Tutto è pronto per l’undicesima edizione de Il jazz italiano per le terre del sisma, il grande evento che dal 2015 unisce musica, memoria e comunità. Sabato 6 e domenica 7 settembre, la città dell’Aquila si trasformerà in un enorme palcoscenico a cielo aperto, con trecento artisti distribuiti su diciotto diverse location del centro storico. Due giornate dense, dalla mattina alla sera, in cui jazz, arte e sperimentazione si fonderanno in un’esperienza collettiva che rinnova ogni anno il legame tra la città e la sua rinascita culturale. Una manifestazione che non si limita al concerto, ma che diventa spazio civile, laboratorio di memoria e festa comunitaria.

Ad anticipare il fine settimana aquilano sarà, come da tradizione, il Cammino Solidale, dal 29 al 31 agosto: tre giorni di trekking e concerti da Camerino a Castelluccio di Norcia, fino ad Amatrice, in collaborazione con Musicamdo e Fara Music. Un percorso simbolico e reale che attraversa le ferite del territorio portando con sé i suoni e le visioni del jazz contemporaneo, con il coinvolgimento di giovani musicisti selezionati dall’associazione Musicisti Italiani di Jazz. Si tratta di un’anteprima ormai imprescindibile, in cui il ritmo dei passi si intreccia a quello delle note, e il paesaggio diventa scenografia viva di una musica che, più che mai, si fa testimonianza. Il tema scelto per l’edizione 2025 è “L’Aquila imprevista”: un invito a lasciarsi sorprendere da una città capace di rivelarsi sotto nuove forme, di reinventarsi e trasformarsi. È lo stesso spirito del jazz, quello dell’improvvisazione, del gioco aperto tra rigore e libertà, che diventa anche linguaggio urbano, segno tangibile di rinascita. I luoghi della musica sono infatti cortili, sale, monumenti storici restaurati, alcuni aperti eccezionalmente per l’occasione: simboli concreti di ricostruzione e nuova vita. In questi spazi prenderanno forma concerti, performance, laboratori, incontri tra arti diverse. Il cuore dell’organizzazione è l’associazione Jazz all’Aquila, presieduta da Corrado Beldì, che sottolinea con forza l’evoluzione della manifestazione nel corso degli anni: “C’è un livello di penetrazione nella città che è andato via via crescendo nel tempo, come se questi 11 anni fossero 11 giocatori di una squadra che via via è diventata più forte, più armonica, più affiatata, sempre più capace di ascoltare la creatività emergente, espressione del sistema del jazz e vetrina per una città che dalle ferite ha saputo rinascere”.

La direzione artistica del festival, per la prima volta condivisa, è affidata alla contrabbassista e compositrice Silvia Bolognesi, al fotografo Luca D’Agostino e al curatore culturale Filippo D’Urzo. Tre visioni diverse, tre voci che hanno saputo armonizzarsi in un percorso che ha dato vita a un programma ricco, audace, multiforme. Per Silvia Bolognesi il valore più grande è stato “il dialogo spontaneo e continuo con gli altri due direttori, una splendida sintonia che ci ha accompagnati per mesi nella costruzione di un programma in cui musicisti da tutta Italia incontrano le realtà artistiche del territorio, dando vita a interazioni autentiche e sorprendenti, da scoprire solo venendo a L’Aquila”. Luca D’Agostino racconta l’esperienza con emozione: “Camminare tra le vie dell’Aquila, sentire la storia che pulsa nelle pietre, percepire la rinascita che vibra anche nella musica e nell’arte, è stata un’esperienza potente”. Mentre Filippo D’Urzo, da anni legato al festival come direttore di palco, definisce questa edizione una tappa particolarmente significativa: “L’Aquila è ormai parte del mio cuore. Ogni anno ritornare significa respirare un clima unico, che non ha paragoni in nessun altro festival jazz, né italiano né internazionale”. Sabato 6 settembre, alle 11 del mattino, la Big Band del Conservatorio Alfredo Casella aprirà la manifestazione con una performance nel cuore della città. A seguire, dal pomeriggio, una costellazione di concerti tra solisti, ensemble e orchestre si alterneranno in diciotto luoghi differenti. Il festival ospiterà nomi affermati e nuove promesse: Nicoletta Taricani e Cristiano Pomante nelle loro sperimentazioni elettroniche, il duo Dialogues con Sophia Tomelleri e Simone Basile, Clara Gizzi e Gabrio Baldacci, e il quartetto “From Gershwin to Bacharach” con Piero Delle Monache e Dino Rubino. Presente anche l’Alessio Zoratto 4et, Oscar Del Barba trio e la potente energia del collettivo Bassmat. Un momento corale di grande impatto sarà “Aria Vibrante”, l’orchestra diretta da Tony Cattano e composta da quattro bande del territorio: un progetto che fonde comunità, identità e improvvisazione. Il sabato sera, sulla scenografica Scalinata di San Bernardino, andranno in scena le produzioni principali: “Guantanamo” di Fabrizio Puglisi, “TILT” diretto da Giovanni Maier e la Grande Orchestra Avion Travel & Medit Orchestra, con Peppe Servillo e la direzione di Angelo Valori.

Nel frattempo, il festival intreccia la musica con la fotografia, il cinema, la formazione e il gioco. Il laboratorio “L’occhio in ascolto” curato da AFIJ guida bambini e ragazzi all’esplorazione di suono e immagine, mentre i percorsi musicali per l’infanzia proposti da Nati nelle Note animano il Cortile di Palazzo Margherita. Il Museo Nazionale d’Abruzzo ospita “Suoni tra le mura”, set in solo e visite guidate nei bastioni del Castello Cinquecentesco. Al MAXXI, l’eccezionale presenza di Gianni Coscia (94 anni) e Alessandro D’Alessandro, in un dialogo musicale che anticipa l’uscita del nuovo album. Chiude la giornata la proiezione del reportage audiovisivo nato dalla collaborazione tra il Conservatorio e il Centro Sperimentale di Cinematografia. Domenica 7 settembre inizia con la commemorazione al Parco della Memoria delle vittime dei terremoti del 2009 e del 1976. Seguirà la Missa Brevis di Jacob de Haan, diretta da Achille Succi, con cori giovanili e ensemble strumentali. Il resto della giornata si snoderà tra concerti diffusi, performance site-specific, proiezioni, incontri e presentazioni. Spiccano, tra gli altri, i concerti di Virginia Genta, il trio GEA, Antonio Scannapieco (Premio Massimo Urbani), le band premiate da I-Jazz e le esibizioni al Parco del Castello con Giulia Galliani GAL, Pietro Santangelo PS5 e Parbleu.

“Il Jazz italiano per le terre del sisma è molto più di un festival musicale: è un appuntamento che, ormai da anni, accompagna e racconta il cammino di rinascita della nostra città e dei territori colpiti dal terremoto”, dichiara il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, “La musica trasforma il centro storico restaurato in uno spazio di condivisione e bellezza, ci ricorda che cultura significa anche coesione, cura, futuro. Il jazz, con la sua libertà espressiva e la sua vocazione all’improvvisazione, è la colonna sonora ideale per raccontare L’Aquila imprevista: una città che non smette di reinventarsi”. Roberto Ottaviano, presidente della Federazione Il Jazz Italiano, aggiunge: “Il jazz italiano per le terre del sisma non si esaurisce nella consueta definizione di festival, ma si configura come un’esperienza unica: un laboratorio a cielo aperto, un villaggio in movimento, un patrimonio condiviso in continua evoluzione”. Fondamentale il supporto della SIAE, rappresentata dal consigliere di gestione Pivio, che afferma: “Anche quest’anno la Società Italiana degli Autori ed Editori scende in campo con una manifestazione che sosteniamo sin dalla nascita. Il legame di SIAE con il territorio si traduce anche nel sostegno che siamo pronti a offrire in situazioni di emergenza”. Andrea Miccichè, presidente del Nuovo IMAIE, ribadisce: “Partecipiamo sempre con molto piacere perché si tratta di una manifestazione che promuove il linguaggio musicale come bene prezioso e universale, in grado di unire cultura e dare più forza a un tessuto sociale fortemente segnato”. Angelo Valori, presidente di I-Jazz, conclude: “Questa manifestazione non è solo una celebrazione della musica jazz italiana, ma anche un potente strumento di aggregazione sociale per le comunità colpite dal sisma. Sono sicuro che anche quest’anno saprà conquistare l’attenzione nazionale”.