C’è chi misura una vita in anni e chi la misura in chilometri percorsi, palchi calcati, mani strette e persone incontrate. Se c’è un artista italiano che può raccontare la propria storia attraverso migliaia di concerti e oltre 60 anni di musica, quello è Beppe Carletti. Il fondatore e tastierista dei Nomadi compie 80 anni il 12 agosto 2026, con una carriera che coincide con una parte importante della storia della musica italiana e con una fedeltà mai venuta meno ai valori che hanno accompagnato il suo percorso: la passione, il rispetto del pubblico, la solidarietà e la convinzione che il successo non sia un traguardo da inseguire, ma la conseguenza naturale di una vita vissuta facendo ciò che si ama.

Nato a Novi di Modena il 12 agosto 1946, Carletti ha attraversato oltre sei decenni di musica senza perdere lo spirito degli inizi. La sua storia comincia presto, con la fisarmonica e con la nascita nel 1961 dei Monelli, esperienza che porterà prima ai 6 Nomadi e poi, nel 1963, alla fondazione dei Nomadi insieme ad Augusto Daolio. Da allora la sua vita è indissolubilmente legata a quella della band, diventata una delle formazioni più longeve della musica internazionale. “Suonare quasi ogni sera in un posto diverso non è un mestiere ma la mia vita. Se non fossimo sempre in movimento che Nomadi saremmo?”, ha raccontato Carletti in un’intervista a Giorgiana Cristalli dell’Ansa in occasione del suo 80° compleanno. E proprio la longevità dei Nomadi rappresenta uno dei tratti più straordinari della sua storia: “Il gruppo ha 63 anni e gode di ottima salute. Siamo la band più longeva in Italia e la seconda nel mondo” (dopo i Rolling Stones), ha sottolineato, ricordando come negli ultimi anni il pubblico abbia continuato a riempire i concerti con un entusiasmo che non accenna a diminuire. Carletti guarda al futuro con la stessa curiosità con cui ha affrontato ogni stagione della sua carriera. Tra i sogni ancora nel cassetto, come ha rivelato, c’è quello di una fiction dedicata alla storia dei Nomadi e soprattutto al suo incontro con Augusto Daolio. Un altro desiderio è tornare sul palco del Festival di Sanremo per celebrare il record di longevità della band. Non obiettivi da raggiungere a tutti i costi, però, ma possibilità da accogliere con lo stesso spirito che lo ha sempre contraddistinto. “Non ho mai pensato al successo come a un obiettivo. Volevo semplicemente divertirmi e vivere facendo ciò che amo”, ha ricordato Carletti, sintetizzando in una frase una filosofia diventata negli anni una vera cifra personale. Antidivo per eccellenza, ha sempre mantenuto un rapporto diretto con il pubblico, costruito non soltanto sulle canzoni, ma anche sulla condivisione di valori, sulla genuinità e sulla sostanza, lontano dalla ricerca dell’apparenza.

La musica, nel suo percorso, è andata di pari passo con l’impegno civile e sociale. Profondamente legato alla sua Emilia, nel 2012 Carletti ha ideato e promosso il Concerto per l’Emilia, organizzato dopo il terremoto che colpì la regione. Quarantamila persone parteciparono all’evento e, grazie alla generosità del pubblico, furono raccolti quasi 1,2 milioni di euro destinati alla ricostruzione di reparti ospedalieri di Carpi e Mirandola. Nel corso degli anni ha inoltre partecipato a missioni nelle aree più fragili del mondo e sostenuto numerose cause sociali, ricevendo il Premio Artisti per la Pace, la Medaglia d’oro di Cavaliere dell’Infanzia e, nel 2005, l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica conferitagli dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Il suo percorso lo ha portato a incontrare personalità che hanno segnato la storia del nostro tempo: da Papa Giovanni Paolo II al Dalai Lama, da Yasser Arafat a Federico Fellini. «Io, piccolo uomo, ho avuto la possibilità di stringere la mano a personaggi molto importanti. La musica spalanca le porte e parla all’anima delle persone», ha raccontato all’Ansa. Ma tra i ricordi più preziosi restano quelli legati alla quotidianità e al rapporto con i fan. Nel suo ufficio, ha raccontato, sono ancora custoditi disegni e ritratti di Augusto Daolio, insieme ai tanti doni ricevuti nel corso degli anni. Il legame con Daolio rimane infatti uno dei fili più profondi della storia dei Nomadi. La sua presenza continua a vivere nella memoria della band e nelle canzoni. “Quello che siamo oggi è il frutto di tutti gli artisti che hanno militato nei Nomadi. Tutti hanno contribuito a questa storia”, ha spiegato Carletti all’Ansa, sottolineando come anche chi non c’è più continui a far parte dello spirito del gruppo. A questa storia appartiene naturalmente anche Francesco Guccini, autore di alcuni dei brani più importanti del repertorio dei Nomadi e figura rimasta profondamente legata al percorso artistico e umano di Carletti. La recente scomparsa del cantautore, insieme a quella di don Antonio Mazzi, ha lasciato un dolore particolare. Nei concerti dei Nomadi continua a risuonare la musica di Guccini. “Iniziamo i nostri concerti con “Noi non ci saremo”, una delle tante canzoni scritte da Guccini per i Nomadi, e alla fine del pezzo appare la foto di Francesco”, ha raccontato Carletti all’Ansa. In scaletta continuano a esserci anche «Auschwitz», «Dio è morto» e «Canzone per un’amica», brani che hanno superato il tempo e le generazioni.

Nel suo percorso Carletti ha coltivato anche un’attività personale come compositore di musica strumentale, autore di colonne sonore e scrittore, mostrando un volto più intimo della propria sensibilità artistica. Ma è soprattutto sul palco, insieme ai Nomadi, che la sua identità trova la sua espressione più autentica. «La musica fa invecchiare bene. Credo che sia la medicina migliore», ha detto ancora all’Ansa. Una frase che sembra racchiudere perfettamente il senso di questi ottant’anni. Non soltanto un anniversario, dunque, ma una tappa di un viaggio ancora in movimento. Perché Beppe Carletti continua a salire sul palco con l’entusiasmo di quando era ragazzo, portando con sé le persone incontrate, gli amici perduti, le canzoni, le battaglie, i ricordi e soprattutto una storia collettiva che non ha mai smesso di appartenere al pubblico. Ottant’anni dopo la nascita a Novi di Modena, Carletti resta così una figura unica della musica italiana: un artista che ha saputo attraversare le epoche senza farsi cambiare dal tempo, trasformando la longevità in una forma di coerenza. E mentre i Nomadi continuano il loro cammino, il loro fondatore sembra avere ancora una volta ragione: essere Nomadi significa soprattutto non fermarsi.