In lotta contro gli stereotipi del rock, da tre lustri gli Astrolabio portano avanti un’idea di rock progressivo privo di sovrastrutture predisposte, giocano sullo scacchiere musicale spostando le pedine apparentemente senza regole, tuttavia edificano qualcosa di unico. Amano chiamarlo rock degressivo, ma è più un gioco che la verità. Ma chi possiede la verità?
Siete stati fermi un bel po’. Cosa è successo in questi anni? E cosa vi ha spinto a ritornare a suonare? In questi quasi dieci anni, che ci separano dal precedente album, non siamo stati con le mani in mano! Infatti, ognuno di noi si è investito in progetti personali e/o paralleli, talvolta anche coinvolgendo altri membri della band. Qualche Astrolabio ha pubblicato libri, altri hanno dato vita a divertenti stagioni musicali in formazioni differenti. Ma gli Astrolabio non se ne sono mai andati! Quando, un paio di anni fa ci è sembrato tempo di riprendere il discorso da dove lo avevamo lasciato, lo abbiamo fatto scegliendo anche di operare delle modifiche sostanziali alla formazione. L’amico Massimo Babbi ha lasciato temporaneamente il gruppo, e abbiamo quindi lungamente considerato la possibilità di sostituirlo con un altro tastierista. Così però non è avvenuto poiché, in primo luogo le affinità che ci legavano col dimissionario erano davvero insostituibili, e inoltre eravamo fermamente convinti che la descrizione del contesto messo in scena nell’album, richiamasse con forza la necessità di un sound più duro, più tagliente e Rock rispetto al passato. Dall’unione di queste considerazioni è quindi nata la scelta di inserire nella formazione una seconda chitarra, identificata nel nuovo Astrolabio, Paolo Giberti, amico di lunga data, che aveva le caratteristiche stilistiche e personali più adeguate. Il resto della band è costituito dai membri originari: Michele Antonelli (voce, chitarra, flauto traverso); Alessandro Pontone (batteria); e Paolo Iemmi (basso, voce e cori).
I brani del nuovo disco in che arco di tempo sono stati scritti? E da cosa avete preso ispirazione per i testi? Quasi tutti i pezzi sono stati composti entro l’anno e mezzo che precede le sessioni di registrazioni dell’album, ad eccezione di un paio di essi, i cui germi erano già stati abbozzati molto tempo prima e che, conclusi ed arrangiati sono andati a completare le tracklist del disco.
Senza troppe pretese di spacciare verità-in-tasca, o eccedere in antipatici atteggiamenti saccenti, da sempre gli Astrolabio sentono come proprio il dovere, dal loro piccolo giardino, di esprimere un modesto punto di vista critico attorno alla situazione sociale e, ancor più culturale, nella quale tutti ci troviamo immersi. Una realtà che potremmo definire come un contesto liquido anestetizzante, nel quale l’individuo contemporaneo, colmato di beni di nessuna necessità reale, ormai non ha neppure il minimo interesse nel dibattersi, crogiolandosi piuttosto nel suo prefabbricato benessere. Gli Astrolabio non hanno alcuna aspettativa di cambiare il mondo… Tuttavia, non cogliere l’occasione di esprimere il nostro punto di vista ci sarebbe parso delittuoso.
Pensi che il vostro stile sia mutato in questi anni o avete ripreso esattamente da dove vi eravate fermati? Agli Astrolabio, oggi come ieri, piace pensare alla loro musica come se fosse un grande frullatore Rock, entro il quale confluiscono, si disintegrano per poi mescolarsi insieme, tutti gli ascolti musicali del gruppo, che vanno davvero a 360°. Questo approccio ci consente di utilizzare la nostra musica per esprimere nel modo più libero possibile i vari temi che via via abbiamo voglia di affrontare, così come le nostre sensazioni/emozioni del momento. Ogni genere musicale non è dunque un mero contenitore, con i suoi limiti, ma diviene uno strumento utile al perseguimento dello scopo e al sevizio degli Astrolabio, che piluccano qua e là come se si trovassero in un immenso Giardino dell’Eden-Rock. Nel disco, l’Hard Rock descrive i momenti più polemici trattati; la Psichedelia, le parti oniriche o riflessive; il Progressive diviene il linguaggio più efficace per raccontare le complessità dell’attualità sociale. In un mondo che mostra sempre più chiusure, agli Astrolabio piace ancora l’idea di contaminazione; di riuscire a parlare più linguaggi possibili, tentando di non lasciare nessuno escluso. In tal senso possiamo sicuramente parlare di una nostra evoluzione/maturazione stilistica, pur rivendicando un approccio assolutamente coerente col nostro modus.

Quando parli di pubblicità? È un concetto che estendi a tutto ciò che si muove nell’informazione, quindi la classica spinta promozionale, ma anche sui social. Forse oggi tutto è in qualche modo fatto per essere reclamizzato e venduto? Il disco “Una volta qui era tutta campagna pubblicitaria”, che conclude idealmente la nostra “Trilogia della Comunicazione, completando il discorso iniziato coi due precedenti lavori, è stato concepito proprio come se fosse un enorme spazio pubblicitario, in cui tutto diviene merce di scambio: dalla democrazia al corpo umano; dalla morale alla religione. Ogni cosa ha un prezzo! Nell’album i brani trovano dunque spazio come a rappresentare ognuno un ideale spot pubblicitario, entro un contesto globale in cui il Mercato è divenuto l’unico vero, incontrastato padrone dell’esistenza degli individui, annichiliti e disumanizzati: da persone a consumatori. E chi non si allinea, è fuori!
Perché fare un disco, fisico o digitale non importa, al giorno d’oggi dove a nessuno sembra interessare che ci sia qualcosa di diverso dai grandi nomi spinti, come da concetto sopra, dalla pubblicità? Perché fare un disco oggi? La risposta al quesito rischia di essere molto meno interessante della domanda. Quindi ce la caveremo con un’altra domanda: perché non farlo, un disco? La verità, in effetti, è che questo dubbio non ci ha mai neppure sfiorati. Semplicemente, forse in modo un po’ infantile, noi pensiamo che le cose vadano fatte indipendentemente da quale che sia la domanda di mercato (per rimanere in tema del concept). Nel fare ciò seguiamo con naturalezza i nostri impulsi, consapevoli anche di non poter esimerci dall’esprimere tutta la nostra gratitudine verso la nostra etichetta: Andromeda Relix. Con essa, collaborazione e affinità è state naturali sin dal primo album degli Astrolabio. Ci siamo sempre sentiti a casa, compresi e supportati in tutte le nostre espressioni creative, senza mai subire la benché minima ingerenza artistica, cosa che comprensibilmente ha una grande importanza nelle esigenze di ogni musicista che si prefigge di realizzare un proprio album. Andromeda Relix ci ha sempre sostenuti in ogni fase con la discrezione e la comprensione che si possono trovare solo in una famiglia, e il suo patron, Gianni Della Cioppa si è sempre comportato con noi come un vero padre: prodigo di consigli, affetto e aiuto nelle fasi di promozione. Questa grande fortuna ci ha sempre garantito di occuparci quasi unicamente di quello che ci piace fare: musica.
Pensate che la musica possa ancora far riflettere o semplicemente piacere a chi la ascolta? O siamo nell’epoca dove dopo 15 secondi la gente ha bisogno di nuovi stimoli e una canzone è solo una perdita di tempo? Anche in questo caso non è facile rispondere. Cercheremo di farlo, premettendo la nostra totale involontarietà di poter apparire snob o arroganti, ma genuinamente convinti rispetto a quello che ci spinge a fare la nostra musica. Del resto, chi ci segue da anni sa bene che gli Astrolabio sono un gruppo davvero poco sensibile alle logiche commerciali, ma dedito unicamente al fare musica e, anzi, spesso fortemente auto-penalizzato dalle scarse competenze promozionali. Ne consegue che, ahimè, anche il volume di diffusione di quello che facciamo rappresenti un tema sul quale non ci siamo mai soffermati troppo. Tuttavia, onde non voler neppure apparire come degli alieni che realizzano un prodotto (!!) che inevitabilmente ha velleità comunicative, non possiamo certo nasconderci dietro a un dito affermando stupidamente di non prendere minimamente in considerazione le possibilità di fruizione della nostra musica. Altrimenti non staremmo neppure rispondendo a queste domande! Dunque, cercheremo di cavarcela con questa sintesi: amiamo comporre e scrivere Rock, che poi proponiamo al mondo tramite i nostri canali o affidandoci alle distribuzioni dell’etichetta. In seguito siamo talmente interessati a rimetterci a suonare e scrivere cose nuove da occuparci pochissimo alle fortune o meno degli album pubblicati. Una volta usciti sono di tutti e apparengono al passato. Ribadendo ancora una volta la volontà di non apparire snob, anche se complimenti e riconoscimenti ci lusingano sinceramente, ci piace affermare che gli Astrolabio fanno musica, non la vendono.
Siete ascoltatori curiosi o vi siete fermati ai tempi della giovinezza e non siete interessati ad altro diverso da ciò che avete amato da ragazzi? Ascoltiamo proprio di tutto, frugando anche nella rete. Tuttavia, per chi ama il Rock, in tutte le sue forme, è difficile evitare di imbattersi in facili malinconie. La musica oggi, salvo pochissime eccezioni, prosegue nel percorrere il suo inesorabile tragitto verso il divenire sempre più bene di consumo per le masse. Sempre più usa e getta, da consumare velocemente e dimenticare. E in quanto tale, ma ancor più di altri prodotti, dato il suo forte impatto comunicativo specialmente per le giovani generazioni, essa diviene pericolosamente appetibile in quanto veicolo per messaggi propagandistici atti ad autoalimentare il sistema dei consumi stesso. Non useremo questa sede per menzionare anche le innumerevoli possibilità in cui (non solo da) oggi la musica viene adoperata in modo criminale come strumento di distrazione. Ci vorrebbe un libro intero per parlarne e si entra nello scivoloso terreno del complottismo. Tuttavia, ci limiteremo a dire che il paradosso di un sistema globale, nel quale l’immensità della proposta si assottiglia sempre più verso un’allarmante omologazione, rende anche possibile scovare piccole perle di originalità che rivendicano un’invidiabile indipendenza culturale, ma che qui scegliamo di non nominare solamente per evitare colpevoli dimenticanze. Di certo non si può fare a meno di constatare quanto il mainstream (termine a noi odioso) attuale, sia clamorosamente differente da quello, ad esempio, degli anni ’70, in riferimento ai canoni sopra menzionati, pur riconoscendo la pluri-decennale mercificazione del Rock (da Motown e Sun Records in poi). Insomma, oggi non possiamo aspettarci il prorompere di nuovi Beatles, Led Zeppelin, PFM o King Crimson; mega concerti di quel livello… Ma con un po’ di tempo e pazienza, qualcosa per nutrire le nostre orecchie, ancora affamate di novità, si trova. Soprattutto proposte oneste e genuine. Di questo, secondo noi, c’è bisogno.
Il progetto Astrolabio avrà nuovi capitoli? Insomma cosa possiamo aspettarci in futuro? Ci pare di poter dire, ad oggi, che dopo i precedenti “L’Isolamento dei Numeri Pari” e “I Paralumi della ragione”, l’ultimo disco rappresenti davvero un’ulteriore sintesi musicale per gli Astrolabio. Eppure… Come nostra consuetudine, essendo del tutto incapaci di starcene con le mani in mano, al momento siamo di nuovo chiusi in sala prove per lavorare a del materiale nuovo di zecca, del quale non possiamo/vogliamo ancora anticipare nulla. In casa Astrolabio le idee non mancano mai, così come l’urgenza di affrontare gli argomenti a noi cari, utilizzando ancora una volta “scatole musicali” che abbiano forme sempre diverse, nel perenne tentativo di trovare soluzioni creative, coerenti ed esplorare possibilità inedite. Stiamo già lavorando per voi!
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