Fino al 2 agosto 2026, Parma accoglie uno dei progetti artistici più significativi della stagione europea: “SEED” e “My Light Years”, che segnano il ritorno in Italia di Brian Eno, figura centrale della cultura contemporanea capace di ridefinire il rapporto tra suono, immagine e spazio. Dopo il Leone d’Oro alla carriera conferitogli dalla La Biennale di Venezia nel 2023, l’artista britannico torna con un intervento che è al tempo stesso estetico e urbano, riattivando due luoghi simbolo della città: il Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio, restituiti al pubblico dopo anni di chiusura.

Nel primo prende forma “SEED”, installazione audio site-specific realizzata con la scrittrice Ece Temelkuran. Qui Eno costruisce un paesaggio sonoro diffuso, composto da musica generativa che muta costantemente nello spazio dei Giardini di San Paolo. L’esperienza è profondamente immersiva: il visitatore, muovendosi liberamente, diventa parte attiva dell’opera, creando una propria colonna sonora unica e irripetibile. Il progetto riflette su temi centrali nella ricerca dell’artista, come il rapporto tra tempo, percezione e ambiente, e si propone come uno spazio di quiete e contemplazione. L’esperienza sarà poi fissata in un vinile unico destinato alla Casa del Suono, a testimonianza del legame tra l’opera e la città. All’Ospedale Vecchio si sviluppa invece “My Light Years”, la prima grande mostra europea dedicata all’esplorazione della luce come mezzo artistico. Il percorso riunisce oltre quarant’anni di ricerca, dalle prime sperimentazioni video degli anni ’80 fino alle installazioni generative più recenti. Opere storiche dialogano con lavori iconici come 77 Million Paintings, in cui immagini e suoni si combinano in sequenze infinite, e con nuove creazioni realizzate per Parma, come Face to Face, dove volti umani si trasformano lentamente l’uno nell’altro generando identità sempre nuove. Curato da Alessandro Albertini, il progetto evidenzia come l’arte contemporanea possa dialogare con la memoria storica e contribuire alla rigenerazione dello spazio pubblico. Più che una semplice esposizione, “SEED” e “My Light Years” propongono un’esperienza immersiva che invita a rallentare, a sostare e a ripensare il rapporto tra individuo, ambiente e comunità, trasformando la visita in un percorso sensoriale e riflessivo.