Pascal Gallois e Les Musicales de Quiberon: da Fauré a Cavallone, Neuwirth e Dusapin

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Dal 25 al 27 settembre, les Musicales de Quiberon celebrano la loro 12ª edizione, confermando la vocazione di un festival nato nel 2015 dall’iniziativa di Pascal Gallois e costruito attorno a un dialogo costante tra grande repertorio e creazione contemporanea. Per questa nuova edizione, ospitata nel rinnovato Palais des Congrès Louison Bobet, il percorso musicale attraversa alcuni dei protagonisti della tradizione francese — da Debussy a Ravel, da Fauré a Chausson — e si apre alla musica di oggi con due prime esecuzioni mondiali: “D’après Fauré”, nuovo brano per trio d’archi del compositore italiano Paolo Cavallone, eseguito dal Trio della Serenissima, e “Tomebau III” della compositrice austriaca Olga Neuwirth.

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Pascal Gallois

Ospite d’onore sarà il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, che dal 1° novembre avrà alla sua guida la nuova direttrice Chiara Staibano, raccogliendo il testimone da Roberto Gottipavero. Un passaggio di consegne che si inserisce in un’edizione capace di rafforzare ulteriormente il legame tra Francia e Italia e, più in generale, la vocazione internazionale del festival. Fagottista di fama internazionale, Pascal Gallois ha segnato la storia del suo strumento e della musica contemporanea, dando vita a prime esecuzioni di opere fondamentali come la Sequenza XII di Luciano Berio, Dialogue de l’ombre double di Pierre Boulez e Psalmus di Wolfgang Rihm. Nel corso della sua carriera ha collaborato con grandi protagonisti della scena musicale internazionale, tra cui Maurizio Pollini, affermandosi anche come interprete, divulgatore e pedagogo di riferimento per il repertorio contemporaneo. Docente nei conservatori di Parigi, Zurigo e Vienna, dal 2015 è alla guida di Les Musicales de Quiberon e oggi porta sul podio la sua lunga esperienza di interprete, dirigendo orchestre in Francia e all’estero, dalla Münchener Kammerorchester all’Orchestre de chambre de Paris, fino alla Filarmonica della Macedonia del Nord e all’Orchestra Sinfonica Nazionale del Cile, dove ha recentemente diretto. È con il Maestro Gallois, direttore artistico di Les Musicales de Quiberon, interprete, pedagogo e direttore d’orchestra, che abbiamo parlato di musica, creazione contemporanea e del dialogo culturale tra Francia e Italia.

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Nel 2015 ha creato Les Musicales de Quiberon con il desiderio di mettere in dialogo il grande repertorio e la creazione contemporanea. Dopo undici edizioni, come è cambiato il festival e quale identità ha assunto oggi?
Nel 2015 abbiamo dato vita a Les Musicales de Quiberon in occasione del 90° compleanno di Pierre Boulez, che all’epoca era ancora in vita. A Quiberon non esisteva né un festival, né una stagione di concerti di musica classica. Fu quindi qualcosa di piuttosto straordinario organizzare un primo festival dedicato a questo tema, nel quale invitammo per la prima volta in Europa l’International Contemporary Ensemble di New York, che diressi in un programma incentrato su Le Marteau sans Maître di Pierre Boulez e sul Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg. France Musique fu la radio partner di questa prima esecuzione. Successivamente abbiamo sviluppato Les Musicales de Quiberon, mettendo in dialogo i grandi compositori del passato con quelli del nostro tempo. Da allora, il nostro pubblico è cresciuto in modo esponenziale, permettendoci di beneficiare di un importante sostegno da parte dei media.
La 12ª edizione si svolge nel rinnovato Palais des Congrès Louison Bobet e propone un programma fortemente legato alla musica francese, da Debussy a Ravel, da Fauré a Chausson. Che cosa rappresenta per lei questa nuova edizione e perché ha scelto proprio questo percorso musicale?
Ogni anno abbiamo programmato concerti intorno a una tematica precisa, dedicata a compositori come Beethoven, Brahms, Mozart o Bach, etc. Non avevamo ancora realizzato una programmazione dedicata alla musica francese, in particolare a quella romantica e a quella che arriva fino agli inizi del XX secolo. È per questo che abbiamo deciso di dedicare il programma del 2026 a questo particolare repertorio.

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Paolo Cavallone e Pascal Gallois (foto di Philippe Gontier)


A Quiberon sarà presentato in prima mondiale D’après Fauré, nuovo brano per trio d’archi di Paolo Cavallone. Quali aspetti della scrittura di Cavallone ritiene più significativi in quest’opera, anche in relazione al riferimento a Fauré?
Paolo Cavallone è il compositore italiano apprezzato in tutto il mondo e sono molto felice di aver potuto commissionargli quest’opera per Les Musicales de Quiberon 2026. Mi sembra importante svolgere un ruolo pionieristico in questo ambito. Per quanto riguarda la scrittura di Paolo Cavallone, è una scrittura complessa e intelligente, che richiede grande virtuosismo. Ho apprezzato molto il modo in cui ha trattato il tema del brano «Après un rêve» di Gabriel Fauré, inserendo le note all’interno di una struttura complessa. Sono certo che il pubblico apprezzerà molto questo lavoro perché, come diceva spesso Luciano Berio, anche la difficoltà tecnica fa parte dell’interpretazione e può affascinare il pubblico.
Accanto a Cavallone, il festival presenterà la prima mondiale di Tomebau III di Olga Neuwirth, che lei stesso dirigerà, mentre il programma comprenderà anche un’opera di Pascal Dusapin. Che cosa la interessa particolarmente nel linguaggio di Neuwirth e che cosa pensa possa offrire questa nuova opera al pubblico di Quiberon?
Il nuovo brano di Olga Neuwirth è stato composto in omaggio a Pierre Boulez, al quale eravamo molto legati. Questa nuova opera, così come quella di Paolo Cavallone, è inserita in un programma decisamente classico e romantico. Mi auguro che il pubblico non faccia una distinzione netta tra i compositori del nostro tempo e quelli del passato, e che possa provare lo stesso piacere nell’ascoltarli. Il mio intento, quindi, è esattamente lo stesso che mi ha guidato nella commissione dell’opera a Paolo Cavallone.
Lei ha dedicato una parte importante della sua carriera alla creazione contemporanea, prima come interprete e oggi anche come direttore. Che cosa significa, per lei, portare per la prima volta davanti al pubblico un’opera che ancora non possiede una storia interpretativa?
Personalmente, non faccio alcuna distinzione tra un brano di Johann Sebastian Bach, per esempio, e un’opera eseguita in prima mondiale. La storia dell’interpretazione dei grandi classici ci ha infatti dimostrato, soprattutto negli ultimi decenni, che l’interpretazione deve essere costantemente ripensata e rimessa in discussione, per evitare qualsiasi influenza o «moda del momento». L’approccio più importante consiste nel concentrarsi sul testo stesso, per ricercare la verità del compositore all’interno della sua opera.

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Pascal Gallois

Quanto è importante, per un festival, non limitarsi a presentare opere già consacrate, ma assumersi il rischio e la responsabilità di commissionare nuova musica? E che tipo di rapporto desidera instaurare tra il pubblico di Quiberon e queste nuove creazioni?
Il pubblico di Quiberon viene da noi proprio perché proponiamo una parte di scoperta, insolita per un festival. Evito volutamente di concentrarmi su un determinato periodo storico, per offrire maggiore varietà e creare per il pubblico un momento di innovazione. Il nostro pubblico ama confrontarsi con i compositori, che sono sempre presenti in occasione dell’esecuzione delle loro opere. I compositori presentano il loro lavoro, il pubblico lo scopre e poi condivide con loro le proprie riflessioni. In un certo senso, questo è il DNA di Les Musicales de Quiberon…
Lei ha avuto una lunga esperienza come fagottista e ha collaborato direttamente con grandi compositori contemporanei. In che modo questa esperienza da interprete influenza oggi il suo lavoro di direttore d’orchestra e il modo in cui concepisce il festival?
Il mio lavoro di direttore d’orchestra, così come quello di direttore di Les Musicales, si inserisce pienamente nella continuità del percorso che avevo intrapreso come fagottista, collaborando alla creazione di opere di Boulez, Berio e Rihm. Mi sembra infatti importante uscire dagli schemi e dalle consuetudini, creando nuovi concetti e nuove modalità. Per quanto riguarda la direzione d’orchestra, lavoro su composizioni di tutte le epoche, senza limitarmi ai compositori del nostro tempo, come ci ha dimostrato molto bene Boulez nel suo lavoro di direttore d’orchestra e Berio, che ha magnificamente parodiato compositori del passato come Schubert e Mahler. Ho concepito les Musicales de Quiberon in questo stesso spirito di libertà, in cui i musicisti si scelgono direttamente tra loro e scelgono i compositori con i quali desideriamo lavorare. Nella nostra programmazione non intervengono agenti artistici né società di management. È proprio questa libertà che ho imparato, in particolare, da Berio e Boulez, appartenenti alla generazione immediatamente successiva alla Seconda guerra mondiale, quando era necessario ripensare tutto. E noi dobbiamo prendere esempio da loro.