Un progetto visionario di alto lignaggio in cui si omaggia Paul Motian, batterista e compositore statunitense di origini armene che ci ha lasciato nel 2011 all’età di 80 anni. Salito alla ribalta alla fine degli anni cinquanta con il pionieristico trio del pianista Bill Evans, Paul Motian ha sempre lavorato in una gran quantità di contesti musicali diversi e divenne un musicista professionista nel 1954, quando suonò per un breve periodo con il pianista Thelonious Monk. La sua prima notorietà però è legata alla militanza nel già citato trio di Bill Evans (1959-64), da prima a fianco del giovane bassista Scott LaFaro e successivamente di Chuck Israels, ma anche con i pianisti Paul Bley (1963-64) e Keith Jarrett (1967-76). Avvicinarsi ad un colosso del genere, è stata una operazione particolare che ha visto emozionare Mattia Zanlorenzi (sia come uomo, sia come batterista), ma anche i suoi compagni di viaggio in Wanderlust ossia Claudio Lodati (guitar, live electronics, korg monotron synthesizer) e Danilo Gallo (bass, bass balalaika, farfisa, noise box). A ben inquadrare questa nuova produzione dell’etichetta di Maurizio Bizzochetti ci sono d’aiuto le parole riportare all’interno del cd; sono quelle del critico Davide Ielmini .. Mattia Zanlorenzi a Paul Motian ha dedicato due tesi per i suoi diplomi in Conservatorio, e in entrambi i casi alla parola visionario ha dato un significato che, ora, traduce in questa sua opera prima .. Ecco il focus di questo disco: omaggiare un big come Paul Motian, sul quale c’è stato anche un coinvolgimento a livello di studi scolastici! E questo è ovviamente palpabile nei 4 remake che Wanderlust propone (Sod House, Psalm, In the year of the dragon ed India), ma anche negli 5 brani composti da Zanlorenzi, in cui è forte la lezione di Motian, sia nei suoi progetti solisti, ma anche (e soprattutto) nelle variegate collaborazioni che ha avuto: mi riferisco a Keith Jarrett e Tony Scott, perché album come A Day in New York e The Survivors’ Suite fanno sicuramente bella mostra nella discografia di Zanlorenzi: un brano come l’iniziale Enigma, rende Wanderlust a livello delle migliori produzioni pubblicate negli ultimi lustri in ambito jazz ed in tutte le sue declinazioni. Composizioni come quelle sembrano offrirti la mano ed invitarti a girovagare con la mente in quelle diverse variazioni cromatiche che ha un nostro pensiero in un momento positivo. Lode dunque a Mattia Zanlorenzi per il lavoro svolto e per l’ottimo risultato uscito dalle registrazioni al Crossroad Recording Studio di Cologno Monzese (con Vins De Leo come sound engineer) e per avere dichiarato che .. i brani di Motian sono specchi che ti riflettono e ti mettono a nudo .. Saggia verità!
Tracklist di questo disco: Enigma 5:51, Sod house 6:13, Corsa 2:32, Pslam 4:53, Beyond time 3:12, In the year of the dragon 5:09, Assenza 4:16, India 3:17, Altrove 4:56.
Mattia Zanlorenzi – Wanderlust (Dodicilune Dischi Ed609)
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