Intrigato dalla recensione di Giancarlo Passarella, li ho ascoltati anch’io: un raffinato piano trio in una terra di mezzo tra jazz contemporaneo ed elettronica

A tre anni dall’esordio con “Tears and Light”, il trio salentino Yugen – Katya Fiorentino (piano, synth), Stefano Compagnone (basso) e Maurizio De Tommasi (batteria, live electronics) – mette a fuoco la propria fisionomia con “Picture #2”, pubblicato da Filibusta Records, con la produzione di Valerio Daniele. Come evidenziato dall’articolo di Giancarlo Passarella, l’album si sviluppa come un compendio di jazz contemporaneo europeo, dove la forma canonica del piano trio viene decostruita a favore di un’orizzontalità democratica dal carattere fortemente evocativo. Il pregio maggiore del disco risiede nella gestione millimetrica dello spazio e del silenzio. Il pianoforte della Fiorentino funge da essenziale baricentro, pesando ogni singola nota per esaltare il vuoto circostante. Brani come “When order fell in love with chaos”, “The diver U-Bow” o “From the bin to the sunrise” svelano una magistrale tensione trattenuta, in cui i pattern ipnotici e i sub-bassi elettronici della sezione ritmica dialogano con rari ma preziosi elementi acustici, come la chitarra classica di Alessandro Dell’Anna. È una musica cinematografica, colta e priva di compiacimenti solistici. Se anche alcuni episodi soffrono di una certa frammentazione, agendo più come suggestioni atmosferiche che come composizioni compiute, “Picture #2” rimane un’opera di jazz obliquo con una direzione chiara e di sicuro fascino, in cui gli Yugen dimostrano di aver messo a punto un linguaggio preciso e raggiunto la maturità espressiva.