Con un’anima piacevolmente rock e la valigia sempre pronta, Marta Manduca è uno dei volti emergenti della tv e della musica italiana che sta conquistando il pubblico una scena e una nota alla volta. Diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia, l’attrice e cantautrice lucana, classe 1994, unisce un talento versatile a un respiro cosmopolita, forte di un bilinguismo impeccabile e di una storia vissuta a ritmo di musica tra i club di Londra e i locali di Matera e della Capitale. Un’energia travolgente che l’ha portata nel cuore delle produzioni più seguite del momento: dai ruoli in Don Matteo 15 e Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, fino a Guerrieri – La regola dell’equilibrio, A Testa Alta e al film Netflix La vita che volevamo. Ma guai a definirla soltanto un’attrice: con una laurea magistrale in lingue e la chitarra al seguito, Marta compone i suoi brani tra italiano e inglese, portando nell’arte quell’autenticità rara di chi mantiene solide le proprie radici mentre guarda dritta al resto del mondo. O, forse, alla sua amata Inghilterra.

Come è nata la tua passione per la musica? “Mio padre, da buon napoletano, mi ha trasmesso la passione per la chitarra. Sin da bambina, mentre lui suonava, cantavo le sigle dei cartoni animati di Cristina D’Avena. Poi, alle medie, ho studiato chitarra classica e solfeggio, mentre ai tempi del liceo ho iniziato ad avere le mie prime rock band. Scrivevo, cantavo e ascoltavo canzoni inglesi, ricevendo anche lezioni private da un’insegnante madrelingua, perché volevo acquisire una pronuncia ottimale per trasferirmi a fare musica in Inghilterra”. Perché proprio lì? “Sono da sempre legatissima al rock inglese anni ’70 e per questo la lingua inglese è molto vicina alla mia idea di musica. La mia band preferita sono i Led Zeppelin. Li ammiro per la loro capacità di spaziare e sperimentare nella musica, proponendo vari generi: ballate, rock classico, rock’n’roll, heavy metal. In quell’epoca gli artisti si sentivano molto più liberi di spaziare, mentre oggi si cerca di rimanere dentro l’etichetta del genere e si è ossessionati dalla coerenza stilistica. Sono stata diverse volte in Inghilterra e a 18 anni ho fatto anche un tour estivo a Londra”. Che tipo di esperienza è stata esibirti all’estero? “Il mio primo concerto è stato in un pub storico della capitale, il 12 Bar, dove avevano suonato tanti artisti famosi ed ero già stata in passato in cerca di musicisti. La mia ultima band, che si chiamava The Shore, era un quartetto classico composto da chitarra, voce, basso e batteria. Abbiamo fatto sei date nei locali della città. È stata un’esperienza nuova cantare in una lingua straniera con la consapevolezza che, a differenza di quanto accadeva in Italia, il pubblico avrebbe capito esattamente tutto ciò che avrei detto. Ma la cosa più bella è stata sentire il grande rispetto che gli inglesi nutrono verso gli inediti e verso i giovani cantanti che si mettono in gioco senza limitarsi a fare cover”.

Com’è stato poi passare all’italiano? “Sono tornata in Italia per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia, dove ho avuto come insegnante di canto Ciro Caravano dei Neri per Caso, e per studiare Lingue, in cui mi sono laureata alla triennale alla Sapienza e alla magistrale a Roma Tre. Non volevo rinunciare alla musica e quindi ho cominciato a scrivere in italiano. All’inizio ho fatto fatica perché ormai mi veniva naturale pensare strofe e ritornelli in inglese e si tratta di due lingue molto diverse anche solo per la lunghezza delle parole. È come se avessi dovuto reimparare a scrivere un testo perché in inglese con poche parole puoi comunicare molto di più”. Quali sono i tuoi obiettivi musicali? “Ad oggi ho già fatto qualche canzone e mi piacerebbe pubblicare un EP o un album in italiano entro l’inizio del 2027. Dopo le prime esperienze con Angelo Brillante, che nasce come chitarrista e durante un contest musicale rimase subito colpito dal mio inedito ‘Come si fa’, il mio attuale produttore è Valter Sacripanti, che ha suonato con Nek e ha collaborato anche con Simone Cristicchi, Loredana Bertè e Ivan Graziani. Devo soltanto trovare un’etichetta discografica indipendenti che rispecchi la mia musica. Ciò che faccio non è mainstream ma è molto personale e autoriale. Con le mie canzoni non vado dove va il mercato musicale ma cerco di raccontare il mio mondo”. Andiamo con ordine, che canzone è ‘Come si fa’? “Diciamo, prima di tutto, che si tratta di un pezzo che avevo in cantiere già da parecchio dal momento che è di circa sette anni fa. È nato dalla fine di una relazione molto importante e parla di quel momento in cui ti sembra di non avere più niente da dare a persone nuove e ti sembra di non sapere più come si fa ad amare. Di fronte a un testo che parlava di una situazione triste ho voluto giocare sul contrasto con una melodia allegra e musicale che potesse prestarsi addirittura a un balletto nel videoclip.

Dove lo avete girato? “Alla Bottega degli Artisti, in zona Ottaviano. Per fortuna ho tante amiche e amici che si sono prestati a darmi una mano. Tra questi, in particolare, ci tengo a ringraziare il regista Valerio Di Lorenzo, la ballerina e coreografa Laura Lapolla, la direttrice della fotografia Paola Labianca e, per un racconto inedito e originale dei momenti del backstage, Giada Ciliberto”. Com’è stato avere la possibilità di cantare un inedito su Rai 1 durante la serie tv ‘Guerrieri – La regola dell’equilibrio’ con Alessandro Gassmann andata in onda lo scorso marzo? “È venuto quasi spontaneo perché nella serie interpretavo proprio la cantante di una band. Mi è sembrato di tornare bambina, quando all’età di 6 anni in un misto di identificazione e ispirazione rimanevo estasiata da Rossana, la protagonista di un anime giapponese che faceva sia la cantante che l’attrice. Detto questo, il brano si chiama ‘Così facile’ ed è la canzone più allegra che abbia mai scritto fino ad ora. Si tratta di una ballata che parla di un amore che nasce. È stato bello sia ricevere i complimenti da parte di Gassmann, che si è informato sul mio percorso artistico, sia girare la scena con musicisti veri che sono arrivati sul set appositamente per suonare la mia canzone dopo averla studiata attentamente. Inoltre, trattandosi di una scena di festa, ho potuto cantare davanti a un pubblico stracolmo di comparse”.

E gli altri inediti? “Nei prossimi mesi usciranno sicuramente ‘La più grande bugia’, una ballata molto intima di cui ho appena girato il videoclip, e ‘Sparire per davvero’, che rispecchia di più la mia anima rock”. In Italia ci sono modelli a cui ti ispiri? “Attualmente il mio più grande riferimento italiano è Lucio Corsi, in cui ritrovo la mia idea di scrittura, di racconto e di musica. Adoro anche come tiene il palco e rivedo in lui le mie stesse influenze musicali: dal rock al blues, passando per il cantautorato italiano. Mi piacciono tanto anche Fabrizio De André e Lucio Battisti”. Cosa rappresenta per te la musica? “Nella mia vita ci sono solo tre situazioni in cui tutti i problemi e tutte le preoccupazioni del mondo scompaiono e riesco a vivere pienamente il momento come se il tempo si fermasse: quando canto, quando recito e quando studio. Mentre compio queste attività sento di assolvere a uno scopo più grande rispetto a tutto ciò che quotidianamente ci distrae e ci crea ansia. Inoltre, se quando recito devo interpretare una parte che mi viene imposta da altri, la musica mi permette di esprimere esattamente ciò che penso e scrivo, facendo uscire la parte di me più profonda, creativa e personale, che non sempre può venir fuori quando il mio lavoro è al servizio di un regista o di uno sceneggiatore”.
