FAB: Maps for Moon Lovers, un disco di rock anglosassone per Fabrizio Squillace ..

Il cielo ha sempre ispirato i cantori di tutti i tempi, ed ha una potenza romantica vedere quanta Luna ci sia nella scrittura di un rocker come Fabrizio Squillace che torna in scena, sempre firmandosi FAB, con questo Maps for Moon Lovers.


Sono 8 inediti di rock anglosassone, camminamenti sicuri sulle orme già segnate da realtà epocali come gli U2 per capirci, ma non quell’inglese a cui si pensa quando schizzano fuori nomi come i Franz Ferdinand, insomma, la rivoluzione non è sociale ma soltanto romantica e quindi non c’è del punk nelle fondamenta di questo disco ma l’amore come veicolo un poco annebbiato e un poco sognatore che si lascia sospendere in un limbo psicofisico e mai si racconta tanto facilmente.
Un rock leggero quindi, una sequela di brani poetici dai testi che si percepiscono troppo invasivi sulle melodie che fanno a spintoni per uscire e definire la loro personalità, vince poi quel modo di gestire l’elettronica in perpetuo dialogo con le chitarre elettriche e quel fantasioso gusto solare che arriva dalla forza degli incisi corali. Su tutte svetta Shoreditch Girl e noi la usiamo a manifesto delle sensazioni che cerchiamo di scrivere a parole, bel groove iniziale di Colors e pennellate di landscapes che arrivano da un finestrino di viaggio, a tratti evanescente e salvifico la bellessima sospensione distorta di The Same Floor e la traccia che ispira il titolo di questo disco, Song for Moon Lovers che testimonia le retrovia pop di quest’opera che dalla tradizione pop appunto cerca l’introspezione facendo appello a queste visioni industriali capaci di rendere immaginifica la musica. Per tutto l’ascolto ho dentro paesaggi di capannoni e città, mattine velate di nebbie che aprono al cielo, ci stiamo avviando dando le spalle al passato, ma solo rinascita dentro e mai distruzione. Per intenderci: non siamo alle porte di un finale che ha tutta l’aria di essere triste ma abbiamo dentro la serenità di una pianura che si sta aprendo davanti, all’alba di qualcosa di nuovo.