C’è un filo che attraversa decenni di musica italiana, dalle canzoni che hanno raccontato lotte sociali, diritti e contraddizioni del Paese fino ai brani che oggi scorrono tra playlist, algoritmi e piattaforme digitali. Un filo che lega l’eredità di Fabrizio De André, Francesco Guccini e Franco Battiato alle nuove generazioni di artisti che scelgono di confrontarsi con temi come ambiente, migrazioni, diritti, disuguaglianze e partecipazione civile. È proprio questo percorso che nei giorni scorsi è stato al centro di un incontro ospitato al Teatro Ariston di Sanremo, nell’ambito della Rassegna Tenco 2026, dove Don Luigi Ciotti ha riconosciuto pubblicamente il valore dell’esperienza costruita da Musica contro le mafie in diciassette anni di attività.
“Ha graffiato, ha stimolato le coscienze di tante persone”, ha affermato il fondatore di Libera, collocando idealmente il progetto all’interno della tradizione della canzone d’impegno civile italiana. Un riconoscimento significativo non solo per il luogo dal quale è arrivato, uno dei palcoscenici più rappresentativi della musica nazionale, ma anche per il significato culturale che porta con sé: quello di un’esperienza nata dal basso e diventata negli anni un punto di riferimento per chi vede nella musica uno strumento di riflessione, partecipazione e cambiamento sociale. L’incontro, promosso dal Club Tenco come prima parte della masterclass dedicata a Franco Battiato e proseguito successivamente con la partecipazione di Carmen Consoli, ha visto confrontarsi sul palco Don Luigi Ciotti, presidente onorario di Musica contro le mafie, il presidente e direttore artistico dell’associazione Gennaro de Rosa e la cantautrice Rossana De Pace. Davanti a una platea di studenti, docenti e operatori culturali, il dibattito ha attraversato il rapporto tra musica, responsabilità culturale e società contemporanea, partendo da una domanda tanto semplice quanto centrale: come può una canzone continuare a stimolare coscienze e generare partecipazione in un’epoca dominata dalla velocità delle piattaforme digitali e dalla frammentazione dell’ascolto? Nel suo intervento, Ciotti ha ripercorso il contributo che la musica ha offerto alla storia sociale e democratica del Paese, ricordando artisti che hanno saputo trasformare le canzoni in strumenti di lettura della realtà. Da De André a Guccini, fino a Battiato, ai Modena City Ramblers e ai Gang, il fondatore di Libera ha richiamato opere che hanno raccontato ingiustizie, conflitti, diritti negati e storie destinate altrimenti a essere dimenticate. Non una semplice rievocazione del passato, ma una riflessione sulla capacità della musica di continuare a parlare al presente. È all’interno di questa tradizione che Ciotti ha inserito l’esperienza di Musica contro le mafie. “Musica contro le mafie è nata nel solco di queste esperienze con Gennaro”, ha ricordato. “È partita da Gennaro e ha graffiato nell’arco di questi anni, ha stimolato le coscienze di tante persone”. Parole che assumono un peso particolare perché pronunciate sul palco dell’Ariston, il luogo che più di ogni altro incarna la centralità della musica nell’immaginario collettivo italiano. Ripercorrendo la crescita dell’associazione, Ciotti ha parlato di una realtà diventata nel tempo “immensa, immensa”, capace di coinvolgere migliaia di giovani, artisti, scuole e realtà territoriali. E alla domanda se questo lungo percorso avesse realmente lasciato un segno, la risposta è arrivata senza esitazioni: “Sì. Sì”. Un’affermazione semplice ma netta, che restituisce il senso di un riconoscimento maturato dopo quasi due decenni di attività.
Uno dei temi centrali dell’incontro ha riguardato il significato stesso della musica d’impegno civile oggi. Un’espressione che spesso viene associata alla canzone politica in senso stretto, ma che, come emerso dal confronto, può essere interpretata in maniera più ampia. Una canzone può parlare di ambiente, diritti, lavoro, migrazioni, identità o disuguaglianze senza essere schierata. Può porre domande senza offrire risposte preconfezionate. Può contribuire a sviluppare senso critico e partecipazione. È proprio lungo questa direzione che Musica contro le mafie ha sviluppato negli anni il proprio lavoro, ampliando il concetto stesso di antimafia culturale fino a farlo coincidere con una più generale idea di cittadinanza attiva. In questo contesto si inseriscono anche alcune delle riflessioni più significative di Don Luigi Ciotti sul rapporto con le nuove generazioni. “Le persone si incontrano e i problemi si affrontano, non viceversa”, ha affermato, sottolineando l’importanza dell’ascolto e della relazione. Un concetto che ha poi declinato attraverso un’immagine profondamente legata al linguaggio musicale: “Bisogna trasformare quelle note rabbiose in un coro intonato, capace di armonizzare le varie istanze che ci sono nella società”. Un invito a non reprimere il disagio o il dissenso, ma a creare spazi nei quali possano diventare partecipazione e confronto. La riflessione si è poi spostata sul ruolo delle tecnologie e dei nuovi modelli di fruizione della musica. Se per decenni il rapporto tra artista e pubblico è passato soprattutto attraverso concerti, radio e supporti fisici, oggi una parte rilevante dell’ascolto avviene all’interno di ecosistemi digitali governati da algoritmi, social network e playlist. Per Musica contro le mafie la sfida è stata comprendere questi strumenti senza rinunciare alla propria identità. “Possiamo continuare a guardare quel mondo con diffidenza, magari anche con qualche buona ragione, oppure possiamo provare a conoscerlo, a capirne i meccanismi e a utilizzarlo senza rinunciare a quello che siamo”, ha spiegato Gennaro de Rosa durante il confronto. Da questa consapevolezza è nato un percorso che ha portato l’associazione a rinnovare linguaggi, estetiche e modalità di comunicazione, mantenendo però invariata la propria attenzione ai temi civili e sociali.
Un risultato concreto di questo lavoro è arrivato nel 2026 grazie alla collaborazione con Believe: alcuni dei brani realizzati nell’ambito di Music for Change sono entrati nelle playlist editoriali di Spotify. Un passaggio importante perché dimostra come canzoni nate da percorsi di approfondimento e impegno civile possano trovare spazio nei normali circuiti di scoperta e ascolto della musica contemporanea, senza essere relegate a circuiti marginali o di nicchia. Questa visione prende forma soprattutto attraverso Music for Change, il premio musicale nazionale che rappresenta oggi uno dei principali progetti dell’associazione. Non un semplice concorso, ma un percorso di formazione e produzione artistica che accompagna gli artisti nella costruzione di brani originali dedicati alle grandi questioni del presente. Un ruolo centrale è svolto da Sound Village, la residenza creativa nella quale cantautrici e cantautori lavorano insieme a produttori, musicisti e professionisti del settore per sviluppare nuove canzoni e nuove prospettive narrative. Durante la masterclass è stato proiettato anche un video dedicato proprio a questa esperienza. Un racconto che ha mostrato come il modello di lavoro non parta dall’imposizione di un messaggio, ma dall’incontro tra la sensibilità dell’artista, la ricerca musicale e i temi scelti. Un metodo che punta a favorire punti di vista autentici e personali. Tra gli esempi citati c’è quello di FREMIR, vincitrice della diciassettesima edizione di Music for Change con il brano Alla mia festa, dedicato al tema Eco Mood. Nella canzone la crisi climatica viene raccontata attraverso la metafora di una relazione sentimentale ormai compromessa, con la Terra che prende la parola e si rivolge all’umanità come un’amante delusa. Un modo originale di affrontare una questione collettiva senza affidarsi a slogan o formule didascaliche. A dare una testimonianza diretta di questo percorso è stata Rossana De Pace, vincitrice della precedente edizione di Music for Change, che all’Ariston ha interpretato dal vivo Pelle d’oca. Il brano attraversa temi come i conflitti, le migrazioni e la sofferenza umana, interrogandosi sul rischio di diventare progressivamente insensibili al dolore degli altri. La sua esibizione ha rappresentato uno dei momenti più intensi dell’incontro, offrendo un esempio concreto di come una canzone possa affrontare questioni sociali complesse attraverso una scrittura personale e contemporanea.
Nel suo intervento, Don Luigi Ciotti ha affrontato anche il tema dell’educazione e del rapporto con i giovani. Da una parte, ha osservato, ci sono coloro che cercano di conquistare consenso trasformando i ragazzi in consumatori; dall’altra chi sceglie di accompagnarli nella costruzione di strumenti critici. Una distinzione che si riflette direttamente nel lavoro svolto da Musica contro le mafie, realtà che ha scelto di coinvolgere le nuove generazioni non come semplici destinatarie delle attività, ma come protagoniste dei processi creativi e organizzativi. Ciotti ha inoltre richiamato il rischio rappresentato da produzioni musicali che alimentano immaginari legati alla violenza e alla criminalità. “È vero che ci sono dei mascalzoni che hanno risposto con canzoni inneggiando alla violenza, al crimine, alle mafie”, ha affermato. “Ma sono state ancora più forti le altre voci, le altre parole, l’altra musica”. Una riflessione che restituisce alla musica una responsabilità culturale importante senza trasformarla in uno strumento di censura. Il percorso di Musica contro le mafie ha preso avvio nel 2009 e si è sviluppato attraverso eventi, contest, progetti educativi, collaborazioni con scuole e università, produzioni editoriali e iniziative artistiche che nel tempo hanno dato vita a un vero e proprio ecosistema culturale. Nel 2013 l’associazione si è costituita formalmente, mentre nel 2019 Don Luigi Ciotti ne è diventato presidente onorario, consolidando un rapporto costruito sulla condivisione di valori e obiettivi. Nel corso dell’incontro, Gennaro de Rosa ha rivendicato la scelta di mantenere autonomia e coerenza anche nei momenti più complessi. “Qualche volta questo ci è costato delle opportunità, ma credo che in cambio ci abbia restituito qualcosa di molto più importante: la credibilità”, ha spiegato. Una credibilità che, ha aggiunto, richiede una verifica continua tra ciò che si afferma e ciò che si realizza concretamente. L’invito alla Rassegna Tenco 2026 e le parole pronunciate da Don Luigi Ciotti all’Ariston rappresentano quindi molto più di un semplice attestato di stima. Sul palco più riconoscibile della musica italiana è stata riconosciuta la capacità di Musica contro le mafie di raccogliere l’eredità della canzone d’autore impegnata e di reinterpretarla attraverso i linguaggi della contemporaneità. Dalle piazze alle piattaforme digitali, dai dischi alle playlist, il filo conduttore rimane lo stesso: utilizzare la musica come spazio di libertà, coscienza e responsabilità collettiva. Un percorso che, diciassette anni dopo la sua nascita, continua a trovare nuove forme per parlare al presente senza perdere il legame con la propria storia.
