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| Interviste |
| Pubblicato il 16/01/2014 alle 15:28:50 | |
John Corabi e la sua Los Angeles, l’ex dei Motley Crue che amava i Beatles
E’ stato il frontman di Union, Scream e Motley Crue ed è nel bel mezzo di un tour mondiale con "Unplugged". Tra vecchi ricordi della L.A. degli anni ’80 e qualche considerazione sul moderno music business…
E’ stato il frontman di Union, Scream e Motley Crue ed è nel bel mezzo di un tour mondiale con Unplugged, suo ultimo lavoro acustico. Tra vecchi ricordi della L.A. degli anni ’80 , e qualche considerazione sul moderno music business, confessa di sentirsi “al culmine della sua vena creativa”, complice una Nashville, dove lui vive, in piena esplosione artistica. L’abbiamo intervistato, poco prima dell’esibizione, nei camerini del Revolution Club di Avezzano (Aq), unica tappa abruzzese del suo tour.
Ciao John, tutto ok?
Alla grande, sto benone!
Cominciamo dal tuo background musicale, da quali ascolti e da quali esperienze viene fuori il John di The Scream, Union e Motley crue?
Mah, intanto ci tengo a dire che quel John di cui parli è ancora qui davanti a te, sono qui a presentare il mio Unplugged, mica un disco di musica sacra! Detto questo…beh, quando ero giovane ascoltavo principalmente i Beatles e molti dischi datati di mia madre che si trovavano in giro per casa. Solitamente proprio lei per natale mi regalava dischi dei Led Zeppelin, Deep Purple, Jimi Hendrix… mi regalò anche la mia prima chitarra (avrò avuto 8 anni). Ricordo che ascoltare quelle band mi elettrizzava e mi faceva venir voglia di suonare. Iniziai a mettere su le prime cover band di Led zeppelin e Beatles quando avevo 13-14 anni a Philadelphia, prima di formare i The Scream, naturalmente. Quando arrivai a Los Angeles tutto cambiò.
Che cosa cambiò? Descrivicela questa L.A. degli anni ’80!
Mi sono trasferito a L.A. nel 1985, ed era fantastica! La scena musicale era formata da gruppi come Guns'n Roses, Van Halen, Motley Crue. Ogni sera nei locali suonavano 3-4 bands. Se camminavi sul Sunset Boulevard, c'erano 3 bands al Whisky, 3 bands al Roxy, 3 bands al Trobadour. Succedeva qualcosa sempre. Tutti volevano andare a L.A.! A Philadelphia c'erano soprattutto cover band, non era il posto ideale se volevi suonare le tue canzoni. Ricordo che Il mio amico batterista Jhonny Dee, dopo essere tornato dalla California si presentò da me e mi disse: “Amico, dobbiamo andare lì! è grandioso, cazzo!". Io mi fidai, e feci la scelta giusta!
Credi sia ancora la capitale della musica americana?
Tutti lo credono, c’è molta vita a L.A, ma dal punto di vista musicale non sono convinto detenga più il primato. Ora le cose sono un po’ cambiate. Io stesso mi sono trasferito, vivo a Nashville da 7 anni ormai.
Qual è, a tuo parere, la città con più fermento musicale in U.S.A. attualmente?
Probabilmente Nashville. Tutti credono che sia soltanto la città del country! In effetti lo è, ma è anche molto altro, Soprattutto da 10 anni a questa parte. Vuoi un esempio? I Kings of Leon vengono da Nashville, i Black Keys vengono da Nashville, Jack White dei White Stripes vive a Nashville, persino Robert Plant vive a Nashville! E’ una vera e propria città musicale. Mi piace. Grande ma a portata d’uomo, ed in fase di decollo.
John, tu hai avuto decine di esperienze, hai suonato con molti gruppi internazionali degli anni ’90, in un periodo in cui l’hard rock era il motore degli Stati uniti, in particolare della west coast. Dopo più di 20 anni di esperienza, e vedendo accanto a te ciò che sono e ciò che hanno fatto altri cantanti come te, ritieni sia stato meglio vivere tra continui stimoli e nuovi progetti, o avresti preferito essere il simbolo di una band per tutta la vita?
Non ho mai pensato di voler suonare con tutte queste band, ma semplicemente tutto è andato da se. Ho formato i The scream ed ero molto felice con loro. Poi un giorno ricevetti una telefonata dai Motley e…come avrei potuto dire di no ai Motley?! Probabilmente credevo che ci sarei rimasto per sempre, ma poi Vince è tornato e così ho formato gli Union. Gli Union erano una grande band, mi sono divertito con loro, ma a dirti la verità non vedevamo una lira, così finimmo tutti quanti per fare altre cose. Con questo voglio dirti che non ho mai pianificato di lavorare con così tante bands, è stato il caso. Comunque penso sia stupendo suonare tutta la vita con una sola band, anche se io personalmente non cambierei nulla della mia di vita.
Tra tutte le formazioni in cui hai suonato, c’è ne una che ti è rimasta nel cuore più delle altre?
In ogni band, come è successo con i The Scream, tutto ciò che facevamo era una prima esperienza per tutti. Il primo tour, il primo album, il primo viaggio in Europa. Era sempre tutto nuovo ed eccitante per ognuno di noi. Ogni band è stata una grande esperienza per me. Beh certo, quando mi sono unito ai Motley Crue ero estasiato, era tutto così grande...mmm si, forse i Motley! Ma come ti ripeto non rimpiango nulla, è stato bello sentirsi al top in ognuna delle mie avventure musicali.
Qualcuna che ti è dispiaciuto abbandonare?
Nessuna! Non credo sia una cosa saggia guardarsi indietro, mai. Se prendi una decisione poi devi avere le palle di andare avanti, cazzo! Non è lo stesso con le donne? Puoi fare degli sbagli, puoi esserne vittima, ma la maggior parte delle volte non è molto intelligente tornare indietro!
Dunque non ripensi mai al fatto di aver detto “No” agli Skid Row?
Assolutamente! Non ho rimpianti. Sono un cantante differente da Sebastian Bach, quindi forse quel progetto non sarebbe stato così eccezionale per me. E poi in realtà, quello era un grande periodo per entrambi, di li a poco gli Skid divennero grandi, ma io avevo gli Scream, poi i Motley. Non ho mai dato troppo peso a quell’episodio.
Facciamo un po’ di autocritica! Tu cosa ne pensi di Unplugged, il tuo nuovo disco? Quanta importanza gli dai all’interno della tua carriera e perché?
Lo adoro, penso sia fantastico! Tutti i miei amici che vi suonano hanno fatto un lavoro grandioso. E credo sia fantastico anche perché mostra alla gente che non sono solo il rocker di Motley e The Scream, ma che possiedo anche un'altra facciata. Posso sedermi e suonare una chitarra acustica, per una persona o per 100.000, posso farlo! Questo è anche il motivo per cui mi piacciono bands come Beatles, Led Zeppelin, Queen. Fanno casino, ma sono famosi anche per i loro grandissimi pezzi acustici. Questo album è importante perché mostra alle persone che posso fare entrambe le cose.
Dopo questa sterzata verso le sonorità semplici, meno aggressive del tuo Unplugged, pensi che
tornerai mai a suonare hard rock come facevi con The scream, Motley Crue, Union e Ratt?
Ho intenzione di scrivere un album elettrico. E probabilmente ne farò altri acustici. Non voglio regole, non voglio paletti nella mia musica. Sento di essere al culmine della mia vena creativa, scrivo ciò che sento, nel momento e nel modo in cui la sento. E poi ogni buona canzone può essere interpretata in entrambi i modi, e la mia band è attrezzata per tutte le occasioni! In questo modo siamo preparati per ogni tipo di live, elettrico per i grandi palchi, acustico per le situazioni più intime. Questa soluzione ha fatto molto felice anche Il mio agente! (ride)
Tu hai un figlio che suona…Quale pensi che sia la differenza maggiore nel fare musica, tra la tua epoca e quella attuale, intendo tra quando eri giovane ed ora?
Quando ero ragazzo, ogni musicista, chitarrista, batterista, cantante, era focalizzato sul diventare il massimo in ciò che faceva. Tutti erano realmente concentrati a cantare e a suonare bene, in studio e live. Oggi si utilizza troppa tecnologia ed il feeling con la musica è cambiato totalmente. Ricordo che prima i batteristi suonavano sul metronomo, o addirittura senza, in sala d’incisione, e basso e chitarre andavano sul groove della batteria. Ora si utilizza il computer per correggere ogni errore, non si impara, ma si corregge con un pc. Ed è così che queste band dal vivo molto spesso poi deludono i fans che li hanno ascoltati sul disco. Io non sto affatto dicendo che i musicisti d’oggi non siano talentuosi, anzi, tecnicamente il livello si è alzato molto negli ultimi 20 anni, c’è molta più competizione, ma è diverso il tipo di esperienza in studio. Prima era sudore con gli strumenti in braccio, ora, molto spesso (e non per tutti per fortuna) è sudore davanti ad un pc. A me comunque questo discorso non interessa, preferisco sempre la “Old school”, le band che escono fuori e iniziano a suonare bene. La tecnologia è buona se la usi come forma di aiuto al tuo talento. Ma nel complesso, non mi piace!
Che musica ascolti oggi?
Ah, io ascolto ancora gruppi come Beatles, Led Zeppelin, Queen, Deep Purple, Eagles, Alice Cooper, David Bowie, tutto il rock classico che va dalla metà degli anni ‘60 agli anni ‘90. Mi piace anche qualche band nuova, ma preferisco di più la musica del passato, delle origini. Mio figlio mi dice sempre: "Ascolta questo! senti qua!" Ma niente da fare, ancora preferisco la musica con cui sono cresciuto!
C’è una band nella quale avresti sempre voluto suonare?
The Beatles!
dimmi tre dischi storici che chiunque dovrebbe conoscere!
The Beatles: "Abbey road”;Led Zeppelin “ Led Zeppelin VI”; Aerosmith "Get your wings".
Ti rivedremo prima o poi con qualche altra grande band?
Si, con la mia! Non è forse grande la mia band?!
Intendevo qualche vecchia formazione che ti tenterà di nuovo!
Ora il mio desiderio è scrivere e suonare pezzi miei, quindi ti dico di no. Ma non si sa mai, la vita è piena di sorprese!
(Assistente alla traduzione e alla revisione finale, dott.ssa in lingue Cinzia Mai)
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