Se c’è una cosa di cui il cinema non aveva esattamente bisogno era l’ennesimo biopic musicale patinato, dove la band litiga a metà secondo atto per poi riappacificarsi in un finale trionfale. Ma quello che Sam Mendes e la Sony stanno mettendo in piedi per il 2027 non è un semplice film: è un’operazione a cuore aperto sulla storia della musica pop. La formula non s’era mai vista prima. Invece di condensare un decennio di follia in due ore stracolme di cliché, Mendes girerà quattro distinti lungometraggi interconnessi, ognuno raccontato dal punto di vista di uno dei Fab Four: John, Paul, George e Ringo. Le quattro pellicole usciranno nel corso dello stesso anno, creando un vero e proprio “evento incrociato” al cinema. Le premesse produttive rendono la scommessa ancora più vertiginosa, a partire da un cast che mette insieme il meglio della nuova leva britannica e irlandese: Harris Dickinson sarà John Lennon, Paul Mescal vestirà i panni di Paul McCartney, Joseph Quinn interpreterà George Harrison e Barry Keoghan sarà Ringo Starr. Con l’accesso illimitato all’intero catalogo musicale concesso da Apple Corps e dai familiari dei quattro, la vera sfida si sposta interamente sul piano di regia e di logistica. Non si tratta infatti di girare un film e poi montarlo in quattro modi diversi, ma di orchestrare un set in cui le stesse identiche scene — dalle sessioni di incisione ad Abbey Road fino all’iconico concerto sul tetto della Apple — dovranno essere girate quattro volte consecutive, cambiando radicalmente inquadratura, luci e percezione emotiva a seconda di chi sta vivendo quel momento. Gli attori si troveranno a saltare da una sequenza del 1962 a una del 1969 nello stesso giorno di riprese, obbligando la produzione a un lavoro sulla continuità prospettica e sui registri visivi senza precedenti: l’inquietudine spigolosa di Lennon, la naturalezza melodica di McCartney, la ricerca spirituale di Harrison e lo sguardo ironico di Starr dovranno tradursi in quattro stili di regia completamente distinti. La vera scommessa di Mendes si giocherà sul filo del montaggio, trasformando la tentazione della semplice nostalgia in un’esperienza cinematografica a quattro dimensioni.
