Meri Lu Jacket: la musica è emozione, condivisione ed empatia

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Un esordio tra folk e rock, che ha colpito tutti per classe, eleganze ed energia, e che abbiamo recensito con entusiasmo, al punto da voler incontrare Meri Lu Jacket e farci raccontare qualcosa di più della sua musica e dei suoi progetti.

Quando ha scoperto l’amore e la passione per la musica e quando hai deciso di esprimerti come cantante e musicista? Avevo 16 anni, mi annoiavo e volevo fare qualcosa di diverso, così ho deciso di imparare a suonare la chitarra. Tutti i venerdì mi incontravo con alcuni ragazzi per suonare a caso, e da lì ho capito che avevo una grande passione, che poi mi ha portato a suonare nei locali di Lisbona.

Secondo te la musica è più istinto o disciplina? La musica è emozione, condivisione ed empatia. La disciplina è necessaria, ovviamente, ma l’ascoltatore non cerca la disciplina: vuole semplicemente emozionarsi.

Quali sono stati i tuoi idoli ed oggi c’è qualche artista “nuovo” che vedi come riferimento? I miei idoli sono i classici del soul, come Etta James e Sam Cooke, passando per il rock dei Doors, il pop di Adele, il jazz di Amy Winehouse e il folk-pop di Ed Sheeran. Ascolto tantissima musica… Oggi consiglierei di ascoltare gli Alabama Shakes: hanno un’energia incredibile.

Come hai lavorato in studio? Sei entrata con i brani pronti o sono stati rifiniti in fase di pre-produzione? Alcuni brani erano pre‑prodotti, una bozza che avevo buttato giù in cameretta. Altri, invece, li ho portati in studio suonando solo voce e chitarra, e insieme abbiamo trovato la direzione giusta.

“Suitcase” il primo singolo tratto da “All In”, album di esordio di Meri Lu Jacket

Ho visto su YouTube alcune tue esibizioni e sono davvero esplosive e generose? Pensi che la dimensione del palco sia la più congeniale per te? E riesci a suonare dal vivo con continuità? Il palco lo crei tu. Secondo me, più grande è il palco, più facile può essere esibirsi. Ma i “palchi veri” sono quelli in cui davanti a te ci sono solo 10 persone, o anche 2, e devi trasmettere la stessa emozione e la stessa energia che daresti su un palco grande. È lì che si vede il talento: la capacità di suonare senza far caso alle dimensioni del palco.

Come sei entrato in contatto con Tony Moore, è una scelta in qualche modo curiosa? Tony, è stato davvero a caso. Ci siamo conosciuti a uno showcase a Londra, dove lui presentava gli artisti, e non sapendo chi fosse, abbiamo instaurato un’amicizia. Abbiamo iniziato a lavorare insieme, organizzando serate a Londra, per poi ritrovarci per caso nel suo salotto a scrivere She…. È stato tutto molto naturale.

Cosa ti aspetti per il tuo futuro artistico, ma soprattutto tu cosa vorresti? Vorrei semplicemente girare il mondo suonando e avere quei quattro spiccioli in tasca per vivere tranquillamente… niente di più.

L’idea di proporre alcuni pezzi in una nuova veste con gli ospiti come prende forma? E c’è un motivo particolare che avete posizionati i brani alla fine? Nell’album ho voluto inserire un brano acustico registrato nel bagno di casa mia, perché è anche quello che sono io: non solo produzioni e arrangiamenti curati, ma anche voce e chitarra. È così che giro il mondo ed è così che sono nata. Inoltre, ho sempre reso un po’ miei i brani cover, quindi ci tenevo a mostrare questo lato di me.

Mary lu Jacket, alias della italo-inglese Maria Francesca Marchione, è una cantante, compositrice e musicista con uno stile unico che attinge dal classic rock al soul. La sua passione per la scrittura di canzoni la porta a laurearsi nel 2023 in Songwriting presso la rinomata British Modern Music University di Bristol, dove si è rapidamente distinta come elemento catalizzatore durante il percorso di studi. Nel 2024 vince i contest “Firenze Suona” e “St. John Mood” e nello stesso anno conclude il Summer Tour con più di 30 date in Italia e nel Regno Unito, condividendo il palco con artisti del calibro di Gaia e Bandabardò.