Daniele Brusaschetto, storie di cervi volanti

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Prima o poi dovevamo intervistare Daniele Brusaschetto. Da tempo noi di MusicalNews lo ospitiamo con piacere e, quindi, il tempo per l’intervista è finalmente arrivato. Il motivo per compiere questo passo ce lo ha dato la pubblicazione del suo nuovo album solista “Flying Stag”. Quale occasione migliore per scambiare qualche parole con il “cantautore industrial” proveniente da Torino? La parole a te Daniele…

Come vogliamo presentare ai nostri lettori “Flying Stag”? “Un gran bel disco di rock estremo? ;-)”

Perché hai intitolato il tuo nuovo album “Cervo Volante”? “Mi sono semplicemente divertito a italianizzare il nome inglese dell’insetto chiamato cervo volante, cioè “Stag Beetle”, traducendolo letteralmente “Flying Stag”.”

Chi sono questi “cervi volanti”? “Roba visionaria. Insetti super corazzati che si difendono bene e che sopravvivrebbero anche all’apocalisse nucleare. Solidi scudi organici a protezione dai peggiori incubi che mente umana possa partorire.”

Come hai costruito la struttura del tuo nuovo album? “Canzone dopo canzone, stesura a casa registrando le parti di chitarra al pc. Poi tanto lavoro in sala prove col fantastico batterista Alberto “Mono” Marietta. Molto sudore e soddisfazione per 3 anni. Ma questo album è soltanto il primo tassello del nuovo corso. Nella band, oltre a Mono, si è da poco aggiunto un bassista, il vecchio amico Daniele Pagliero. Andiamo avanti fieramente per il nostro sentiero.”

C’è un idea che sta dietro al lavoro di composizione di “Flying Stag”? “Ho ripreso in mano vecchissimi pezzi che scrissi nella tarda adolescenza, ri-arrangiati, tagliati, stravolti, riscritti.. con l’aggiunta di testi nuovi di zecca. È stato un bel viaggio interiore nel passato, utilizzando come mezzo di trasporto la musica. Rivangare periodi piuttosto oscuri della propria vita, riportarli a galla e farne humus fertile per il futuro.. e il presente, questa volta prepotentemente volenteroso e scintillante.”

Il tuo è un songwriting originale e particolare… Come lo hai creato? “Ho voluto scrivere canzoni ‘melodiche’, ma che non seguissero per nulla la solita forma-canzone.. refrain-ritornello-refrain-ritornello-bridge-ritornello… Pezzi mediamente lunghi, cervellotici e intricati, molti cambi, stacchi e tempi dispari. Zero improvvisazione. Mi sono sbizzarrito per bene.”

Che cosa significa per te la parola “suono”? “Curiosità.. Intrattenimento.. Appena si sente una sorgente sonora diversa dal brusio costante l’orecchio si allerta, i neuroni si concentrano su quella novità e tentano di capire di cosa si tratta. E se l’ascolto è gradito cercano di goderne.. qui scatta l’intrattenimento.”

Come il “rumore” diventa nel tuo percorso “musica”? “Il rumore è per me parte essenziale della musica. In passato molte delle singole parti che componevano le mie canzoni nascevano da rumori registrati quasi casualmente o, al contrario miratissimi. Poi il tutto prendeva forma molto lentamente con lavoro di cesello al computer. In “Flying Stag” l’approccio è stato decisamente diverso, tanta composizione Musicale con Rumore di fondo. Pensando al rumore, è interessante riflettere su quanto a volte i dettagli/fruscii diventano portanti. Tipo: un riff di chitarra che intriga, tra le note si percepisce lo sfregamento delle dita che si muovono sui tasti dello strumento, il gracchiare ritmico della pelle sulle corde si trasforma in ciò a cui fai più piacevolmente caso in quella determinata parte di canzone. Rumore che grazie alla costruzione melodica tutt’intorno diventa protagonista.”

Ci puoi parlare dei brani che compongono “Flying Stag”? “L’album è breve e conciso, 33 minuti senza divagazioni e che vanno dritti al sodo. Constano di 7 brani molto articolati: “Otherwhere”, l’ultimo scritto in ordine cronologico. Forse il più rock, nelle parti più psichedeliche può ricordare il grunge degli anni ’90.”Stag Beetle”, pezzaccio metal/rock, cavalcata che acquista velocità con l’andare dei minuti. Primo (ri)scritto in ordine cronologico. “Splattering Purple”, math metal, il più breve ma intricato.”The Unreal Skyline”, nu metal per caso.. non mi è mai piaciuto e non ho mai ascoltato il nu metal, ma quando suono questa canzone mi viene in mente questo genere.. “Like When It’s Raining Outside”, opera rock, suite di 7 minuti e mezzo.. “Fanculo Mondo”, lo sfogo del disco, veloce e arrabbiato con testo molto auto-ironico dedicato alla mia carriera musicale. “From A Tight Angle”, chiusura del disco quasi strumentale, quattro righe di testo cantato molto melodicamente.”

Quale brano/quali brani rappresenta/rappresentano al meglio la tua idea di “suono”? “Non saprei, questa volta le canzoni dell’album sono molto più eterogenee.. difficile pescarne una.. direi “Stag Beetle”. Credo sia quella più intrattenente, col groove più accattivante.. e poi è stata la prima ad essere rinata, ci sono particolarmente legato.”

Io ti ho definito “cantautore Industrial”, cosa ne pensi? “Dico che mi piace! Anche se da “Flying Stag” l’attitudine è tornata ad essere più suonata, più rock, più musicale..”

Come definisci il tuo percorso musicale? “Fallimentare?.. Ahahah.. Mi diverto in effetti a definirlo così.. e commercialmente parlando è proprio la verità, le spese affrontate sono nettamente superiori ai guadagni incassati. La matematica non è un’opinione. Artisticamente parlando invece posso dire di averci buttato dentro anima e corpo e spirito ed energia, facendo incondizionatamente tutto ciò che l’estro mi ha ordinato. Una definizione a questo percorso? .. Estremismo senza frontiere?..”

Ci vuoi parlare delle origini di Daniele Brusaschetto come musicista? “A quattordici anni inizio a strimpellare la chitarra classica e a prendere lezioni, più che altro per cercare di soffocare la frustrazione di frequentare un ambiente scolastico religioso. Come ho sentito poi dire giustamente spesso: da una scuola religiosa ne esci cattolico fervente o ateo a senso unico.. Ai tempi mi interessa solo il metal, monomaniaco totale. A vent’anni suono in varie band del circuito rock ultra-underground di Torino. Nel 1994 parto per la mia strada solista.. tanta psicosi in erba, disagio, negatività e autolesionismo all’ennesima potenza… Dal 2015 tutto inizia poi ad aprirsi in nuovi orizzonti a più ampio respiro. Un giro di boa, come spalancare al mattino la finestra della camera da letto, far circolare aria dall’esterno dopo un lungo sonno notturno e stiracchiarsi le membra sotto la luce del sole.”

Qual è il tuo mondo? Intendo dire musica, film, libri ed altro… “Da quando è nato mio figlio, tre anni e mezzo fa, il 90% di tutte le mie energie è dedicato a lui e alla mia famiglia. Film e libri al momento me li sono dimenticati, il 10% restante è vissuto in sala prove, a casa davanti al pc ed esercizi alla chitarra. Ho scoperto però dei cartoni animati fantastici, tipo “Lo Straordinario Mondo Di Gumball”, praticamente una sit-com superbamente delirante.. o “Uncle Grandpa”, meno sit-com ma altrettanto delirante.. tutto materiale molto molto avanti rispetto alla media dei programmi televisivi per adulti. Come ascolti, quasi esclusivamente musica classica, in play in autoradio durante i tragitti tra casa e posto di lavoro. Lavoro full-time come O.S.S. per una cooperativa sociale.”

E cosa riserba il futuro a Daniele Brusaschetto? “Più che altro una speranza di futuro.. Tanta musica! E spero tanti concerti dal vivo.”

Qual’è la frase/citazione/pensiero che meglio ti rappresenta? “Ogni uomo confonde i limiti del suo campo visivo con i confini del mondo (Arthur Schopenhauer)”.

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