e le immagini d’archivio Rai, arricchito dalle testimonianze di tanti amici e protagonisti della musica italiana. Tra queste spicca proprio quella di Francesco Guccini, che accettò di raccontare il lungo percorso condiviso con i Nomadi, ripercorrendo un sodalizio iniziato nel 1966 e destinato a diventare una delle pagine più importanti della canzone d’autore italiana. Il documentario raccoglie inoltre gli interventi di Luciano Ligabue, Caterina Caselli, Pino Strabioli e tanti altri. L’ultimo abbraccio artistico sul palco tra Guccini e Carletti risale invece al Concerto per l’Emilia, nato per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto del 2012. In quella serata Beppe Carletti tornò sul palco accanto a Guccini per interpretare “Per fare un uomo” insieme a Caterina Caselli. Sarebbe stata l’ultima esibizione dal vivo condivisa dai due amici. A ricordare quel momento è anche Elena Carletti, figlia di Beppe e consigliera della Regione Emilia-Romagna. “In questo incontro c’è stato il primo seme di quello che fu il Concerto per l’Emilia, ferita dal sisma del 2012. E fu l’ultima volta che mio padre salì sul palco con Guccini per interpretare dal vivo ‘Per fare un uomo’ insieme a Caterina Caselli”. Per Elena Carletti, Guccini è stato parte integrante della storia della sua famiglia. “Francesco Guccini per mio padre, per i Nomadi, per tutta la mia famiglia è stato un pezzo di vita. Nel suo, nel loro repertorio siamo cresciuti, abbiamo conosciuto la poesia in musica, le parole che entrano e si fanno coscienza. La notizia della sua morte squarcia il cielo. Ma non è un vuoto. Si spalanca ancora più forte una pienezza di arte, di letteratura, di poesia, di sapere che sapremo custodire e far vivere ancora. Grazie Francesco”.