L’Italia continua a stringersi nel ricordo di Francesco Guccini. A un giorno dalla scomparsa del cantautore, avvenuta all’età di 86 anni, si moltiplicano le iniziative istituzionali e spontanee per rendere omaggio a una delle figure più importanti della musica e della cultura italiana. Tra lutti cittadini, tributi musicali, messaggi del mondo della politica e migliaia di fan che continuano a lasciare fiori e biglietti davanti alla sua storica abitazione di via Paolo Fabbri a Bologna, il Paese si prepara a salutare il “Maestrone” nel rispetto della sua volontà e di quella della famiglia.

La giornata di sabato 8 agosto sarà di lutto cittadino a Bologna, la città che Guccini aveva scelto come casa fin dai ventun anni e dove ha composto alcune delle sue pagine più celebri. Per l’intera giornata le bandiere degli edifici pubblici saranno esposte a mezz’asta, mentre il Comune ha già annunciato che nel mese di settembre sarà organizzata una cerimonia pubblica di commemorazione aperta ai cittadini. Lutto cittadino anche a Modena, città natale del cantautore, mentre una scelta diversa è stata compiuta dal Comune di Sambuca Pistoiese, di cui fa parte Pavana, il piccolo borgo dell’Appennino tosco-emiliano dove Guccini ha vissuto gli ultimi anni e dove si è spento. Qui i funerali, in programma sabato 8 agosto, si svolgeranno in forma strettamente privata, come espressamente richiesto dalla famiglia. Proprio per rispettare questo desiderio, l’amministrazione comunale ha deciso di non proclamare il lutto cittadino. «Non è certo per scarsa attenzione nei confronti di Francesco Guccini. Anzi, è esattamente il contrario: è la massima attenzione verso il desiderio della famiglia», ha spiegato il sindaco Marco Breschi, sottolineando come il silenzio e la discrezione rappresentino il tributo più autentico per un uomo profondamente legato a quel territorio.

Nel frattempo continuano gli omaggi spontanei. In via Paolo Fabbri 43, davanti alla storica abitazione bolognese dell’artista, prosegue senza sosta il pellegrinaggio di fan, amici e semplici cittadini. Fiori, lettere, girasoli e messaggi d’affetto si accumulano davanti al portone, mentre nelle ore successive alla notizia della morte centinaia di persone si sono ritrovate per cantare insieme alcuni dei suoi brani più amati, da “Canzone per un’amica” ad “Autogrill”. Anche oggi qualcuno ha fatto risuonare “Farewell” da un’autoradio, trasformando la strada in un luogo di raccoglimento e memoria. La musica continua a essere il linguaggio privilegiato con cui ricordare Guccini. I Nomadi, il gruppo che più di ogni altro ha condiviso con lui una parte fondamentale della propria storia artistica, hanno dedicato il concerto di Pietrabbondante, in Molise, al cantautore. Sul palco campeggiava la scritta “Ciao Francesco”, mentre in scaletta non sono mancate “Dio è morto” e “Canzone per un’amica”. «Era un grande, il più grande», ha dichiarato Beppe Carletti, «Mi fa stare male sapere che non c’è più. Per noi era un amico e un grande poeta. Abbiamo avuto la fortuna di incrociarci ed è stato bellissimo». Anche Jovanotti ha voluto rendere omaggio al cantautore. Durante le prove del suo spettacolo a Olbia ha riunito sul palco musicisti, tecnici e lavoratori del tour per eseguire “Il vecchio e il bambino”, in un momento di raccoglimento dedicato a quello che ha definito il “Maestrone”. Il ricordo di Guccini è arrivato anche nelle istituzioni. Nell’Aula del Senato il presidente Ignazio La Russa ha espresso la partecipazione dell’assemblea alla scomparsa dell’artista, ricordando come abbia accompagnato con la sua musica intere generazioni. «Pur non condividendo alcune sue idee politiche, ho sempre apprezzato la sua musica, il suo coinvolgimento e la sua linearità», ha affermato. Tra i messaggi istituzionali è arrivato anche quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ricordato il profondo legame personale con la musica del cantautore, pur riconoscendo le profonde distanze politiche che li hanno divisi negli ultimi anni. «Francesco Guccini ha interpretato inquietudini e ideali di generazioni di italiani. Ho amato profondamente la sua musica e le sue canzoni. Conosco a memoria molti dei suoi testi», ha scritto la premier, citando in particolare “Cirano” e “Cristoforo Colombo” tra le composizioni che hanno contribuito alla sua formazione ideale. «Continuerò a cantare le sue canzoni, nonostante probabilmente non ne sarebbe contento», ha aggiunto, sottolineando come la libertà di ascoltare e apprezzare un artista, al di là delle differenze politiche, rappresenti per lei un valore irrinunciabile.

Dal mondo della cultura è arrivato anche il tributo dell’Accademia della Crusca, che ha voluto sottolineare il valore della lingua di Guccini. Attraverso le parole del linguista Lorenzo Coveri, l’istituzione ha ricordato come il cantautore sia stato «prima di tutto un cantastorie», capace di fondere tradizione popolare, memoria, dialetto e modelli letterari in una scrittura che ha segnato profondamente la canzone d’autore italiana. Tra i ricordi più personali c’è quello dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha raccontato l’ultimo incontro avvenuto circa venti giorni fa nella casa di Pavana. «L’avevo visto molto affaticato. Mi aveva anche detto che era stanco di vivere», ha confidato, ricordando una lunga conversazione dedicata ai ricordi d’infanzia, all’Appennino tanto amato, ai libri ai quali Guccini stava ancora lavorando e alle sue preoccupazioni per il presente. Numerosi anche i messaggi delle istituzioni. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito Guccini «uno dei maggiori interpreti della canzone d’autore italiana» e un patrimonio nazionale destinato a rimanere «al di là di qualsiasi strumentalizzazione politica». Parole che si aggiungono ai tanti attestati di stima giunti in queste ore da ogni parte del mondo della musica, della cultura e della politica.