Vince Tempera, Raggi Fotonici e Oliver Onions: che festa a Romics

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Ci sono giornate che restano impresse nella memoria dei festival. Non soltanto per il numero di spettatori o per il prestigio degli ospiti, ma perché riescono a raccontare un pezzo di storia della cultura pop italiana. Quella di domenica 4 ottobre 2026 a Romics, il Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cosplay, Cinema e Games della Capitale, è stata una di queste. Due concerti, tante generazioni, due modi diversi di vivere la musica legata all’immaginario collettivo, accomunati da un entusiasmo travolgente e da una partecipazione straordinaria.

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Vince Tempera e i Raggi Fotonici aprono lo show sulle note di “Ufo Robot”

La mattina ha regalato un evento destinato a rimanere fra i momenti più significativi dell’edizione: il concerto celebrativo che ha unito i 60 anni di carriera del Maestro Vince Tempera ai 30 anni di attività dei Raggi Fotonici. Novant’anni di musica complessivi che si sono incontrati sullo stesso palco, dando vita a uno spettacolo difficilmente replicabile. Parlare di Vince Tempera significa raccontare una parte fondamentale della musica italiana. Musicista, arrangiatore, compositore e produttore, ha attraversato da protagonista oltre mezzo secolo di storia artistica del nostro Paese. Dai lavori con Francesco Guccini fino alle collaborazioni con alcuni dei più importanti interpreti della canzone italiana, Tempera ha saputo muoversi con naturalezza tra la musica leggera, il cinema, la televisione e le sigle che hanno accompagnato l’infanzia di milioni di spettatori. Brani come “Ufo Robot Goldrake”, “Daitarn III”, “Capitan Harlock”, “Daltanious” e “Hello Spank” sono ormai parte integrante del patrimonio culturale italiano. Accanto a lui i Raggi Fotonici, la cartoon band più longeva della storia delle sigle televisive italiane, composta da Mirko Fabbreschi, Laura Salamone e Dario Sgrò. Da trent’anni rappresentano un punto di riferimento per il settore delle sigle contemporanee, firmando e interpretando canzoni per serie amate da intere generazioni, da “Fairy Tail” a “Gumball”, passando per “L’ape Maia”, “Scooby-Doo”, “Ben 10”, “Digimon” e decine di altre produzioni.

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Vince Tempera e I Raggi Fotonici

Lo spettacolo è stato costruito come un dialogo musicale fra due storie artistiche differenti ma sorprendentemente complementari. Un passaggio di testimone ideale tra chi ha contribuito a creare l’epopea delle sigle degli anni Settanta e Ottanta e chi, negli ultimi tre decenni, ha raccolto quell’eredità portandola nel nuovo millennio. L’apertura con “Ufo Robot” ha immediatamente acceso la platea. Il pubblico ha risposto in coro fin dalle prime note, trasformando l’esibizione in una grande festa collettiva. Da lì è iniziato un continuo alternarsi di repertori che ha mostrato la straordinaria vitalità di entrambe le esperienze artistiche. A “Gumball” è seguito il romantico universo di “Hello Spank”; quindi “Shaun Vita da Pecora” ha lasciato spazio alla dolcezza nostalgica di “Anna dai capelli rossi”. Un percorso musicale che ha attraversato decenni di animazione e televisione, dimostrando come certe melodie riescano a superare il tempo senza perdere forza evocativa. Particolarmente applaudito il medley dedicato al repertorio dei Raggi Fotonici, con i temi di “Apple & Onion”, “Clarence”, “Ben 10” e “Adventure Time”, autentico viaggio nella produzione più recente della band romana. Quindi l’emozionante interpretazione di “Non dirmi addio”, tratto da “Fairy Tail”, uno dei brani che meglio rappresentano il percorso artistico del gruppo. La scaletta è poi tornata nel territorio leggendario di Tempera con “Capitan Harlock”, cantato da una platea che sembrava conoscere ogni singola parola. Un momento che ha confermato quanto queste sigle continuino ancora oggi a essere patrimonio condiviso da più generazioni.

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da sinistra: Vince Tempera, Sabrina Perucca e i Raggi Fotonici

Tra i passaggi più significativi dello show anche “L’invincibile Dendoh”, ormai uno dei cavalli di battaglia dei Raggi Fotonici, e soprattutto il celebre tema di “Lamù”. Per Mirko Fabbreschi questo brano rappresenta qualcosa di speciale. Per anni il cantante dei Raggi Fotonici ha portato avanti una vera e propria ricerca per risalire agli autori della storica sigla italiana, una delle più misteriose della televisione degli anni Ottanta. La vicenda ha appassionato per decenni gli appassionati di anime e sigle televisive, proprio perché il brano era privo di attribuzione certa e di una pubblicazione ufficiale. Fabbreschi registrò una propria versione contribuendo a mantenere viva l’attenzione intorno a questo “giallo musicale”, che solo negli ultimi anni ha iniziato a trovare risposte più solide grazie a un lungo lavoro di ricostruzione storica. Il finale è stato interamente dedicato all’universo musicale del Maestro Tempera. “Goldrake”, “Daltanious” e soprattutto “Daitarn III” hanno trasformato la sala in un gigantesco coro. Per l’ultimo brano è salita sul palco anche la direttrice artistica di Romics, Sabrina Perucca, coinvolta direttamente nell’esecuzione e accolta da un lungo applauso del pubblico. Un momento spontaneo, genuino e simbolico, che ha suggellato il rapporto tra il festival e due realtà artistiche che da anni ne rappresentano lo spirito più autentico. Perché, al di là delle singole canzoni, il vero valore di questo concerto è stato il significato della celebrazione. Sessant’anni di carriera per Vince Tempera e trent’anni per i Raggi Fotonici non rappresentano soltanto due anniversari. Sono la testimonianza di una continuità artistica rara, di un patrimonio musicale che continua a rinnovarsi senza dimenticare il proprio passato. Non capita spesso di vedere sullo stesso palco due ricorrenze di tale portata. E probabilmente proprio per questo il concerto ha assunto il sapore di un evento storico.

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Gli Oliver Onions sul palco di Romics, mentre eseguono “Banana Joe”

Se la mattinata ha celebrato la storia delle sigle animate, il pomeriggio ha scritto un’altra pagina destinata a restare nella memoria di Romics: il concerto degli Oliver Onions. Per anni si è lavorato per portare Guido e Maurizio De Angelis sul palco della manifestazione. Un’attesa lunga, coltivata con pazienza dagli organizzatori e dai fan. Finalmente, quella attesa è stata ripagata. Anche in questo caso il pubblico ha risposto presente con numeri e partecipazione da grande occasione. Del resto gli Oliver Onions non sono soltanto un gruppo musicale. Sono un pezzo fondamentale dell’immaginario popolare italiano. Le loro composizioni hanno accompagnato il cinema, la televisione e l’animazione per oltre mezzo secolo, entrando stabilmente nel cuore di diverse generazioni. Accompagnati da un gruppo di musicisti, cantanti e coristi di altissimo livello, Guido e Maurizio De Angelis hanno costruito uno spettacolo che ha attraversato l’intera loro straordinaria produzione artistica. L’apertura con “Sandokan” ha immediatamente evocato il fascino dell’indimenticabile sceneggiato televisivo che contribuì a trasformare la serie in un fenomeno nazionale. Da quel momento il concerto è diventato una lunga sequenza di successi, accolta con entusiasmo crescente.

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Gli Oliver Onions eseguono “Mañana”

Naturalmente una parte centrale della serata è stata dedicata al leggendario sodalizio cinematografico con Bud Spencer e Terence Hill. Brani come “Flying Through the Air” da Più forte ragazzi!, “Angels and Beans” da Anche gli angeli mangiano fagioli, “Banana Joe”, “Sheriff” (da “Sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre”, “Bulldozer” e “Mañana” (da “Porgi l’altra guancia”) hanno riportato il pubblico nelle atmosfere dei film che hanno segnato intere generazioni. Uno dei momenti più coinvolgenti è arrivato con il celebre coro dei pompieri di Pari e Dispari. Migliaia di persone hanno accompagnato il celeberrimo “La la la la lalla”, trasformando il concerto in una gigantesca festa collettiva. Non sono mancate le incursioni nel mondo dell’animazione, altro campo nel quale i fratelli De Angelis hanno lasciato un’impronta indelebile. Da “Galaxy”, sigla italiana di Galaxy Express 999, a “Il giro del mondo in 80 giorni”, senza dimenticare il telefilm per ragazzi per “Orzowei”, ogni brano ha suscitato ondate di applausi e ricordi. Spazio anche alla produzione disco e pop che Guido e Maurizio De Angelis hanno realizzato o prodotto per altri artisti nel corso della loro lunga carriera, dimostrando un’ecletticità spesso meno nota al grande pubblico ma fondamentale per comprendere l’ampiezza del loro percorso musicale.

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Gli Oliver Onions sul palco di Romics

Poi è arrivato il momento che tutti stavano aspettando. Alle prime note di “Dune Buggy”, dal film Altrimenti ci arrabbiamo di Marcello Fondato, il pubblico ha abbandonato le sedute per riversarsi sotto il palco. Una vera esplosione di entusiasmo che ha trasformato il concerto in una festa collettiva. Giovani, famiglie, appassionati storici e semplici curiosi hanno cantato insieme uno dei brani più iconici della storia del cinema popolare italiano. Guardando quella folla era impossibile non cogliere il senso più profondo della giornata. Da una parte Vince Tempera e i Raggi Fotonici, dall’altra gli Oliver Onions. Artisti appartenenti a generazioni diverse, accomunati dalla capacità di creare musiche che hanno attraversato il tempo e continuano ancora oggi a emozionare. Romics ha così regalato al proprio pubblico una domenica irripetibile: un viaggio lungo oltre sessant’anni di storia musicale italiana, tra anime, cinema, televisione e ricordi condivisi. Una celebrazione della memoria collettiva, ma soprattutto la dimostrazione concreta che certe canzoni non invecchiano mai. Continuano semplicemente a trovare nuove generazioni pronte a cantarle.