Per il centenario di Dario Fo, francobollo, canzoni, pernacchie e giullarate

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Drammaturgo e Premio Nobel per la letteratura, ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della canzone d’autore italiana: canzoni come Ho visto un re, Tutti uniti! Tutti insieme!, Ma che aspettate a batterci le mani, Vengo anch’io. No, tu no, E la vita, la vita fanno ormai parte della cultura del nostro paese, anche per la loro carica ironica e per essere colonne portanti della discografia di Enzo Jannacci e di Cochi & Renato. Le sue canzoni, proprio come il suo teatro (vedi Mistero Buffo), attingono alla cultura popolare e medievale per criticare l’attualità. I temi principali includono critica al potere (sovrani, vescovi e padroni sono spesso i bersagli della sua ironia), solidarietà agli oppressi (il punto di vista è sempre quello degli ultimi, dei contadini e degli operai) ed una dose unica di surrealismo e paradosso. Riconosciamolo candidamente: Dario Fo ci ha insegnato ad uso corretto utilizzo del linguaggio in modo creativo e divertente per svelare verità nascoste.

Il francobollo vede Emanuela L’Abate come bozzettista e l’immagine di base è riprodotta per gentile concessione del fotografo Guido Harari: l’indicazione tariffaria B significa che il francobollo può essere usato per spedire una normale lettera di peso sino a 20 grammi. Stampato in duecentomilaventicinque esemplari, è stato realizzato dall’ Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. in rotocalcografia: a commento dell’emissione viene realizzato il bollettino illustrativo con articolo a firma di Mattea Fo, la presidente della Fondazione Fo Rame ETS.