Transumare Fest, Giorgio Poi incanta Roseto al tramonto: una chiusura da ricordare per la terza edizione

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Certe immagini restano impresse nella memoria più di qualsiasi fotografia. Il sole che scende lentamente sull’Adriatico, il mare a pochi passi, centinaia di ragazzi sdraiati sull’erba con un telo steso sul prato, il silenzio rispettoso di chi aspetta una canzone e poi le prime note che si diffondono nell’aria. La serata conclusiva della terza edizione del Transumare Fest, andata in scena sabato 22 agosto a Roseto degli Abruzzi, è stata soprattutto questo: un’esperienza collettiva capace di andare oltre il semplice concerto.

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Giorgio Poi sul palco del Transumare Fest

A suggellare il finale del festival è stato Giorgio Poi, protagonista di uno dei live più emozionanti e suggestivi dell’estate abruzzese. Accompagnato da un quartetto d’archi composto da Caterina Coco e Giulia Pecora ai violini, Fausto Cigarini alla viola e Clarissa Marino al violoncello, il cantautore romano ha trasformato il suo repertorio in qualcosa di ancora più delicato e cinematografico. Un concerto iniziato intorno alle 20, con le ultime luci del giorno a tingere il cielo e il mare, e proseguito per circa un’ora in una dimensione sospesa, quasi irreale, dove la musica sembrava fondersi con il paesaggio. Ci sono artisti che riempiono i palazzetti e artisti che riescono a creare un mondo intorno a sé. Giorgio Poi appartiene alla seconda categoria. La sua scrittura elegante, la capacità di muoversi tra pop d’autore, psichedelia e canzone italiana hanno trovato nel contesto del Transumare Fest una cornice ideale. L’esibizione è partita con “I pomeriggi”, immediatamente seguita da “Giochi di gambe”, “Nelle tue piscine” e “Acqua minerale”, brani che hanno mostrato fin da subito quanto l’apporto degli archi riuscisse ad ampliare e rendere ancora più evocativo il suo repertorio. Uno dei momenti più divertenti della serata è arrivato durante “Tutta la terra finisce in mare”. Al termine del brano Giorgio Poi si è rivolto al pubblico scherzando sul fatto che molte delle canzoni eseguite fino a quel momento contenessero riferimenti all’acqua e al mare. Una coincidenza, ha spiegato sorridendo, che si è trasformata in un involontario omaggio allo spirito del Transumare Fest e alla sua location affacciata sull’Adriatico. Da “Rococò” a “Non c’è vita sopra i 3000 kelvin”, passando per “Solo per gioco” e “Un aggettivo, un verbo, una parola”, il concerto ha mantenuto un equilibrio perfetto tra introspezione e leggerezza. L’apice emotivo è arrivato probabilmente durante “Niente di strano”, quando l’artista si è concesso una piccola ma significativa licenza poetica. Nel verso che normalmente recita “È molto lunga la strada che da Milano porta in paradiso”, Giorgio Poi ha sostituito Milano con l’Abruzzo, cantando: “È molto lunga la strada che dall’Abruzzo porta in paradiso”. Un gesto semplice ma accolto con entusiasmo dal pubblico, che ha risposto con uno degli applausi più calorosi della serata. Nel finale sono arrivati alcuni dei brani più amati del suo repertorio: “Giorni felici”, “Barzellette”, “Moai”, “Uomini contro insetti”, “La musica italiana” e la conclusiva “Vinavil”, chiusura perfetta di un live che ha confermato il talento di un autore tra i più raffinati della scena italiana contemporanea.

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Pubblico delle grandi occasioni al Transumare Fest

La giornata conclusiva del festival non si è però limitata all’esibizione del suo headliner. Prima di Giorgio Poi è salita sul palco Zoe, cantautrice che negli ultimi anni ha intrapreso un percorso solista caratterizzato da sonorità elettroniche, intime e fortemente emotive. La sua esibizione ha rappresentato una perfetta introduzione alla dimensione raccolta e contemplativa della serata, alternando momenti di delicatezza a passaggi più energici e moderni. Dopo Giorgio Poi, sul palco grande, spazio a faccianuvola, una delle realtà emergenti più interessanti del panorama italiano, capace di muoversi con naturalezza tra indie, elettronica e scrittura generazionale, confermando tutte le aspettative che negli ultimi mesi si sono concentrate attorno al suo nome. Grande curiosità anche per i Deki Alem, duo svedese che ha portato in riva all’Adriatico una proposta sonora internazionale e decisamente originale. Il loro set ha mescolato drum and bass, dance, trip-hop e rap in una formula energica e contemporanea, offrendo una delle performance più dinamiche dell’intera giornata. Tra i protagonisti del programma anche Marcello Newman, polistrumentista e regista legato al mondo del bedroom pop e noto per le collaborazioni passate con artisti come I Cani e Calcutta. Il suo live ha aggiunto un ulteriore tassello alla varietà stilistica del festival, dimostrando la volontà degli organizzatori di costruire una proposta artistica ampia e mai scontata. Particolarmente significativo anche il ritorno di Nicky Macha e Gabbs, fondatori del Transumare Fest, che hanno condiviso il palco in uno storico back to back riportando in vita lo spirito di Jooice a oltre dieci anni dalla nascita del progetto. Un momento dal forte valore simbolico e affettivo per chi segue la scena musicale locale da lungo tempo.

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Zoe, protagonista della giornata conclusiva del Transumare Fest

La sensazione, al termine di questa terza edizione, è che il Transumare Fest abbia definitivamente superato la fase della scommessa per entrare in quella delle certezze. L’Abruzzo è tornato con convinzione all’interno del circuito dei festival musicali italiani e internazionali. Non era semplice riuscire a costruire una manifestazione capace di affiancare qualità artistica, cura organizzativa e una precisa identità territoriale. Eppure, il Transumare Fest sembra esserci riuscito. Da tempo, probabilmente dai giorni del compianto Siren Fest di Vasto, in Abruzzo non si vedeva un festival capace di proporre un cartellone tanto interessante e coerente. Ma il vero punto di forza della manifestazione va oltre i singoli nomi presenti in cartellone. Il Transumare è diventato uno di quei festival ai quali si partecipa non soltanto per l’headliner, ma per l’atmosfera complessiva. Per la cosiddetta “vibe”, direbbero i più giovani. Si entra facilmente, si vive senza stress e senza le complicazioni tipiche di molti grandi eventi estivi. Due palchi, orari accessibili, numerosi punti ristoro, prezzi contenuti, acqua potabile gratuita, la possibilità di stendere un telo sull’erba e godersi la musica in totale tranquillità. Non ci sono chilometri da percorrere tra un palco e l’altro, aree sovraffollate dove si vede poco e si sente peggio, né quella proliferazione di zone esclusive che spesso finiscono per dividere il pubblico in categorie. Qui il concerto torna a essere un’esperienza condivisa. L’area del lungomare di Roseto degli Abruzzi sembra inoltre trovare il perfetto equilibrio tra capienza e vivibilità. Ospita il numero giusto di persone per consentire a tutti di vivere davvero la musica, in un periodo storico in cui sempre più eventi puntano su numeri giganteschi e spazi sovradimensionati.

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La chiusura affidata a Giorgio Poi e al suo quartetto d’archi ha rappresentato il manifesto perfetto di ciò che il Transumare Fest vuole essere: qualità artistica, attenzione ai dettagli, legame con il territorio e ricerca di un’esperienza autentica. Per questo motivo viene naturale guardare già alla quarta edizione con curiosità e fiducia. Se il percorso intrapreso dagli organizzatori continuerà in questa direzione, il festival potrà consolidarsi come uno degli appuntamenti più interessanti dell’estate italiana. Un plauso va anche al Comune di Roseto degli Abruzzi, che ha creduto in una manifestazione capace di valorizzare il territorio attraverso la cultura e la musica. L’augurio è semplice: tornare qui tra un anno, ritrovare lo stesso prato, lo stesso mare e la stessa voglia di stare insieme. E lasciare ancora una volta ai ragazzi del Transumare il compito di apparecchiare un’altra di quelle rare giornate in cui tutto sembra andare esattamente come dovrebbe.