Mogol: Il mio canto libero da 90 anni

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mozioni, novant’anni dopo

Novant’anni e non sentirli. Giulio Rapetti Mogol festeggia il traguardo del 17 agosto con il prestigio di chi non ha soltanto attraversato la storia della musica italiana, ma ha contribuito a scriverne alcune delle pagine più importanti. Le sue canzoni, o meglio le sue parole, continuano a essere cantate da generazioni diverse, segno di una straordinaria capacità di raccontare emozioni universali senza mai perdere immediatezza e autenticità.

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Nato a Milano nel 1936, figlio di Mariano Rapetti, storico dirigente della Ricordi e autore di canzoni con lo pseudonimo Calibi, Mogol sembrava destinato al mondo della musica. Eppure il suo percorso non fu così scontato. Da ragazzo non mostrava particolare interesse per lo studio musicale e, come lui stesso ha raccontato, veniva considerato tutt’altro che portato per il canto. Fu quasi per caso che iniziò a scrivere testi, scoprendo un talento destinato a lasciare un’impronta profonda nella cultura popolare italiana. Dopo i primi successi nei primi anni Sessanta, da “Al di là” a “Una lacrima sul viso”, arrivò l’incontro che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e quella della canzone italiana: quello con Lucio Battisti. Il sodalizio artistico tra i due divenne uno dei più celebri e fecondi della musica europea. Insieme diedero vita a brani entrati nell’immaginario collettivo come 29 settembre, Acqua azzurra, acqua chiara, Pensieri e parole, Emozioni, Il mio canto libero, Ancora tu, Sì, viaggiare e Con il nastro rosa. Canzoni che hanno raccontato l’amore, la libertà, il desiderio, i dubbi e le trasformazioni di un Paese intero, contribuendo a modernizzare il linguaggio della musica leggera italiana. La fine della collaborazione con Battisti, all’inizio degli anni Ottanta, non segnò però la fine della sua stagione creativa. Mogol continuò a firmare successi per artisti come Riccardo Cocciante, Adriano Celentano, Gianni Bella, Mango, Gianni Morandi ed Eros Ramazzotti, confermando una versatilità rara e la capacità di dialogare con epoche e interpreti molto diversi tra loro. La sua firma è rimasta sinonimo di una scrittura capace di essere popolare senza essere banale, semplice senza rinunciare alla profondità.

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Mario Lavezzi e Mogol

Accanto all’attività di autore, Mogol ha affiancato un forte impegno civile e culturale. È stato tra i fondatori della Nazionale Cantanti, nata per sostenere iniziative benefiche, ha guidato la Siae come presidente e, soprattutto, ha investito energie nella formazione dei giovani. Dal 1992 dirige infatti il Cet, il Centro Europeo di Toscolano, in Umbria, una realtà che ha contribuito alla crescita di centinaia di autori, compositori e interpreti. In un’epoca in cui la musica corre veloce e cambia continuamente linguaggi e strumenti, l’eredità di Mogol resta sorprendentemente attuale. Le sue parole continuano a essere tramandate, reinterpretate e riscoperte perché parlano direttamente alle persone. Forse è questo il segreto della sua longevità artistica: aver saputo trasformare sentimenti privati in patrimonio collettivo. A novant’anni, Mogol non rappresenta soltanto un protagonista della musica italiana. È uno degli autori che meglio hanno raccontato il Paese, i suoi cambiamenti e le sue emozioni. E se milioni di persone continuano a riconoscersi nei suoi versi, è perché quel “canto libero” iniziato più di sessant’anni fa non ha mai smesso davvero di accompagnarci. “Ci sono poeti che sanno plasmare le emozioni, dare loro ritmo, suono e consistenza. Verseggiatori che raccontano stati d’animo senza tempo e li offrono all’interpretazione dei grandi maestri del bel canto italiano. Così è Giulio Rapetti, il nostro raro, unico Mogol, al quale siamo grati per la sua superba lezione sui differenti modi di vivere e respirare da uomini e donne liberi”. Lo dichiara in una nota il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “I miei più affettuosi auguri al Maestro Mogol, dunque, nel giorno del suo novantesimo compleanno”.