
Diciamocelo: dopo 30 anni, molte band iniziano a fare la propria “cover band”., basta pensare a come hanno un pò stancato U2 o Pearl Jam per esempio. I Subsonica, invece, con “Terre rare” hanno fatto un viaggio vero. Sono andati in Marocco, si sono messi a suonare con i musicisti locali a Essaouira e ne sono usciti con un album che profuma di polvere, mare e sintetizzatori vintage. Se vogliamo, possiamo fare un parallelismo con i Gorillaz i quali hanno concepito l’ultimo lavoro in India. Non aspettatevi un disco “da classifica” fatto per TikTok. È un lavoro denso: dentro c’è il solito mix micidiale Subsonica, ma stavolta c’è meno “freddezza” digitale e molto più groove umano. Si ascoltano strumenti tradizionali africani che si incastrano con i bassi di Vicio e i tastieroni di Boosta. In questo lavoro si parla di muri che si alzano, di quanto siamo diventati schiavi degli algoritmi e di quanto sia difficile (ma necessario) restare umani. È un disco per chi ha voglia di ascoltare, non solo di sentire. Se cerchi la hit estiva da spiaggia, forse non è questo il posto giusto. Se cerchi i Subsonica che sperimentano, che rischiano e che hanno ancora qualcosa di urgente da urlare nel microfono, allora “Terre Rare” è una bomba. Sembrano tornati ai tempi di “Microchip Emozionale”, ma con trent’anni di esperienza e qualche cicatrice in più che li rende ancora più interessanti.
La tracklist
- Al confine
- Straniero
- Teorie
- Radio Mogadiscio
- Rifugio
- Ghibli
- Grida
- Transumanesimo
- Jinn
- Alisei
- Il tempo in me
- Terre rare