Suzanne Vega incanta Roma: una notte di poesia e nostalgia d’autore

Tempo di Lettura: 2 minuti

Suzanne Vega ha trasformato la serata di lunedì 20 luglio alla Casa del Jazz di Roma in un viaggio tra memoria, poesia e nuove suggestioni. Nella suggestiva cornice del parco di Villa Osio, all’interno del Roma Summer Fest 2026, la cantautrice statunitense ha confermato ancora una volta il suo straordinario talento nel creare un dialogo intimo con il pubblico, alternando i grandi classici della sua carriera ai brani del nuovo album “Flying With Angels“, protagonista del tour che sta portando in Europa.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Suzanne-Vega-Roma-01-scaled.jpg
foto di Giovanni Buonomo

Accompagnata dall’inseparabile Gerry Leonard, chitarrista capace di costruire paesaggi sonori ricchi di sfumature senza mai sovrastare la protagonista, Suzanne Vega ha scelto una dimensione essenziale, fatta di voce, chitarra e poche parole, ma capace di riempire ogni angolo della Casa del Jazz. La sua interpretazione, misurata ed elegante, ha confermato quanto il fascino delle sue canzoni risieda soprattutto nella forza delle storie che raccontano. L’apertura con “Marlene on the Wall” ha immediatamente riportato il pubblico agli esordi della cantautrice, seguita da “99.9 F°”, “Caramel”, “Gypsy” e dalla sempre intensa “The Queen and the Soldier”. Lo spettacolo ha poi lasciato spazio ai brani del nuovo lavoro discografico, con “Flying With Angels”, “Speakers’ Corner” e “Chambermaid”, che hanno mostrato una scrittura ancora lucida e ispirata, capace di affrontare il presente con la sensibilità narrativa che da sempre contraddistingue l’artista americana. Uno dei momenti più coinvolgenti è arrivato con “Luka”, accolta da un silenzio quasi religioso prima del lungo applauso finale. La canzone, ancora oggi di straordinaria attualità per il tema della violenza domestica, ha mantenuto intatta tutta la sua forza emotiva. Poco dopo è stata la volta di “Tom’s Diner”, trasformata in un coro collettivo dal pubblico romano, che ha accompagnato ogni strofa con entusiasmo.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Suzanne-Vega-Roma-2026-02-scaled.jpg
foto di Giovanni Buonomo

Nei bis Suzanne Vega ha regalato una raffinata interpretazione di “Walk on the Wild Side”, omaggio a Lou Reed e alle radici artistiche della New York che l’ha vista crescere, prima di tornare al proprio repertorio con “Rosemary”. Il secondo encore ha chiuso la serata con “In Liverpool” e “Penitent”, salutate da una standing ovation che ha testimoniato l’affetto della platea. Tra un brano e l’altro non sono mancati racconti e aneddoti, condivisi con quella sobria ironia che da sempre caratterizza il suo rapporto con il pubblico. Nessun effetto speciale, nessuna scenografia imponente: soltanto canzoni, parole e un’interpretazione autentica. È proprio questa essenzialità a rendere ogni concerto di Suzanne Vega un’esperienza speciale. La tappa romana ha confermato come la cantautrice americana continui a essere una delle voci più autorevoli del songwriting internazionale. A distanza di oltre quarant’anni dagli esordi, le sue canzoni conservano la capacità di emozionare e di parlare a generazioni diverse, mentre i brani di “Flying With Angels” dimostrano che la sua ispirazione è ancora viva e capace di guardare avanti senza rinunciare alla delicatezza e alla profondità che hanno reso unico il suo percorso artistico.