Non ho paura di niente, ma me lo devo ricordare: il nuovo inizio di Fabrizio Moro

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Il 2025 segna il ritorno di Fabrizio Moro con Non Ho Paura di Niente, un album che arriva dopo due anni e mezzo di silenzio discografico e che riporta al centro la sua urgenza creativa, fatta di sincerità, inquietudini e visioni limpide. Pubblicato solo in formato fisico (CD, vinile e in una speciale edizione deluxe green petrol numerata), il disco raccoglie nove nuovi brani prodotti da Katoo, tutti attraversati da una scrittura che scava e osserva, alternando fragilità e lucidità, rabbia e dolcezza, intimità e tensione sociale.

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Foto di Shipmate

Moro stesso ha definito questo progetto come uno dei più intensi e sofferti della sua carriera, nato in un periodo di disillusione verso le dinamiche del mondo musicale, in cui la fretta sembra aver divorato il tempo necessario per costruire un pensiero. In questo nuovo lavoro, invece, il tempo è stato riconquistato: ogni canzone porta con sé il peso e il valore di un percorso fatto di riflessioni, ripensamenti e verità che non cercano sconti. Con l’uscita del disco e della bonus track “Prima di domani”, disponibile nell’edizione deluxe, inizia anche un nuovo capitolo di incontri con il pubblico, tra instore e un tour previsto per il 2026. È proprio da questo ritorno, dal bisogno di rallentare per dire qualcosa che resti, che parte la nostra conversazione con Fabrizio Moro.

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Fabrizio, “Non ho paura di niente” è il titolo del tuo nuovo album. Da dove nasce questa frase, che è anche un po’ un mantra?
Io ho paura di tante cose, ma per abbatterle mi ripeto spesso Non ho paura di niente. È diventato una specie di mantra, un modo per darmi forza nei momenti difficili. Questo disco nasce proprio da un periodo di particolare sofferenza emotiva, perché ho sempre la sensazione che quello che ho dentro stia per finire, e allora scrivere diventa un modo per tenermi vivo.
Hai deciso di far uscire il disco solo in formato fisico — CD, vinile e vinile deluxe — e non in digitale. Perché questa scelta, che ho molto apprezzato e che anche altri artisti stanno seguendo negli ultimi tempi?
Per realizzare questo disco ci sono voluti due anni e mezzo di lavoro, di ricerca, di emozioni vere. Spero che i miei fan apprezzino lo sforzo e la scelta di proporlo solo su supporto fisico. Voglio che chi lo ascolta viva un’esperienza più profonda, più lenta, più vera. Se invece qualcuno preferisce la musica digitale… beh, può sempre ascoltare un altro mio disco in streaming.
Hai parlato di delusione verso il sistema musicale attuale. Cosa ti ha portato a questa riflessione?
Oggi molte etichette sono drogate dal sistema dei numeri: visualizzazioni, stream, algoritmi. Per rincorrere tutto questo, spesso la canzone passa in secondo piano. Quando sei uno che soffre per scrivere un disco, questo ti fa male. Prima c’erano filtri, dai direttori artistici ai giornalisti, fino alle radio. Se non arrivavi a una certa qualità, non passavi. Oggi passa un po’ di tutto, e a volte ti viene voglia di mollare.

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Foto di Shipmate

C’è un brano che senti particolarmente rappresentativo di questo tuo nuovo percorso?
Forse “Simone spaccia”. In quel pezzo racconto il contesto sociale in cui sono cresciuto. Vedo i miei figli e i ragazzi di oggi vivere in un’orbita che non è reale, schiavi dei telefoni, di un mondo fatto di estetica e finzione. È una droga. Non voglio sembrare quello che dice “si stava meglio una volta”, ma eravamo diversi: davamo più valore alle cose, anche alla vita stessa.
Hai detto di averci messo “tanto cuore e tanto fegato”. Cosa intendi con questa frase?
Che non ho lasciato nulla di non detto. Ho messo dentro paure, fragilità, rabbia, ma anche tanta speranza. Non ho scritto per piacere a qualcuno, ma per liberarmi. Questo disco è una parte di me, vera e cruda.
Dopo due anni e mezzo, che bilancio fai della tua carriera e della tua vita oggi?
Il bilancio è stupendo. Mi sento fortunato. Sono nato povero e umile, e questo mi fa vivere tutto con grande serenità. Oggi sto facendo la vita che sognavo da ragazzo, quindi mi godo ogni cosa con leggerezza e gratitudine.
Guardando avanti, cosa ti aspetta?
Il futuro è un punto interrogativo enorme, e questa è la cosa più bella. So solo che nel 2026 tornerò in tour con “Non ho paura di niente Live”. L’anteprima sarà a Roma, il 2 maggio, e poi da ottobre nei club italiani. Il ritorno tra i fan è sempre la parte più bella: ogni volta che scrivo un album immagino già il concerto, il palco, l’energia. Non vedo l’ora di viverlo.