Il suo disco si intitola Eterea e questa cantante (autrice, insegnante di canto e direttore artistico) si definisce molto fortunata, perché si sente tanto amata. Ad un iniziale amore per il funk, soul, black music e rock (da Jimi Hendrix a Erykah Badu), le sue emozioni ora le vive attraverso la musica contaminata mediorientale, araba e indiana e la sperimentazione vocale. La mia intervista non si limita a conoscere come si muove nell’ ambito del jazz contemporaneo, della musica d’autore e della world music ..
Sonia Spinello buongiorno: devo confessarti che Eterea è un disco che mi ha convinto .. ma penso che anche le altre recensioni uscite siano tutte positive .. Eterea è per me un lavoro molto importante, un concept album che mi racconta. Come tutta la mia musica, e come dico sempre, ogni mio disco è un “pezzo” di vita e di percorso; Eterea racconta davvero un frammento importante, quello di una grande trasformazione, di un cambiamento, di un momento di lavoro su me stessa in cui finalmente sono riuscita a vedere, con grande consapevolezza, tutta una serie di cose. Mi sento autentica e nuda in questo lavoro, lasciando trasparire ciò che è stato, che è e che vuole essere. Oltre alla ricerca musicale e timbrica che sto facendo da anni, questo album rappresenta davvero una sorta di svolta. Devo ringraziare di cuore Sonia Candellone, la meravigliosa musicista con cui ho condiviso tutto questo progetto e senza la quale nulla sarebbe stato possibile: è un lavoro che porta le nostre energie, il nostro vissuto e la nostra esperienza. In effetti, questo disco sta ricevendo solo recensioni meravigliose, al di sopra di ogni aspettativa, e questo mi tocca profondamente e mi commuove. 
Vorrei fare un plauso a Stefano Amerio all’Artesound, perché ha colto tutti le cromatiche varietà della tua voce: oltre a lui, per Eterea chi vuoi ringraziare? Stefano Amerio è un uomo di grande sensibilità musicale, un professionista incredibile, e registrare da lui è come sentirsi in una bolla, in una vera “comfort zone”. Il suo lavoro è un grandissimo valore aggiunto e lo ringrazio davvero di cuore. Oltre a lui, devo ringraziare tutti i meravigliosi musicisti che hanno contribuito con la loro arte a rendere questo disco speciale: in primis Sonia Candellone e poi Piotr Schmidt, Achille Succi e Daniele Di Bonaventura, tre giganti della musica a livello internazionale. Ma non solo: voglio ringraziare Mario Caccia e l’etichetta Abeat Records, Marina Barbensi, sua moglie, e Paola Tieppo, la mia agenzia stampa e booking manager, oltre a tutte le persone che continuano a dimostrarmi amore e supporto da sempre. Sono molto fortunata, mi sento tanto amata. E per ultimo, ma non meno importante, il mio compagno, che ancora non conoscevo durante la realizzazione del disco ma che già ne faceva parte, come una sorta di premonizione. La vita non finisce mai di stupirmi.
Sono curioso di sapere quali artisti amavi da bambina, quali invece quelli attuali che più ti rapiscono .. ma vorrei anche sapere quale concerto live ti ha veramente spiazzato …. Da bambina mi sono innamorata di Billie Holiday e di Stevie Wonder; a quest’ultimo ho anche dedicato il mio album premiato in Giappone, Wonderland (2016). Da ragazza i miei ascolti spaziavano tra funk, soul, black music e rock (da Jimi Hendrix a Erykah Badu). Oggi il mio gusto si è spostato verso la musica contaminata mediorientale, araba e indiana e la sperimentazione vocale, stimolata da artisti come Dhafer Youssef e Becca Stevens, senza dimenticare il cantautorato italiano. Tra i concerti memorabili della mia vita ci sono giganti come James Brown ed Herbie Hancock. Infine, una citazione speciale va a Ivan Segreto, artista che mi commuove sempre e con cui oggi ho l’onore di collaborare.
Una domanda sincronica te la devo fare: concordi con chi ti definisce maestra nell’ unire lo studio tecnico della voce a un approccio bioenergetico circadiano? Ringrazio per questa definizione in cui mi riconosco. Dedico la mia vita alla voce da sempre: insegno da trent’anni, ricercando e sperimentando ogni giorno. Accanto all’anima musicale pulsa quella di terapeuta olistica. Non scindo mai la tecnica dall’essere umano nella sua interezza: siamo energia in continuo cambiamento, microcosmi fatti di storie, traumi, talenti e risonanze karmiche. Chi studia con me intraprende un viaggio profondo a 360 gradi. In questo cammino l’approccio bioenergetico circadiano è fondamentale. La voce riflette la nostra biologia: insegno a seguire il ritmo naturale del sole — la luce del mattino per attivarsi, il picco pomeridiano per il canto, il buio della sera per rigenerarsi. Unire la tecnica a questa visione biologica e spirituale permette di cantare in modo nuovo, ritrovando una profonda connessione con la propria identità. L’altra mia curiosità è sul tuo lavoro come direttore artistico e ti cito Orta Jazz Festival, Jazz Club Borgomanero e Blue Monk Festival: come concili questo lavoro con quello di artista? A dirti la verità non lo so nemmeno io. Spesso mi chiedo dove trovi le forze per gestire quattro festival come direttrice artistica, l’insegnamento, le terapie, i concerti e la scrittura. L’unica risposta è la passione per la musica, l’arte e le persone. Credo nasca dal desiderio profondo di lasciare qualcosa di buono, portando bellezza e gioia nel mondo. Oggi, però, la mia vita sta attraversando una grande trasformazione. Le mie priorità sono cambiate e ho scelto di rallentare per dedicarmi a me stessa, alla mia vita personale e al mio compagno, che ha portato una gioia immensa nella mia esistenza, permettendomi di guardare il mondo con occhi nuovi. Di questo gli sarò sempre infinitamente grata.
Apri il cassetto dei sogni e tirane fuori uno.. Questa è la domanda più difficile che potessi farmi, perché mi vengono in mente troppe cose e qui entrano in gioco troppi aspetti. Vorrei così tante cose… Vorrei che terminassero tutti i conflitti e le guerre, che venisse cancellata l’ignoranza, che ci fosse più compassione, e che le persone che amo potessero fare un percorso di crescita e stare tutte bene. Vorrei scrivere ancora tanta musica e lasciare tanto di me attraverso di essa. Ma se penso a come mi sento in questo momento, in questo preciso istante, e avessi a disposizione un solo e unico desiderio, allora vorrei poter vivere nella mia “bolla”. E vorrei che questa bolla diventasse la mia quotidianità. Probabilmente nessuno capirà questa risposta, tranne la persona che condivide la “bolla” con me. Il mio rifugio.
Intervista a Sonia Spinello con bolla ed approccio bioenergetico circadiano
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