Quando si definisce un libro come .. un’opera monumentale di oltre 500 pagine che ripercorre le origini di Knopfler e l’ascesa della band, inserendo i brani in un ampio contesto culturale e storico .. si incuriosisce il lettore, si ammalia il fan e contemporaneamente ognuno degli expertise knopfleriani è pronto ad usare un criterio certosino nell’indagare i vari momenti descritti. Ho letto il vol.1 che Richard Koechli ha dedicato agli anni in cui Mark Knopfler è stato la colonna dei Dire Straits: non ho trovato alcun errore storico, con le date precise messe accanto all’avvenimento citato. Rispetto ad altri libri similari, quello di Koechli è veramente un’analisi dell’opera, puntellata da una serie di micro contributi arrivati direttamente da giornalisti, manager e musicisti che hanno avuto la fortuna di stare accanto ai Dire Straits, magari sul palco live o nel backstage di uno studio radio/televisivo. Altra peculiarità brillante di questo vol.1 è che a scriverlo è stato un signor musicista, collega meno blasonato di Mark Knopfler, ma che ha un senso di riverenza quando lo appella bardo celtico, guitar hero, melodista sensibile e rockstar. Non vi è piaggeria in questo atteggiamento, ma la semplice convinzione che Mark Knopfler è unico nel panorama internazionale e l’analisi tecnica del suo modo di comporre è filtrata dall’esperienza tangibile di Richard Koechli nella galassia blues, rock, folk e soprattutto country. In questo vol.1 Koechli appare abbastanza distaccato in alcuni momenti in cui affronta la discografia dei Dire Straits, perché (rispetto a molti di noi) non è un accumulatore seriale di loro memorabilia.
Nell’intervista che Richard Koechli mi ha concesso, traspare forte la sua soddisfazione: mi racconta infatti che i fan hanno definito questo vol.1 come un vero “colpo di fulmine”, lodando lo stile capace di evocare immagini e di svelare retroscena inediti anche per gli ammiratori più devoti. Sono parole importanti e devo fare i complimenti a Koechli, quando con sincerità mi dice che .. le reazioni dimostrano che il mio stile di scrittura divide i lettori: una grande parte sembra apprezzarlo profondamente, mentre una piccola parte non lo ama affatto. Credo che ogni autore debba accettare anche questo .. Sagge parole, perché non si può accontentare tutti, specialmente in un campo come la musica, dove le nostre sensazioni vengono direttamente dal cuore e da tutti gli altri sensi. Posso suggerire a Richard Koechli di pensare ad una nuova edizione, dove non ci sia l’ausilio dell’AI Intelligenza Artificiale nel tradurre dal tedesco all’italiano? In alcuni momenti si perde l’aspetto enzimatico di una sua riflessione, perché la traduzione taglia lo spirito iniziale: non si può tradurre il nostro slang o particolare stile con l’ausilio di una levigatrice! Non dovrebbe esser difficile trovare un madre lingua tedesco di origine italiana che parla bene l’inglese e che sia un fan dei Dire Straits da tempi non sospetti… avrei un paio di nomi da suggerire! 
Altre recensioni uscite su questo vol.1 parlano del fatto che non ci troviamo di fronte all’ennesima biografia rock pettegola: quello che gronda da queste oltre 500 pagine è un’accurata analisi dello stile chitarristico (fingerstyle) e della scrittura dei testi, attimi artistici legati a doppio filo alla vita di tutti i giorni dei Dire Straits, veramente inseriti in una contesto commerciale che loro stessi più volte avevano definito da “montagne russe”: lo stile di Richard Koechli è fluido, ma mai ridondate ed a tratti sembra più da scrittore francese per l’uso degli aggettivi, piuttosto che teutonico o svizzero. Ho solo qualche piccolo dubbio nel momento in cui narra della litigata tra Mark e David in studio, perché (da pagina 275) è divertente quando fa tre ipotesi (chiamandole caricatura 1, caricatura 2 e caricatura 3), prendendo spunto da articoli usciti in quel periodo o da quello che John Illsley ha scritto nel suo libro La mia vita nei Dire Straits (opera che invece qualche dubbio ce l’ha lasciato): affrontare una situazione come quella e destreggiarsi con pareri scritti da altri, è una operazione giusta e deontologicamente corretta e quindi poco importa se a me risulta che avessero fatto la discussione finale su un brano e Koechli invece ne cita un altro.
Richard Koechli – Mark Knopfler vol 1 – Dire Straits (libro 2026)
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