Addio a don Antonio Mazzi, il prete che ha fatto della musica uno strumento di speranza

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Con la scomparsa di don Antonio Mazzi, morto a Milano all’età di 96 anni, il mondo della musica perde uno dei suoi più autentici punti di riferimento. Fondatore della comunità Exodus, il sacerdote veronese ha sempre considerato la musica un linguaggio privilegiato per arrivare al cuore dei giovani, trasformandola in uno strumento di dialogo, rinascita e speranza.

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Don Mazzi (a sinistra) con Beppe Carletti dei Nomadi nel 2007 a Novellara (foto di Antonio Ranalli)

Nel corso di oltre quarant’anni di attività, tantissimi artisti hanno scelto di sostenere Exodus, partecipando a concerti, iniziative benefiche e incontri con i ragazzi della comunità. Un rapporto costruito sulla stima reciproca e sulla convinzione che la musica potesse diventare un’occasione concreta di riscatto per chi attraversava momenti di fragilità. Tra gli amici più cari di don Mazzi c’erano Beppe Carletti e i Nomadi. Il fondatore della storica band emiliana è stato per decenni al fianco di Exodus, condividendone valori e progetti. La vicinanza tra don Mazzi e i Nomadi non si è limitata a una semplice collaborazione artistica: è stata un’amicizia profonda, alimentata dalla comune attenzione verso gli ultimi e dall’impegno sociale che ha sempre caratterizzato sia il sacerdote sia il gruppo di Novellara. Numerose le occasioni in cui i Nomadi hanno messo la loro musica al servizio della comunità, contribuendo a raccolte fondi e iniziative dedicate ai ragazzi accolti da Exodus. Attorno a don Mazzi si è stretta negli anni una lunga schiera di musicisti e cantanti che hanno trovato in lui una figura capace di ascoltare senza giudicare e di indicare sempre una strada possibile. Concerti, eventi e manifestazioni organizzati da Exodus hanno visto alternarsi sul palco alcuni dei più importanti nomi della musica italiana, accomunati dalla volontà di sostenere il lavoro di una comunità che ha restituito speranza a migliaia di giovani. La musica accompagnerà anche l’ultimo saluto al sacerdote. Come annunciato dalla Fondazione Exodus, i funerali, in programma lunedì 3 agosto, alle ore 15, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, saranno animati dai canti, dalla musica e dalle testimonianze dei ragazzi e degli educatori provenienti dalle comunità Exodus italiane e internazionali, nel segno di quella gioia che don Mazzi ha sempre voluto trasmettere anche nei momenti più difficili. Per la giornata delle esequie il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha proclamato il lutto cittadino.

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Un Don Mazzi divertito nel 2014 a Novellara (foto di Antonio Ranalli)

Tra i numerosi messaggi di cordoglio arrivati dal mondo delle istituzioni c’è anche quello del ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che ha ricordato il sacerdote con parole di grande affetto: «Don Mazzi veniva da Verona, la mia stessa città e l’ho conosciuto quando ero poco più che bambino. Ha sempre avuto uno spirito ribelle ma sincero. Conservo nel cuore il ricordo del nostro ultimo incontro, a Peschiera del Garda in occasione del quarantesimo di Exodus e del suo compleanno per i 95 anni, dove a sorpresa venni travolto dall’abbraccio e dal canto commovente di centinaia dei suoi ragazzi. Buon riposo Antonio, grazie di tutto». Educatore, giornalista, volto televisivo e autore di libri, don Antonio Mazzi ha dedicato la propria vita agli ultimi, fondando Exodus nel 1984 dopo aver vissuto da vicino il dramma della tossicodipendenza tra i giovani del Parco Lambro. Una missione che negli anni ha dato vita a una rete di circa quaranta realtà in Italia e nel mondo, senza mai perdere di vista l’importanza della cultura, dell’arte e della musica come strumenti di crescita. Se oggi migliaia di persone ricordano don Mazzi come il “prete di strada”, il mondo della musica lo ricorderà anche come un uomo che ha saputo unire artisti e solidarietà, dimostrando che una canzone può essere molto più di un semplice intrattenimento: può diventare una mano tesa, un’occasione di rinascita e un messaggio di speranza.