Nel 1974 era alla presentazione di Niente e Così Sia di Oriana Fallaci ed è tornata a casa con la copia autografata di quel libro: ovvio che quello è stato un segno del destino, in una sorta di predisposizione. Per le attive Edizioni Udom sta per uscire il suo nuovo romanzo Pit Stop ed è per questo che l’ho intervistata …
Un bentrovato a Silvia Ammavuta: non diamo per scontato nulla e partiamo dalla domanda più difficile .. come ti piace descrivere Pit Stop? Per me Pit Stop è stato un bel viaggio nel mondo dei libri e le citazioni o i riferimenti che si trovano al suo interno sono la geografia che ha segnato il percorso della vita della protagonista. Per rispondere alla tua domanda dovrei descrivere un po’ di me in tutti i personaggi del romanzo.
In alcuni momenti del libro ricorri a descrizioni fantasiose che trascinano il lettore: mi viene in mente quando parli del tempo come una grande valigia con la bocca aperta … Ciascuno di noi vive il ‘tempo’ in maniera strettamente personale, e il vissuto di quel ‘tempo’ è il proprio bagaglio, la propria valigia. Più gli anni passano più sono attratta dal suo mistero. Per me esiste un tempo fatto di emozioni e sensazioni che inaspettatamente si affacciano e mi riportano indietro negli anni e in quel momento il tempo è un ponte fra il passato e il presente. Logico chiederti quali le differenze emotive tra Rosa fra Le Rose (ma anche Lati Oscuri) e Pit Stop: è ovvio che sono diversi, ma anche nel feeling e nel tuo trasporto a scriverli? Il feeling e il trasporto sono stati molto simili. I miei romanzi nascono da una frase, da un pensiero. Non mi piace chiamarla ispirazione, anzi, potrei definirla esigenza. Ogni romanzo è un po’ come se mi avesse bussato sulla spalla, io ho risposto alla sua chiamata. 
Silvia Ammanuta da ragazza cosa amava? Cosa ascoltava tra i cantanti che allora spadroneggiavano? Con quali letture è cresciuta? Nel 1974, la mia maestra mi invitò alla presentazione del libro “Niente e così sia” della Oriana Fallaci. Avevo undici anni. La dedica che mi fece la Fallaci credo sia stato un seme che con il tempo ha germogliato e ha dato i suoi frutti. La musica è stata sempre una compagna, potevo ascoltare Bruno Martino e poi spararmi un bel pezzo dei Led Zeppelin, magari Stairway to heaven! Leggevo un po’ di tutto, spesso erano letture impegnative che trattavano temi sociali e politici. Un titolo che mi viene in mente: “Angela Davis. Autobiografia di una rivoluzionaria.”
Silvia, indubbiamente la tua produzione letteraria spazia attraverso diversi generi, tra cui la narrativa contemporanea, i gialli e i testi illustrati… ma tu per quale senti un particolare trasporto? Per tutti! Se non provassi trasporto non riuscirei a scrivere. Durante la stesura dei miei romanzi vivo a fianco dei personaggi, non so neanche dove mi porteranno; scopro le loro manie, i loro tic e i loro desideri man mano che scrivo. Quando faccio le interviste per il giornale Diari Toscani, i ‘fuori intervista’ sono momenti intensi. E i libri-cataloghi d’arte sono occasione per guardare l’arte attraverso il linguaggio narrativo.
Bellissimo quando scrivi che un personaggio di Pit Stop è fermamente convinto che ci sia sempre un perché quando un libro si affaccia nella vita di un lettore: mi immagino che questo sia anche il tuo personale pensiero… Indubbiamente. Avrai sicuramente capito che per me leggere è una vera passione, ho sempre una pila di libri sul comodino in attesa di essere letti, magari possono stare lì mesi senza che li consideri, poi arriva il giorno in cui quello proprio sotto a tutti mi chiama e pagina dopo pagina capisco il perché mi abbia strizzato l’occhio per attirare la mia attenzione. Altro punto emozionante è quando scrivi che i libri erano la vita di un tuo protagonista: arrivi addirittura a definirlo un mondo parallelo al quale poteva accedere a suo piacimento… ma è così anche nella realtà delle persone che consideri tuoi amici o quel brano è un tuo desiderio? Non è un mio desiderio è ciò che succede a me quando leggo! I libri sono il mio mondo parallelo. Spesso rileggo un libro più di una volta nel corso degli anni e ogni volta trovo sempre qualcosa che mi era sfuggito, come quando ritorniamo in un luogo ma non avevamo notato ‘quel’ particolare o semplicemente andiamo a ricercare le emozioni che avevamo provato.
Stairway To Heaven ed Angela Davis: intervista alla scrittrice Silvia Ammavuta ..
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