Recuperiamo con piacere, a distanza di un paio di mesi dalla pubblicazione, questo ottavo album degli Òvera, band di Pistoia che da tre decenni mantiene inalterata la forza espressiva, in un viaggio che ha saputo spostarsi, tra rock, elettronica e cantautorato, senza mai tradirsi. “Divergenze creative” in nove tracce nella versione standard, si muove sinuoso tra tecnologia ed umanità, sulle orme di un pop elettronico elegante, che mi ha ricordato realtà come i La Crus e di conseguenza il Mauro Ermanno Giovanardi solista, i La Sintesi e Andrea Chimenti. Negli Overà tenui tappeti sonori si scontrano con un cantato raffinato, che narra di emozioni ed esperienze, tra sentimento e quotidianità. Oltre alla band, che trovate sotto, dobbiamo segnalare l’ottimo lavoro dell’ospite Gabriele Gai, che si occupa degli impasti di elettronica e campionamenti vari, oltre che della produzione.
Non ci sono trucchi, né esagerazioni nella proposta degli Òvera, come dimostrano ottimi brani come “Ad un passo da te”, “Metaverso” e “Contare sulla distanza”, monito contro la tendenza del valutare tutto nell’immediato, mentre in “Spalle coperte” ascoltiamo una chitarra acustica che fraseggia con rare note di tastiere, tappeto docile per la vocalità profonda di Paolo Ferro, fino al ritmo danzante di “Tutto cade”, con un refrain che non si dimentica. Bella la sorpresa di ascoltare in “Erbe selvatiche” Alessandro Fiori, ex cantante dei bolognesi Mariposa e da tempo impegnato come solista. In apertura abbiamo parlato di versione standard, perché alla fine del cd, troviamo uno duplice regalo: due brani con un nuovo missaggio, condivisi con l’amato e compianto Paolo Benvegnù, che proprio un anno fa ci lasciava. Il primo è “Polvere”, ed ascoltando il coro ripetuto all’infinito “Cosa resta di noi…” non si possono trattenere le lacrime, seguito da “Se fosse noi”, brani che ci emozionano, non solo per la presenza dell’inconfondibile voce di Paolo, a cui l’intero album è dedicato, ma perché sono due pezzi bellissimi a prescindere. “Divergenze condivise” dimostra che anche dopo tanti anni di sottobosco, la musica vissuta con amore e lontana dalle copertine patinate, può essere ancora veicolo di emozioni e vellutata bellezza. Un disco poetico, di quelli che ascolti e sei felice.
Òvera: Stefano Nerozzi: chitarra; Alessandro Pacini: batteria; Andrea Signorini: basso
Pasquale Scalzi: flicorno, organetto diatonico; Paolo Ferro: voce
