Ansia, silenzio e riscatto: Sanremo 2026 ha cantato il mutismo selettivo senza saperlo

Tempo di Lettura: 2 minuti

C’è un filo invisibile che attraversa Sanremo 2026 da cima a fondo. Si chiama ansia. Si chiama blocco. Si chiama paura di non farcela — e coraggio di provarci lo stesso. La dottoressa Marta Di Meo, psicologa psicoterapeuta e massima esperta italiana di mutismo selettivo, l’ha riconosciuto immediatamente. E ha scelto questa settimana per portare all’Ariston la campagna #BeBrave, con una farfalla che spicca il volo sui braccialetti: il simbolo di ogni bambino che impara, passo dopo passo, a trovare la sua voce.

Fedez e Marco Masini hanno aperto “Male necessario” con quattro parole che chi conosce il mutismo selettivo riconosce senza esitazione: “Dal silenzio che è un rumore”. Non è una metafora. È una descrizione precisa. Il silenzio del mutismo selettivo non è assenza — è un rumore interno, continuo, fatto di parole che vogliono uscire e non riescono. E il verso “Ora non ho più bisogno di scappare” descrive esattamente la svolta del percorso terapeutico: non il momento in cui la paura scompare, ma quello in cui si smette di darle il controllo. Fulminacci ha portato sul palco dell’Ariston l’immagine di un pomeriggio bloccato, sospeso, paralizzato. Una sensazione che chi vive il mutismo selettivo — e chi gli vuole bene — conosce bene: il tempo che non passa, il corpo che non risponde, la volontà che c’è ma non basta. Alfa, nel raccontare le sue crisi di ansia sociale, ha messo in parole quello che migliaia di bambini non riescono ancora a dire: la voce c’è, ma il corpo si rifiuta di usarla. E poi c’è stata la storia più grande di tutte. Sal Da Vinci ha vinto Sanremo 2026 con “Per sempre sì” dopo quarant’anni di carriera. Sul podio, con lui, il Maestro Adriano Pennino — direttore d’orchestra di quella vittoria storica — un professionista che lavora nell’ombra per far brillare l’artista. Come un buon terapeuta fa con i suoi pazienti. “La vita è un campionato. Sono caduto, ma esserci è un segnale per chi persevera. Niente ci è dovuto”. Questa frase di Sal Da Vinci potrebbe essere la sintesi del percorso di ogni bambino con mutismo selettivo: non si tratta di essere i più veloci, né i più coraggiosi fin dal primo giorno. Si tratta di non smettere. Di esserci, anche quando è difficile, anche quando la voce non vuole uscire. Perché chi persevera, alla fine, trova il suo palco. Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia che blocca la parola in contesti specifici. Non è timidezza. Non è un disturbo dello spettro autistico. Con il trattamento cognitivo-comportamentale specifico — che la dott.ssa Di Meo applica come prima professionista in Europa con il protocollo PCIT-SM — porta alla guarigione completa. Ma solo se viene riconosciuto. #BeBrave è qui per questo. Alla campagna hanno partecipato Beppe Convertini, Beatrice Luzzi, il senatore Antonio Razzi, Elisa D’Ospina, il direttore di Vero Salute Nicola Santini e il Maestro Adriano Pennino.