Enzo Lanzo – Perdu dans un rêve (Da Vinci Jazz Records C01233)

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Ispirandosi all’arte astratta di Kandinskij e Schönberg (ma anche dell’italiano Carlo Belli), il batterista Enzo Lanzo pubblica un suo sesto album davvero interessante e variegato: lo affiancano Louis Sclavis al clarinetto basso ed il chitarrista elettrico Livio Bartolo, costituendo così la classica formazione a trio, vero fulcro di molti generi musicali del ‘900. Il cd edito dall’attiva Da Vinci Jazz Records, si apre con un remake di Paul Motian: l’approccio a It Should’ve Happened a Long Time Ago (title track dell’ omonimo album del 1984, con il chitarrista Bill Frisell in gran spolvero) è un semplice tributo e lo potrei definire un referenziale omaggio, costituendo così l’antipasto ad un piatto che si preannuncia ricco. La mia curiosità cresce sin dalla copertina, dove in relazione visiva vi è una banchina della metropolitana ed un titolo (presentato in modo cromatico differente tra le tre parole) che porta con se riflessioni che conducono al filosofico e financo alla psicanalisi, pur rimanendo il sound in un melting pot tra jazz sperimentale e quello d’avanguardia. Tre fasce di colori distinte in una copertina, riporta alla mente il capolavoro Synchronicity, ultimo disco di Sting con i Police: in quel caso l’ispirazione arriva direttamente dall’omonimo capolavoro scritto da Carl Gustav Jung. Ma ritorniamo alla scelta di un titolo così ed al suo legame con quella immagine: credo che (se escludiamo la casualità) vi sia un nesso tra il sognare di essersi perso ed una metropolitana con cui andare via dal luogo dove si è ora, perché in psicanalisi quel sogno spesso simboleggia una perdita di orientamento o una ricerca di identità. Se questa è la fotografia che il disco realizza, allora hanno più valore brani come Pierrot Le Fou e la conclusiva Who Knows What The Cook Cooked, veri e propri momenti in cui il sound scava dentro di noi, giocando invece su titoli che porterebbero a slanci ludici. Enzo Lanzo (anche lui come il sottoscritto originario della Magna Grecia) arriva a lavorare a Perdu dans un rêve, dopo sette anni di ricerca: è tangibile come stia esplorando le possibilità di un’improvvisazione libera fondata su trame sonore ed altrettanti silenzi, scrivendo brani possenti nella loro struttura (come Joxe Mari, ispirata al romanzo Patria di Fernando Aramburu) e tuffandosi in una rivisitazione storica, come la celeberrima Lamento di Arianna di Claudio Monteverdi. Registrato e mixato al Mast Recording Studio di Bari da Massimo Stano, il cd Perdu dans un rêve potrà soddisfare l’ascoltatore curioso ed il patito di jazz moderno, ma anche chi esprimere una domanda sul suo ruolo all’interno di un entourage o di una struttura professionale: quello che i brani infatti creano è un humus dove c’è la possibilità di cercare relax, calma e profondi respiri.

Tracklist di qiesto disco: It Should’ve Happened a Long Time Ago 3:28, Le città invisibili 7:06, Joxe Mari 5:18, Lamento di Arianna 5:35. Pierrot Le Fou 12:32, P.S. From Poland again (I colori del mare del Nord) 6:12, Perdu dans un rêve 2:29, Who Knows What The Cook Cooked 3:39.