Ci sono artisti che seguono un genere e altri che lo creano. Conrad “Cronos” Lant apparteneva alla seconda categoria. Leader carismatico dei Venom, cantante, bassista e mente creativa di una delle band più influenti della storia dell’heavy metal, il musicista britannico è morto il 29 settembre all’età di 63 anni. Con la sua visione radicale, il suo approccio provocatorio e un suono che sfidava tutte le convenzioni dell’epoca, contribuì a gettare le fondamenta di quello che sarebbe diventato il black metal, lasciando un’impronta destinata a sopravvivere ben oltre la sua scomparsa.

La notizia della morte è stata confermata dalla stessa band, che ha ricordato il ruolo centrale avuto da Lant per oltre quattro decenni. Per i Venom, e per una larga parte della comunità metal mondiale, Cronos non è stato soltanto un frontman, ma un innovatore capace di trasformare idee estreme in una proposta artistica che avrebbe influenzato generazioni di musicisti. Il figlio Nathan, a nome della famiglia, ha ringraziato i fan per l’affetto ricevuto, sottolineando come la musica e l’eredità del padre continueranno a vivere attraverso le sue opere. Nato a Londra il 15 gennaio 1963 con il nome di Conrad Thomas Lant, trascorse gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza nel Nord Est dell’Inghilterra. Fu proprio in quell’ambiente che sviluppò la passione per la musica, avvicinandosi inizialmente alla chitarra e assorbendo suggestioni provenienti dal punk e dall’hard rock. Le prime esperienze in diverse formazioni locali gli permisero di delineare uno stile personale, caratterizzato da un forte interesse per l’immaginario oscuro e provocatorio che sarebbe poi diventato il marchio di fabbrica della sua carriera. Il passaggio decisivo avvenne alla fine degli anni Settanta con l’ingresso nei Guillotine, gruppo destinato a trasformarsi nei Venom. Dapprima chitarrista, Lant passò successivamente al basso e alla voce, assumendo il ruolo di guida di una formazione completata da Jeffrey “Mantas” Dunn alla chitarra e Anthony “Abaddon” Bray alla batteria. Da quell’unione nacque una delle realtà più influenti della musica metal. Nel 1981 arrivò il debutto con “Welcome to Hell”, un album che ancora oggi viene considerato una pietra miliare del genere. Il disco presentava una miscela inedita di aggressività, velocità e atmosfere oscure, rompendo con gli schemi dell’heavy metal tradizionale. I Venom non puntavano alla perfezione tecnica né a produzioni patinate: volevano trasmettere energia, pericolo e ribellione. Era la traduzione musicale di una filosofia che Cronos avrebbe poi sintetizzato più volte nel corso della sua carriera, rivendicando la volontà di creare una musica ruvida, selvaggia e senza compromessi. L’anno successivo la band pubblicò “Black Metal”, il lavoro destinato a entrare definitivamente nella storia. Quel titolo non identificava ancora un vero e proprio genere musicale, ma negli anni sarebbe diventato il nome di un’intera corrente artistica. Pur senza raggiungere risultati commerciali paragonabili a quelli dei grandi nomi dell’epoca, l’influenza dei Venom si rivelò enorme. Gruppi come Metallica, Slayer e Anthrax hanno più volte riconosciuto il debito artistico nei confronti della formazione di Newcastle, che aprì nuove strade attraverso riff feroci, ritmi frenetici e un’estetica apertamente provocatoria.

Fondamentale fu anche la dimensione scenica costruita da Lant. Nei panni di Cronos, con abiti di pelle nera, borchie e una presenza teatrale volutamente inquietante, trasformò ogni concerto in una rappresentazione spettacolare e trasgressiva. La sua figura divenne rapidamente iconica all’interno del panorama metal internazionale. Celebre una sua affermazione che spiegava perfettamente il suo approccio: mentre altri artisti cantavano del diavolo, lui voleva incarnarlo sul palco. Dopo cinque album con i Venom, nel 1988 lasciò temporaneamente il gruppo per avviare un progetto solista che portava il suo stesso nome d’arte. Pubblicò “Dancing in the Fire” e “Rock ‘N’ Roll Disease”, lavori che non riuscirono però a replicare il successo e l’impatto culturale ottenuti con la band madre. Il richiamo dei Venom si rivelò troppo forte e nel 1995 Cronos tornò alla guida del gruppo, inaugurando una nuova fase caratterizzata da ulteriori pubblicazioni e da una costante attività concertistica che si è protratta fino agli ultimi anni. Nel corso della sua carriera collaborò con numerosi artisti della scena rock e metal internazionale. Tra le esperienze più significative figura la partecipazione al progetto Probot di Dave Grohl, oltre ai lavori condivisi con realtà come HammerFall e Necrodeath. Parallelamente coltivò anche interessi lontani dalla musica, dedicandosi al fitness, alla grafica e all’informatica. La storia dei Venom fu attraversata anche da tensioni interne e dispute legali, soprattutto in merito alla gestione dell’eredità artistica della band e ai diritti sulle prime produzioni. Contrasti che non hanno però scalfito il riconoscimento unanime del contributo offerto da Cronos alla storia della musica contemporanea. Con la morte di Conrad “Cronos” Lant se ne va uno dei grandi pionieri del metal estremo, un artista che ha saputo trasformare provocazione, immaginazione e spirito ribelle in una rivoluzione musicale. La sua eredità continua a vivere nelle centinaia di gruppi che si sono ispirati alla sua visione e in milioni di appassionati che, ancora oggi, riconoscono nei Venom una delle radici più profonde e autentiche della musica heavy. Più che un musicista, Cronos è stato un simbolo: l’uomo che ha osato spingersi oltre i confini del metal quando quei confini ancora non esistevano.