La Disco raccontata da Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano

Tra i maggiori conoscitori di musica black e disco in Italia, Andrea Angeli Bufalini (attualmente a Radio 2 Rai) e Giovanni Savastano (nella foto con Cerrone) hanno di recente pubblicato il libro “La Disco. Storia illustrata della Discomusic” (Arcana).

Si tratta dell’unico volume “made in Italy” dedicato ad uno dei generi più significativi e duraturi nato negli anni ’70. Artisti, dischi, moda, stile e tante altre curiosità sono analizzate nel libro, che rende omaggio a uno stile ancora oggi molto amato in tutto il mondo.

Leggendo il volume si resta impressionati dalla vastità del mondo della musica disco, che non limita solo agli artisti più conosciuti, come Donna Summer, Gloria Gaynor e Barry White, ma che invece è stata rappresentata anche da tantissimi artisti di cui spesso ci si dimentica il nome, ma di cui restano invece svariati successi. Possiamo affermare che la disco è stata la palestra per tanti musicisti che si sono poi affermati anche in altri contesti e stili?

Andrea Angeli Bufalini: più che palestra per artisti la Disco è stata un “laboratorio” da cui si sono sviluppati generi che, dal rap all’elettronica, passando dalla dance e la house fino al techno-pop, si sono rivelati veri e propri trampolini di lancio per personaggi post-Disco che da lì hanno avuto delle carriere folgoranti: Madonna, Depeche Mode, Pet Shop Boys fino agli “odierni” Daft Punk, giusto per nominarne alcuni. Non dimentichiamoci però che esiste una pletora di artisti provenienti da altri mondi musicali che, a metà degli anni ’70, accusando magari una battuta di arresto o semplicemente desiderando una “rilucidata” alla loro carriera, si sono tuffati nell’energizzante ritmo a 4/4: parliamo di nomi come Rolling Stones, Barbra Streisand, Rod Stewart.

Quali sono stati i fattori sociali e culturali che hanno portato all’ascesa e quindi al successo di questo genere musicale?

Giovanni Savastano: la Disco è un fenomeno peculiare perché si sviluppa contemporaneamente, ma in modo diverso, sulle due sponde dell’Oceano: all’alba degli anni ’70 negli USA nasce come fenomeno underground in circuiti “off”, marginali, che nell’arco di poco tempo diventano di tendenza. Parliamo delle prime discoteche private come il Loft di David Mancuso a Manhattan, dei veri e propri melting-pot dove neri, portoricani e soprattutto omosessuali si riuniscono intorno alla nuova figura del DJ che, suonando e mixando i dischi tra loro, si sostituisce agli artisti dal vivo. La commistione di varie diversità sociali è stata quindi l’humus culturale negli Stati Uniti. In Europa, invece, il fenomeno si è intersecato da subito con due fattori: la modernizzazione delle tradizionali “discothequès” di derivazione francese (le nostre “balere”), e il crescente sviluppo dell’elettronica musicale. Pur con delle differenze tra i due continenti, il bisogno di aggregazione e di rafforzamento di nuove identità sociali attraverso il ballo e l’evasione sono stati i fattori propulsivi della Discomusic in un’epoca di grandi crisi e cambiamenti economici e sociali.

Come si inquadra dal vostro punto di vista il successo del film “La febbre del sabato sera” e la svolta disco dei Bee Gees?

AAB: La febbre del sabato sera arriva in un momento cruciale per la discomusic: oramai alle stelle ovunque nel mondo non soltanto nelle discoteche, ma in tutti i media, l’esplosivo fenomeno musicale, frutto di componenti e radici prevalentemente black (artisti come Barry White, Donna Summer, Gloria Gaynor, Van McCoy, Jackson 5, Real Thing, Tavares o generi come il Miami o il Philly Sound imperavano nelle classifiche mondiali), era l’orgoglio della comunità nera che finalmente otteneva un meritato riscatto come impatto culturale e sociale. L’idea di basare un film su gangs giovanili di Brooklyn appartenenti alla working class di matrice italo-americana e portoricana che si contendono il primato su una pista da ballo di periferia al suono della musica creata da tre fratelli bianchi inglesi, i Bee Gees, è stata geniale. Il trio, già da qualche anno prima della “Febbre” addentro a sonorità nere funky-disco con i due indimenicabili LP Main Course e Children Of The World, si è incastonato perfettamente nel Disco-movement sfornando la maggior parte di un soundtrack sensazionale che è a tutt’oggi uno dei dischi più venduti della storia della musica di tutti i tempi. Da li’ la discomusic raggiungendo letteralmente ogni angolo del pianeta ha suscitato, come tutti i fenomeni di somma portata, odii e ostracismi che ne hanno decretato il parziale declino. Ma questa è un’altra storia.

L’Italia ha subito raccolto il messaggio che arrivava da oltreoceano. Tralasciando il fenomeno Italo-disco, che caratterizzerà soprattutto gli anni ’80, quali sono stati gli artisti italiani che già negli anni ’70 hanno iniziato a proporre musica disco?

GS: in Italia i Fratelli La Bionda, conosciuti anche come D.D.Sound, sono stati sicuramente tra i pionieri. Ma una delle prime artiste italiane a pubblicare 45 giri in 4/4 è stata nientemeno che Marcella Bella, seguita a ruota da tanti nomi “insospettabili” che riveleremo nel nostro secondo volume.

Parliamo di classifiche. Tanti sono stati i dischi disco che hanno dominato le chart internazionali. Quali sono i primi 5 singoli e i primi 33 giri disco nella classifica personale di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano?

AAB: Domanda da un milione di dollari! Premesso che metterei al primo posto tutta la discografia di Donna Summer e Isaac Hayes, tra tutte le superstars e stars incluse nel libro ecco la mia scelta del momento (anche se e’ in continuo cambiamento) :

45 giri
1 Mac Arthur Park – Donna Summer
2 Sunny – Boney M
3 You See the Trouble With Me – Barry White
4 Take That To The Bank – Shalamar
5 Cerrone’s Paradise – Cerrone

33 giri:
1 Four Seasons of Love – Donna Summer
2 Don’t Let Go – Isaac Hayes
3 Risque’ – Chic
4 Arabian Nights – The Ritchie Family
5 Disco Baby – Van McCoy & The Soul City Symphony

GS: sottoscrivo anche io la premessa di Andrea. Ecco la mia classifica.
45 GIRI: 1. Donna Summer “Mac Arthur Park”; 2. Love Unlimited Orchestra “My Sweet Summer Suite”; 3. Sylvester “I (Who Have Nothing”); 4. Chic “My Forbidden Lover”; 5. Amanda Lear “Blood And Honey” 33 GIRI: 1. Donna Summer “Once Upon A Time”; 2. Giorgio Moroder “From Here To Eternity”; 3. Diana Ross “The Boss” 4. Bee Gees “Spirits Having Flown”; 5. Gino Soccio “Outline”

Tornando al libro viene naturale chiedersi quanto lavoro ha richiesto nella realizzazione. In che modo vi siete divisi il lavoro?

AAB e GS: è stato un lungo lavoro di ricerca e studio di fonti che appartengono al nostro personale folto archivio composto di dischi, libri, giornali e riviste italiane e straniere dell’epoca. Abbiamo costruito insieme l’impianto e il progetto generale dell’opera ovviamente suddividendoci poi i vari argomenti ed artisti ma completando sempre il lavoro individuale con una supervisione reciproca. Alcune Superstars, però, erano talmente ambìte da ciascuno di noi che abbiamo finito per scriverle insieme parola per parola.

Accennavamo prima al fenomeno dell’Italo-disco. Potrebbe essere un genere da esplorare per un prossimo libro?

AAB e GS: assolutamente sì! Avrai visto che nell’ultima pagina del libro c’è la grande scritta “to be continued…” che lascia intendere un imminente secondo volume in cui troverà ampio spazio non solo l’Italodisco che è un orgoglio nazionale, ma anche tutti quegli artisti famosi più per un solo brano che per il loro nome (i cosiddetti one-hit wonders tipo Patrick Hernandez e Anita Ward), nonché le etichette storiche come la Casablanca, la Philadelphia Intl., la West End Records e i DJ che hanno fatto esplodere il fenomeno Disco nel mondo.