Dal 1982 frequenta i corsi a Vallombrosa, dove noi studenti di Scienze Forestali cominciavamo a passare dalla teoria ecologista alla pratica attività lavorativa dei ranger: veniva da Milano e con noi si è integrato subito bene, anche perché potevamo anche parlare della nostra gioventù a Sondrio, dove io ho frequentato Elementari, Medie e Liceo Scientifico e lui veniva a trovare i nonni in Via Pio Rajna. Poi la discussione scivolava sulla comune passione per Bruce Springsteen …

Buongiorno ad Alessandro Nicoloso: cosa vuol dire essere al contempo dottore forestale, paesaggista e fotografo? Il denominatore comune è il desiderio di armonia ma la cosa che mi preme sottolineare è in realtà quanto queste tre cose siano strettamente legate all’evoluzione personale. Dottore forestale è una scelta istintiva in qualche modo ancora giovanile; fotografo è figlio di un percorso di analisi e conoscenza di sé della maturità; paesaggista è un po’ la sintesi, come di fatto è la stessa accezione di paesaggio definita come l’esito “…dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni ..”

Quindi non esiste una giornata tipo per te? Difficile una giornata tipo per chi si occupa di territorio, boschi, torrenti, parchi… molto difficile. D’altra parte, per come sono io non avrei potuto fare diversamente. Un lavoro monotono, ripetitivo mi avrebbe ucciso dentro. Il desiderio di spazi aperti e una certa anarchia caratteriale non me lo avrebbe permesso!

Alessandro da ragazzo che artisti amava? Ora chi lo avvince di più? E nei momenti di relax, a cosa si appassiona? In casa mia respirava il fascino della musica e delle arti visive. La musica mi ha sempre mosso l’anima molto profondamente. I romantici e i neo romantici (Sergej Vasil’evič Rachmaninov su tutti) ma anche il jazz, il country e il blues. Sono stato sempre affascinato da Caravaggio per il suo gusto del reale e per il senso dell’ombra che poi ho visto e ritrovato in Eugene Smith, grande fotografo americano. Mi intriga molto l’arte moderna soprattutto quando è collocata in parchi. Amo gli spazi aperti e silenziosi, dove lo sguardo può spaziare e l’anima entrare in risonanza. Ricordo un emozionante concerto milanese nel 2006 di Bruce Springsteen ed uno a Brescia di Diana Krall il 19 Luglio 2008 …


Logico chiederti dei tuoi primi anni’80 e dei momenti passati ai corsi universitari di Scienze Forestali: quali sono i ricordi più forti che ti sono rimasti nel cuore? Io sono arrivato a Firenze al terzo anno avendo iniziato agraria a Milano. Ricordo soprattutto l’esperienza umana legata alle esercitazioni a Vallombrosa dove il clima di convivialità coinvolgeva anche i docenti. Non è un caso se oggi a distanza di 40anni e più permane un senso di amicizia e un desiderio di condivisione che ci porta ad avere una chat molto frequentata e a organizzare momenti di incontro in giro per l’Italia.
Tra i tuoi progetti, ne trovo alcuni molto legati al mondo musicale… Si, vero. In particolare ci sono due temi (nel mio sito le chiamo “serie”) legati alla musica. Il jazz cui sono naturalmente legato per quell’immancabile senso di libertà e profondità emotiva che porta con sé e quello della musica di strada, musica lontana da qualsiasi concessione al business o al culto di personalità. Una musica che ci accade, ci sorprende, talvolta ci provoca per l’assoluta gratuità che la genera.
Libertà e profondità emotiva con Alessandro Nicoloso, fotografo e forestale tra rock e jazz
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