Con una denominazione semplice ricavata da una sorta di rilettura del nome delle protagoniste (Elena Crolle, Elena Lippe), le Elle debuttano in un momento dove ci sono altre entità con il medesimo monicker, situazione che crea una certa confusione. Per chiarezza questo duo, affiancato in studio da altri musicisti, arriva da Torino e propone una sorta di pop che fonde cantautorato contemporaneo, folk nordico ed elettronica, mistura che crea un’atmosfera intima, rituale e ipnotica, ma che si libera su belle melodie non banali, he restano incollate addosso dopo un paio di ascolti. I brani si spingono attraverso coordinate minimaliste cupe, ma affascinanti, sorrette da archi, elettronica, con strumenti acustici e beat elettronici, su cui lavora con abilità Elena Crolle, che si occupa anche di arrangiamenti e produzione, elaborati dalla voce emozionante di Elena Lippe, in una veste fortemente evocativa, in un misto di tradizione e modernità.
La scelta di cantare in italiano è il passo più coraggioso che il duo potesse affrontare, ma in questo modo ne traggono vantaggio gli arrangiamenti, che lasciano il giusto spazio ai testi, cantati da Elena Lippe con intonazione perfetta e una certa teatralità. “L’attesa”, “Il guardiano della soglia”, “Distanze”, “Orfeo” affrontano temi importanti e di attualità, identità di genere, sessualità, violenza emotiva, e quando viene celebrata “Crudo” della mai troppo lodata Susanna Parigi (RIP), è evidente che le Elle non amano pescare al pop nazionalpopolare, ma affondano le radici nel Battiato più immateriale, in certi Diaframma e velate atmosfere di folk nordico come Garmarna, Valravn e Wardruna, riferimenti importanti, qui riletti con sensibilità e rispetto. “Il Fuoco dell’Oceano” è un album ricco di emozioni, non per tutti, ma capace di mostrare una via alternativa alla musica inutile che ci sommerge, anche quella di chi vorrebbe fingersi alternativo.
