Spv/Steamhammer – Suzi Quatro, Raven, Magnum e la febbre del Rock

Quando si tratterà di scrivere un libro sulla storia dell’Heavy Metal tedesco bisogna riservare un apposito capitolo alla Spv/Steamhammer. E’ l’etichetta che assieme alla Noise Records ha fondato la scena Heavy Metal di quel paese dando possibilità a molte bands di affermarsi a livello mondiale. Per certi versi la Spv/Steamhammer ha funto da “incubatore” di bands. Questo dal lontano 1984 anno della sua fondazione. Certo qualche anno fa dichiarò fallimento, ma subito dopo si è ripresa continuando a fornire un contributo essenziale per la scena Heavy Metal tedesca e internazionale. Ora andiamo alla scoperta di sei gioielli “made in Spv/Steamhammer”…

Axel Rudi Pell “XXX Anniversary Live”

Parlare di Axel Rudi Pell significa parlare di un artista fondamentale per la scena Heavy Metal tedesca. La sua carriera, infatti, si divide in due periodo. Quello afferente agli Steeler (da non confondere con gli omonimi americani capitani da Ron Keel-nda) band fondata nel 1981. Poi abbiamo la sua carriera come solista che inizia nel 1989 allorquando lascia gli Steeler. Da quell’anno il biondo axeman teutonico non ha mai fatto mancare la sua presenza con un album ogni anni. E’ un musicista molto prolifico. Non si contano gli album, i video, le compilation, i live e tanto altro ancora. Insomma, dobbiamo sapere che ogni anno Axel Rudi Pell ci fa regalo del suo immenso talento. La sua carriera solista inizia con un demo-tape intitolato “Demo” risalente al 1989, mentre l’esordio su album risale allo stesso anno con l’album “Wild Obsession”. Non ha mai avuto una line-up stabile, ma si è sempre circondato di signori musicisti sia in studio che dal punto di vista dell’attività concertistica. Il 2019 è un anno importante per Axel Rudi Pell in quanto si festeggiano i trent’anni di attività solistica. Lo fa con un sontuoso doppio album live intitolato “XXX Anniversary Live” dove ci sono i cavalli di battaglia di una vita come “Wildest Dreams”, “Oceans of Time”, “Warrior”, “Carousel” e “Rock the Nation”. Sul live celebrativo abbiamo dei signori musicisti come l’incredibile singer Johnny Gioeli oppure lo storico batterista Bobby Rondinelli. E’ un live che sa di forza, energia, adrenalina e capacità di suonare dal vivo. E’ un live che fa capire qual è il segreto della vera musica: passione, passione e ancora passione. Mi sa che Axel Rudi Pell è pronto per altri trent’anni di grande musica…

Magnum “Live at The Symphony Hall”

Signori e signore i Magnum! E’ una band leggendaria che nell’arco della sua quarantennale carriera ha scritto grandi pagine di musica senza tempo. La band si forma al Run Runner night club in Birmigham nel 1972. Per inciso è lo stesso night club dove più tardi si sarebbero formati i Duran Duran. L’iniziativa di formare la band è dovuta al cantante Bob Catley e al chitarrista Tony Clarkin. Da quel momento i Magnum avrebbero regalato al mondo album di incredibile fattura artistica a partire dal debutto “Kingdom of Madness” del 1978. Il loro è un sound davvero unico che partendo da un’originale miscelazione di Hard Rock e Progressive Rock giunge a definire un sound semplicemente fantastico. Un sound sempre cangiante. Un sound robusto. Un sound gentile. Un sound temperamentale. Naturalmente per creare un sound così seducente bisogna essere musicisti con la M maiuscola. I Magnum lo sono. Nel proprio settore ogni musicista dei Magnum è un eccellenza. Bob Catley è un cantante ispirato come pochi. Sentitevi cosa combina alla chitarra  Tony Catlin. Il basso di Dennis Ward da sempre u nritmo preciso all’intera economia del sound. Lee Morris è un batterista che fa della continua variazione il suo leit-motiv. Gli inserti alla tastiera di Rick Benton sono preziosi e affascinano. Con tutti questi presupposti il loro nuovo live intitolato “Live at The Symphony Hall” non poteva che essere magico e monumentale. Qui si capisce la grandezza del quintetto albionico. Da avere…sarà un viaggio in quarant’anni spesi a diffondere musica eccellente e d’autore. Imminente, inoltre, l’uscita del nuovo album intitolato “The Serpent Rings”… I Magnum non si vogliono fermare… Bene!

Raven “Screaming Murder Death from Above: Live in Aalborg”

Ecco un gruppo immarcescibile…i Raven. Un gruppo che forse non ha mai raggiunto la popolarità con la P maiucola come Iron Maiden o Metallica, ma che ha contribuito in maniera determinante alla diffusione del verbo del Metallo in più parti del globo. E mi pare che non vogliano fermarsi… Anzi… La vicenda dei Raven è intimamente legata a quella dei fratelli Gallagher. Autentici mentori del gruppo e personalità leggendarie della NWOBHM. Essi formarono la band nel lontano 1974 e debuttarono dal punto di vista dell’attivà concertistica aprendo per The Stranglers e The Motors. Tuttavia dovettero passare 7 anni per vedere nei negozi di dischi il loro esordio assoluto. Ossia lo storico “Rock Until You Drop” seguito da “Wiped Out” e “All For One”. Questi album lanciano un pojnte ideale fra le tipiche atmosfere NWOBHM e sonorità accostabili al Thrash Metal e allo Speed Metal. Non per nulla parecchie bands appartenenti a tali ultimi due generi considerano i Raven fra i gruppi che li hanno maggiormente influenzati. Dopo un numero impressionante di album di ogni tipo e moltissimi concerti in tutto il mondo la macchina dei Raven è ancora in moto. A testimoniare l’ottimo stato di forma della band dei fratelli Gallagher c’è questo live incendiario intitolato “Screaming Murder Death from Above: Live in Aalborg”. E’ un live tutto sostanza. Esplosivo. Iper-adrenalitico. Schiacciasassi. Li dovete sentire i Raven lanciarsi in sparate speed da infarto con una tale passione ed ardore da rimanere stupefatti. C’è ancora molta energia in corpo e lo dimostrano. Un live godibilissimo e dal sicuro impatto! Rock until you drop!

Suzy Quatro “No Control”

Dio mio… Il nuovo album di Suzy Quatro! La nonna di tutte le rockeuses sparse ai quattro punti cardinali del globo terracqueo. Come si fa a raccontare la sua leggendaria vita? Praticamente impossibile! Ci vorrebbero centinaia di pagine per delineare una figura di pioniera del Rock targato al femminile. Un’autentica “pasionaria”.  La Suzy Quatro nasce nel 1950. Il suo vero nome è Suzan Kay Quattrocchio. Le origini italiane sono chiare. Infatti, il padre proveniva da Sulmona! Vogliamo parlare che iniziò la sua carriera nel 1964 militando in gruppi come Pleasure Seekers e Cradle? Nel 1964 aveva 14 anni! Ve lo immaginate una ragazzetta di 14 anni che entra a far parte di un mondo sessista come il Rock nell’ancora puritana America di quel periodo? Gli anni della consacrazione sono gli anni settanta. In quel periodo, fra l’altro, decide di trasferirsi in Inghilterra. La sua discografia è al dir poco monumentale e racconta in musica il mondo visto da una donna molto indipendente e provvista di fondamentali niente male. Ed ora il nuovo album. Il titolo – “No Control” – è già un manifesto. Quando mai qualcuno ha controllato la vita di Suzy Quatro! L’album è un manifesto della sua totale indipendenza come donna e musicista. L’ascolto dell’album è poi un’esperienza sensoriale indimenticabile. “No Control” sembra un’enciclopedia della musica americana degli ultimi sessant’anni. Si passa dal Rockabilly al Roch’n’Roll. Dal Blues Rock al Tex Mex. Dal proto-Hard Rock al Glam Rock. Dal Southern Rock al cantautorato Rock. In breve, volete avere una “summa teologica” del Rock Americano? “No Control” è qui per soddisfare i vostri bisogni. La performance di Suzy Quatro è da applausi. A quasi settant’anni la signora Suzy Quatro ci regala un’esibizione da applausi. In forma. Dinamica. Volitiva. Energetica. Accidenti…quando la febbre del Rock prende il sopravvento non c’è trippa per gatti. Semplicemente favolosa Suzy Quatro… Altre parole possono risultare prive di senso… Un album M E M O R A B I LE !

The Rods “Brotherhood of Metal”

I The Rods sono la band di David “Rock” Feinstein (chitarra e voce) cugino del compianto Ronnie James Dio! Fra l’altro il Feinstein suonò assieme a suo cugino negli Elf. A completare la line-up abbiamo: Garry Bordonaro (basso e voce) e Carl Canedy (batteria e voce). Tutti e tre provengono da New York ed hanno militato in un numero impressionante di altre bands. La band – cioè i The Rods – si formano nel 1987 e debuttano con l’album “Rock Hard” l’anno stesso. Rimangono sulla scena per circa 7 anni e decidono di sciogliersi nel 1987. Il 2010 vede la riformazione della band che si avvia a nuova vita. Proprio di recente è stato pubblicato il nuovo album intitolato “Brotherhood of Metal”. L’album in questione rappresenta le caratteristiche precipue del sound dei The Rods. Un Heavy Metal compatto, potente, forte ed adrenalinico. Non aspettatevi tanti orpelli o leziosità… Qui è il regno del vero Heavy Metal. Quel sound che invita all’headbanging più scatenato e furente. Non fatevi, pertanto, fuorviare dall’intro al pianoforte dell’opener “Brotherhood of Metal”. Dopo pochi attimi inizia una sarabanda metallica dirompente e piuttosto animata. Vedete…loro provengono da New York e sentono il clima urbano e metropolitano della città. Il che li spinge a suonare in maniera diretta e “rough”. Qui gli amanti del vero Heavy Metal troveranno pane per i loro affamati denti!

Virgin Steele “Seven Devils Moonshine”

Qua i Virgin Steele hanno esagerato! Hanno avuto la bella pensata di realizzare un box-set di cinque album per un totale di 59 brani. Impressionante, vero? Un’operazione titanica, ma conoscendo il master mind David DeFeis so che è capace di tutto. Anche di più. Il cofanetto “Seven Devils Moonshine” contiene cinque album, ossia:

  1. “Ghost Harvest (The Spectral Vintage Sessions) Vintage 1 – Black Wine for Mourning”
  2. “Ghost Harvest (The Spectral Vintage Sessions) Vintage 2 – Red Wine for Warning”
  3. “Gothic Voodoo Anthems”
  4. “Hymns to Victory”
  5. “The Book of Burning”

I primi tre pubblicati nel 2018 e da considerare nuovi album, “Hymns to Victory” è la ripubblicazione della compilation pubblicata nel 2001, mentre “The Book of Burning” riguarda la pubblicazione dell’album uscito nel 2002. Cosa c’è da dire su questo bel regalo da parte dei Virgin Steele? Che ci troviamo spiazzati e persi per il tanto materiale fonografico che ci è caduto addosso. Qui si nota la genialità della leggendaria band americana che oramai scrive e compone musica per il proprio sollazzo senza basarsi minimamente su un tornaconto strettamente economico. Considerate questi cinque album come l’affermazione della totale libertà musicale dei Virgin Steele. Il box-set dimostra una varietà di situazioni e suoni davvero impressionanti. I sono momenti sognanti. Altri più violenti. Altri ancora epici. Ulteriori brani riguardano aspetti particolari molto intimistici. I Virgin Steele sono sempre una delle band fondatrici dell’Epic Metal, ma ora sentono che tale categoria è fin troppo restrittiva e preferiscono giocare in campo aperto per estrinsecare la loro grande spiritualità musicale. C’è da perdersi quando si ha a che fare con i Virgin Steele…

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