Pasquale Cataldi – Maybe (Filibusta Records FR 2608)

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L’uomo sulla copertina dell’album nel disegno di Marta Kai potrebbe riprendere il suo cammino: potrebbe anche prendere decisioni diverse, a secondo gli impulsi che sente ed i desideri che albergano nel suo cuore. Potrebbe … ed allo stesso modo Pasquale Cataldi potrebbe accontentarsi di questo suo esordio discografico o pure potrebbe considerare Maybe un punto di partenza, anche se la montagna della vita lo costringe a salire, ma deve usare il passo giusto… sennò il fiato finisce! Il dubbio lo potete dipanare con il semplice gesto di togliere il cellophane dal cd ed aprirlo, concentrandosi sul booklet, mentre ovviamente il vostro lettore vi sta cominciando a proporre il primo brano So Catchy: ma è vero che nel booklet lo stesso omino della copertina ha già raggiunto la cima? Si intravede sul suo viso una specie di sorriso o ce la immaginiamo noi, consci della fatica che ha fatto nel scalare la montagna? Gli 8 brani di questo disco edito dalla romana Filibusta Records si fanno apprezzare per l’alchimia raggiunta dai ben 8 musicisti coinvolti nella registrazione (anche se poi dal vivo Cataldi si esibisce in un quartetto): lode dunque al batterista Pasquale Cataldi in compagnia di Filippo Molicone tromba, Lorenzo Corsi flauto, Marco Bonelli curved sax soprano, Michele Campo violino, Jack De Carolis chitarra elettrica, Giuseppe Sacchi piano e synthesizer, Andrea Pochesce, contrabbasso e basso elettrico. Jazz tradizionale e swing sono l’humus su cui Maybe si sviluppa ed è palpabile che per Pasquale Cataldi il riferimento fondamentale è Thelonious Monk, così come c’è un amore viscerale per il Miles Davis di fine anni ’60, quelli dei seminali album Nefertiti e Miles Smiles: la già citata So Catchy e la robusta 2012 (riferita all’anno in cui ha cominciato a suonare professionalmente), potrebbe veramente esser spacciati per provini o alternative version di Miles, non incluse in quei due album. Ma per il batterista non c’è solo nostalgia per i bei tempi andati, perché in Maybe si sente il suo amore per la black music trigenerazionale, così come è vibrante un certo rifarsi al monumentale Brad Mehldau e financo ai Radiohead: altri brani di Maybe invece ci convincono che Cataldi ha un orecchio attento ai nuovi rivoli che corrono nel jazz attuale, con in primis la produzione di Nate Wood e Kurt Rosenwinkel, anche senza far entrare troppo bebop negli altri brani composti! Per queste sensazioni che ho provato, non concordo molto con le critiche arrivate per Maybe, forse troppo velocemente recensito come un progetto jazz fusion..

Tracklist di questo disco: So Catchy 5:00, Places 6:27, Sorry 4:04, Maybe 5:06, The Jet 3:45, 2012 4:27, Like 03:27, Corde 5:48.