Resetfestival dal 5 al 10 ottobre Hiroshima Mon Amour ospita la 18ª edizione di un festival che da sempre rifiuta l’etichetta di contest: Tra le novità: l’alleanza con Glocal Sound diventa strutturale e nasce un circuito nazionale per i progetti emergenti. Diciotto anni è l’età in cui, sulla carta, si smette di essere una promessa e si comincia a rispondere delle proprie scelte. Resetfestival ci arriva senza sentirsi in dovere di travestirsi da evento “arrivato”: stessa scommessa del 2009, stessa insistenza nel raccontare la musica partendo da quello che di solito resta fuori dall’inquadratura.

Il Festival è tutto quello che succede prima — formazione, scouting, il confronto con chi il mestiere lo fa da anni, il networking che poi si traduce in contratti veri — e che il festival ha deciso fin dal nome di mettere in vetrina al posto del solito storytelling da lineup. Non un contest, non una gara, ma — come lo definiscono gli organizzatori — uno spazio reale di confronto, capace in questi anni di diventare tanto un palco ambito per i talenti emergenti quanto un punto d’incontro fisso per chi nella musica ci lavora già.
La città si trasforma
Per il secondo anno consecutivo l’indirizzo è quello dell’Hiroshima Mon Amour, in via Carlo Bossoli: un arrivo che ha il sapore della consacrazione per un progetto partito dai Murazzi e passato per diverse piazze torinesi, prima di trovare casa in un club che da 40 anni è un riferimento nazionale. Ideato e diretto da Daniele Citriniti e Annarita Masullo — cofondatori di The Goodness Factory, che produce il festival insieme all’Associazione Culturale Verve — Reset si è strutturato negli anni attorno a quattro anime: vetrina, formazione, divulgazione e impresa. Non è un dettaglio è la ragione per cui, tra i suoi palchi, sono passati nomi ormai affermati come Willie Peyote, Diodato, Niccolò Fabi, Margherita Vicario, Andrea Laszlo De Simone, Serena Brancale e Ghemon, ma anche una lista di adddetti ai lavori dell’industria — da Warner Music a Sony Music Publishing, da Rockit a Rockol.
Le novità Resetfestival: doppio compleanno e un circuito che esce da Torino
La 18ª edizione porta con sé un cambio di passo concreto. La collaborazione con Glocal Sound — la rete di scouting promossa dai Circuiti Multidisciplinari di dieci regioni italiane, da Piemonte a Puglia — smette di essere un affiancamento e diventa il nome stesso del palco live: _resetSTAGE feat. Glocal Sound. Non è solo un rebranding: è anche un doppio anniversario, con Glocal Sound che festeggia i suoi primi 10 anni proprio mentre l’evento ne compie 18. Ma soprattutto è un cambio strutturale, perché per la prima volta la commissione di valutazione mette insieme tutti i circuiti regionali multidisciplinari, e i progetti selezionati non si esibiranno solo a Torino: avranno accesso a un circuito live nazionale che porta la loro musica su palchi in tutta Italia. Matteo Negrin, direttore della Fondazione Piemonte dal Vivo, la definisce una sinergia che accelera l’intero percorso — dalla selezione iniziale fino alla programmazione sul territorio nazionale.
Il programma Resetfestival: prima si studia, poi si suona
La settimana si divide in due tempi, ed è qui che si vede la vera differenza rispetto a un festival qualunque. Da lunedì 5 a giovedì 8 ottobre lo spazio è tutto per il programma formativo gratuito di _reHUB, riservato a chi viene selezionato tramite call: quattro percorsi — produzione creativa (guidata dal produttore Ale Bavo e dalla scrittrice Valentina Farinaccio), management, new media e produzione live — a cui si affianca Music Innovation Hub, format nato nel 2011 per portare la cultura da startup nel mondo musicale. Solo venerdì 9 e sabato 10 ottobre arriva la parte che il pubblico riconosce come “festival”: i progetti selezionati sul palco di _resetSTAGE feat. Glocal Sound, tra concerti, dj set e serate aperte a tutti.

Perché Resetfestival conta!
C’è una frase, tra le dichiarazioni di Citriniti e Masullo, che vale più di ogni numero: in un momento in cui la distanza tra i piccoli palchi e quelli giganti è diventata abissale, continuano a credere nelle micro-culture musicali che arrivano dal basso.
Detta da chi in 18 anni ha fatto crescere oltre 1000 nuove figure professionali della musica italiana, non suona come uno slogan da ufficio stampa: suona come un bilancio. _resetfestival diventa maggiorenne non perché si è fatto più grande nel senso in cui lo intende di solito l’industria — più nomi, più hype, più palco — ma perché ha trasformato in infrastruttura stabile quello che altrove resta improvvisazione: la rete che porta un progetto emergente da una call a un contratto vero.
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