Romaeuropa Festival 2026: la musica come spazio di incontro tra elettronica, classica e futuro

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Dall’8 settembre al 15 novembre Roma torna a essere una grande mappa della creazione contemporanea con la quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival. Cento spettacoli, 240 repliche e oltre mille artisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo compongono un programma che attraversa teatro, danza, arti digitali, progetti per l’infanzia e, soprattutto, una musica capace di muoversi liberamente tra ricerca, repertorio, elettronica, improvvisazione e pop.

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Caterina Baribieri e Onceim (c) Nat_Urazmetova

È proprio la musica a offrire una delle chiavi più interessanti per leggere il nuovo Romaeuropa. Non come settore separato dagli altri linguaggi, ma come territorio di confine: un luogo nel quale il concerto incontra il cinema, la danza dialoga con la composizione, l’elettronica si misura con l’orchestra e la musica classica può trasformarsi in una festa collettiva. La doppia inaugurazione del festival rende immediatamente evidente questa direzione. Dopo l’apertura dell’8 settembre affidata a Sofia Nappi e alla compagnia KOMOCO, il 9 settembre l’Auditorium Conciliazione ospita Caterina Barbieri, Christian Marclay e ONCEIM Orchestra, in una serata dedicata alla sperimentazione musicale. Barbieri torna al Romaeuropa Festival per la terza volta con la prima italiana di Non puoi contare l’infinito, nuova composizione commissionata dalla Philharmonie de Paris e realizzata insieme a ONCEIM, orchestra francese dedicata alla creazione, alla sperimentazione e all’improvvisazione. È un passaggio significativo nella ricerca della compositrice italiana, che porta il proprio linguaggio elettronico dentro una dimensione orchestrale, mettendo in relazione voci, archi, ottoni ed elettronica. La composizione è articolata in due atti, Bruma, per orchestra, tre voci ed elettronica, e Non puoi contare l’infinito, per archi, ottoni e voce. Al centro c’è una riflessione sulla nascita e sulla separazione, sul passaggio dall’unità alla differenza, dall’infinito al finito. Ma soprattutto c’è l’idea di una musica come materia viva, capace di trasformarsi attraverso l’incontro tra scrittura e improvvisazione. Ad aprire la serata sarà Constellation di Christian Marclay, realizzata con ONCEIM. Anche qui la composizione non viene concepita come una forma completamente chiusa: il suono nasce dal confronto con i musicisti e dall’interazione fra timbri, tecniche, gesti e possibilità espressive. L’esecuzione diventa così un processo aperto, nel quale l’ascolto e l’improvvisazione contribuiscono a determinare ogni volta una forma diversa.

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Chora (c) Franziska Strauss

È un inizio che dice molto dell’identità musicale del REF2026: la tradizione della composizione contemporanea non viene contrapposta alla sperimentazione elettronica, ma fatta dialogare con essa. E il concerto diventa un luogo di ricerca. Nei giorni successivi la musica continua a essere protagonista. Il 15 settembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone arriva Fatoumata Diawara con Massa Live, mentre il 16 settembre la Philip Glass Ensemble esegue dal vivo la partitura di Powaqqatsi, il film di Godfrey Reggio, riportando a Roma uno dei più importanti esempi del rapporto tra minimalismo musicale e cinema. Il 17 settembre sarà invece la volta di Jeff Mills e Kety Fusco con The Trip To Vega, viaggio audiovisivo nel quale l’elettronica del pioniere della techno incontra l’arpa e la ricerca sonora della musicista italiana. Sono tre appuntamenti molto diversi, ma accomunati dalla volontà di allargare l’esperienza dell’ascolto. La musica africana contemporanea di Diawara, la scrittura minimalista di Philip Glass e l’elettronica futuristica di Mills non vengono semplicemente presentate come generi differenti: rappresentano tre modi di intendere la performance musicale come esperienza capace di coinvolgere corpo, immagini e spazio. Questa idea attraversa l’intero programma. La musica di Vivaldi, per esempio, diventa materia per la scena nella rilettura delle Quattro stagioni di Max Richter firmata dal coreografo fiammingo Michiel Vandevelde con l’ensemble BRYGGEN – Bruges Strings. Bach entra invece nel corpo della danza attraverso Bach Cello Suites Dance di Sasha Waltz, con le Suites per violoncello eseguite da Anastasia Kobekina. La musica non è più soltanto una colonna sonora del movimento: diventa struttura, materia e interlocutore della coreografia. A novembre il festival torna poi su alcuni grandi protagonisti della musica del Novecento. Steve Reich sarà celebrato per i novant’anni con un percorso affidato a Blow Up Percussion, mentre Maki Namekawa e Thomas Enhco si confronteranno con The Köln Concert di Keith Jarrett. L’8 novembre, invece, l’Avex Ensemble porterà in scena un cine-concerto dedicato a Blade Runner e alla celebre colonna sonora di Vangelis.

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Enrico Melozzi

Anche Hans Werner Henze sarà al centro di un omaggio nel centenario della nascita, con Voices del New European Ensemble diretto da Carlo Boccadoro. Il programma musicale guarda così contemporaneamente alla memoria e alla contemporaneità, recuperando opere e autori fondamentali senza trasformarli in monumenti immobili. Accanto ai grandi nomi, il REF2026 dedica ampio spazio alle nuove traiettorie della musica elettronica e della composizione. Ci sono Osmium, progetto che riunisce Hildur Guðnadóttir, James Ginzburg, Rully Shabara e Sam Slater, e Superfluid di Kangding Ray, presentato come live audiovisivo. Arriva inoltre l’incontro tra Third Coast Percussion e Jlin, una delle figure più interessanti della nuova musica elettronica e sperimentale. Nel programma di Ultra REF, il festival nel festival ospitato al Mattatoio, trovano spazio anche numerosi progetti legati alla scena musicale più giovane e ibrida. Il rapporto fra musica e nuove generazioni passa anche da REF Kids & Family, dove il suono incontra il teatro, la danza e il gioco. È un altro segnale della volontà del festival di considerare l’ascolto non come un’esperienza riservata a un pubblico specialistico, ma come uno strumento di scoperta e relazione. Il percorso musicale del Romaeuropa arriva infine al 15 novembre, con una chiusura che sembra riassumere in una sola giornata tutta la filosofia di questa edizione. Il festival propone una vera maratona musicale: i 100 Cellos con Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi, gli Études completi di Philip Glass interpretati da Vanessa Wagner, Águas da Amazônia di Glass con Third Coast Percussion e, in serata, il Classical Rave Party di Enrico Melozzi. È soprattutto quest’ultimo progetto a trasformare il finale del festival in una dichiarazione d’intenti. Melozzi porta la musica classica fuori dai suoi confini consueti e la mette in contatto con la dimensione del rave, della festa e della cultura popolare. Con l’Orchestra Notturna Clandestina e una lunga serie di ospiti, il concerto diventa un rito collettivo nel quale repertorio e contemporaneità, ascolto e movimento, musicisti e pubblico possono condividere lo stesso spazio. È un modo particolarmente efficace per chiudere un’edizione che ha fatto della contaminazione la propria cifra. Dal sequencer analogico di Caterina Barbieri all’improvvisazione di ONCEIM, dalla techno di Jeff Mills alla musica di Philip Glass, dalle Suites di Bach al Köln Concert di Keith Jarrett, fino alla festa orchestrale di Melozzi, il Romaeuropa Festival costruisce un percorso nel quale la musica non conosce recinti. Il “passo del mondo” evocato dal festival diventa allora anche un passo musicale: avanti e indietro tra passato e futuro, fra composizione e improvvisazione, fra acustico ed elettronico, fra sala da concerto e pista da ballo. Una musica che non si limita a essere ascoltata, ma che chiede di essere attraversata.