Dal 25 al 27 settembre 2026, la dodicesima edizione di Les Musicales de Quiberon ha confermato la vocazione di un festival ormai divenuto un punto di riferimento per la musica del nostro tempo. Nato nel 2015 dall’iniziativa di Pascal Gallois, il festival ha costruito una precisa identità internazionale, fondata sul dialogo fra grande repertorio e creazione contemporanea, fra memoria della tradizione e ricerca di nuovi linguaggi.

Ospitata nel rinnovato Palais des Congrès Louison Bobet, l’edizione 2026 ha avuto al centro la musica francese, da Debussy, Ravel, Saint-Saëns e Fauré a Chausson, Henri Dutilleux e Pascal Dusapin. Il programma ha riunito interpreti e formazioni di diversa provenienza, fra cui Julien Szulman, Dimitri Vassilakis, l’arpista Nathalie Henriet e l’Ensemble Terra Incognita, accostando repertorio storico e musica contemporanea. l centro di questo percorso si sono imposte soprattutto due personalità artistiche: Pascal Gallois e Paolo Cavallone. Pascal Gallois è una leggenda del fagotto e della musica contemporanea. Interprete di riferimento, pedagogo, direttore artistico e direttore d’orchestra, ha segnato la storia del proprio strumento attraverso alcune delle pagine più importanti della creazione musicale degli ultimi decenni, dalle prime esecuzioni di Sequenza XII di Luciano Berio a Dialogue de l’ombre double di Pierre Boulez, fino a Psalmus di Wolfgang Rihm. Dal 2015, alla guida delle Musicales de Quiberon, ha trasformato la propria esperienza di interprete e pedagogo in un progetto festivaliero dalla precisa identità internazionale. A Quiberon, alla guida dell’Orchestre à cordes des Musicales de Quiberon, Gallois ha trasferito sul podio la stessa attenzione al suono, alla materia e al dettaglio che ha caratterizzato il suo percorso di interprete, offrendo una lettura intensa, precisa e ricca di sensibilità timbrica. Il concerto sarà inoltre radiodiffuso in Francia da Radio Classique il prossimo 24 ottobre.

Paolo Cavallone è una delle figure più influenti della musica del nostro tempo, non soltanto per la sua attività di compositore, ma per la capacità di interrogare il suono, la forma e le possibilità del linguaggio musicale contemporaneo. Compositore, poeta, ricercatore del suono e docente di composizione al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, Cavallone ha sviluppato una poetica fondata sull’apertura e sulla continua esplorazione di possibilità alternative. Al centro del suo pensiero compositivo vi è il principio della “possibilità applicata”: la ricerca di percorsi sonori differenti all’interno della stessa opera, senza schemi rigidi o preformati. È questa concezione a trovare una realizzazione particolarmente significativa nella prima mondiale di D’après Fauré, nuovo lavoro per trio d’archi commissionato da Gallois. Il riferimento è ad Après un rêve di Gabriel Fauré, ma Cavallone non si limita a evocarlo. Il materiale viene trasformato, osservato da prospettive mutevoli, ricomposto e sottoposto a una sorta di rifrazione sonora. Fauré non viene semplicemente ricordato, imitato o citato: diventa una presenza filtrata attraverso una sensibilità radicalmente contemporanea, d’avanguardia. La forma si ramifica, il suono cambia prospettiva e la materia viene continuamente sottoposta a nuove possibilità, mantenendo tuttavia una forte unità interna. La memoria diventa così una materia da trasformare, una traccia attraverso la quale Cavallone costruisce un universo sonoro autonomo. Il compositore, che ama definirsi un “artigiano del suono”, mette la tecnica al servizio dell’espressione. Anche le più complesse possibilità strumentali non diventano virtuosismo fine a sé stesso, ma strumenti per raggiungere quella che identifica con la propria “verità poetica”. La prima esecuzione, affidata al Trio della Serenissima, ha visto protagonisti Carlo Maria Vianello-Mirabello, violino, Leonardo Mariotto, viola, e Costanza Battistella, violoncello. I tre giovani interpreti hanno affrontato D’après Fauré con sensibilità, precisione e partecipazione, restituendo tanto la complessità della scrittura quanto la sua dimensione poetica. Il risultato ha mostrato come la musica di Cavallone possa essere contemporanea senza rinunciare alla comunicazione, trasformando la complessità in esperienza d’ascolto.

Un ulteriore elemento rende significativo il rapporto fra Gallois e Cavallone. È Cavallone a favorire l’incontro fra Gallois e il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, aprendo la strada a un nuovo rapporto culturale fra l’istituzione veneziana e le Musicales de Quiberon. La presenza del Conservatorio come ospite d’onore assume così un significato che va oltre il dato istituzionale. Il Trio della Serenissima diventa il volto concreto di questo incontro: un ensemble veneziano porta in Bretagna la nuova musica italiana e, nello stesso tempo, entra in dialogo con una realtà francese fortemente orientata verso la contemporaneità. Il momento è significativo anche per il Conservatorio veneziano: Roberto Gottipavero resterà alla direzione fino al 31 ottobre 2026, mentre dal 1° novembre Chiara Staibano ne assumerà la guida. Il rapporto nato a Quiberon si proietta così verso il futuro. Il filo che lega Venezia a Quiberon passa attraverso interpreti, istituzioni e soprattutto attraverso la creazione musicale. D’après Fauré ne rappresenta il simbolo più efficace: una nuova opera di un compositore italiano, commissionata da un artista francese e presentata in Francia da un ensemble veneziano. Venezia porta a Quiberon la propria tradizione e una nuova generazione di musicisti; Quiberon offre un contesto internazionale nel quale questa esperienza entra in relazione con la grande tradizione francese e con la musica contemporanea europea. È nell’incontro fra Gallois e Cavallone che questa edizione trova una delle sue immagini più significative: due percorsi diversi, ma accomunati dalla stessa tensione verso la ricerca, fra l’esperienza interpretativa e pedagogica di Gallois e l’incessante esplorazione del suono e del linguaggio musicale di Cavallone. È questa, in fondo, la forza di Les Musicales de Quiberon: non limitarsi a presentare la nuova musica, ma creare le condizioni perché essa possa nascere, essere interpretata, ascoltata e messa in dialogo con la grande tradizione. La memoria che diventa invenzione e la tradizione che genera il nuovo in un laboratorio europeo del suono per il grande pubblico.