Un folk rock corroborante e filantropico: intervistiamo quello scribacchin cantautore di Stefano Ferro…

– Ciao Stefano, sono passati già 4 anni dalla pubblicazione del tuo disco Il mercante di pensieri: te la senti di fare un bilancio?
Mi riesce difficile attenermi all’accezione comune del termine “bilancio”, mi sento più a mio agio ad azzardare una sorta di riflessione a distanza. Sono trascorsi quattro anni dalla pubblicazione del disco che ha avuto una genesi lunga, se pensi che le prime tracce le avevamo registrate nel 2014. La realizzazione di quel lavoro fu preceduta da dubbi e incertezze e dalla ricerca di un’etichetta indipendente dall’anima filantropica come U.d.U. Records. Fu una tappa importante per me e per tutti i musicisti che ci hanno lavorato, se penso poi ai casi della vita che hanno reso l’attività live molto più rarefatta, ritengo di aver fatto bene a pubblicarlo e a racchiudere in modo indelebile volti e maestrie in quelle canzoni registrate per la maggior parte in presa diretta. Il disco con la sua dignità discografica ha oggi un valore ancora più prezioso dal punto di vista emotivo per quanto è accaduto in seguito.
– Quello che a me non mi piaciuto è il fatto che molte testate non l’abbiano preso in considerazione, perché si trattava di cantautorato: sei d’accordo?
Mi fido della tua esperienza di addetto ai lavori che sa tastare il polso alla musica e concordo con te. Non nascondo il dispiacere, ma ho smesso di interrogarmi sulle complesse dinamiche che muovono la musica italiana, ho apprezzato quella parte dell’informazione che ci ha riservato spazio e recensioni come hanno fatto ad esempio Rockit, il MIE di Salvatore Imperio e naturalmente Musicalnews.com, per citare alcune fra le realtà più note e serie.
– Spesso il tuo nome è stato in scaletta di alcuni importanti festival..
Ci è capitato nel corso degli anni di partecipare a diversi festival nazionali e locali, la ricerca dei live fuori provincia fu per me una sorta di vera attività. Abbiamo avuto alcune soddisfazioni, qualche delusione, ma la cosa che forse ricordo e ricordiamo tutti con maggiore entusiasmo sono i viaggi, durante i quali si cercava di trovare il tempo da dedicare alla cultura, visitando i monumenti del posto o le città più vicine. Quelle esperienze furono spesso documentate con una telecamera e ancora oggi conservo quelle registrazioni che ogni tanto rivedo con grande piacere e un pizzico di nostalgia. Fra le trasferte che ricordo con maggiore gratitudine ci sono diverse edizioni del Pratomusicfestival di Prato Sesia che abbiamo vinto nel 2007, il prestigioso Geometrie Sonore di S. Marino ed il Memorial Meroni di Milano, al quale ci legano ricordi e affetto speciale. Diciamo che per un certo periodo l’autostrada fu una specie di seconda sala prove…
– Purtroppo anche un lutto importante ha colpito il tuo staff di collaboratori…
Nel 2017 la tragica scomparsa dell’amico e bassista della band Angelo Nacca segnò tutti quanti, lasciandoci nello stato d’animo che lascio intuire. Di colpo il disco finì per rappresentare una specie di rifugio emotivo, un ricordo indelebile e irripetibile di un lavoro di squadra che fu anche il suo e che senza di lui non avrebbe potuto trovare compimento. Ad Ottobre dello scorso anno, grazie alla sensibilità della radio veronese RCS, siamo riusciti a dedicare ad Angelo una puntata intera facendo passare anche alcune canzoni cantate e suonate da lui. Sentire la sua voce in radio fu come riaverlo con noi per un attimo, è stata un’emozione veramente grande, alla fine della trasmissione sia noi che i conduttori eravamo tutti commossi.
– Spesso si è parlato de Il mercante di pensieri come un disco filantropico…
Sì .. fu un disco essenzialmente filantropico, nato dal desiderio di dare una dignità discografica all’impegno mio e dei musicisti, per cercare di non disperdere il frutto delle esperienze maturate fino ad allora, composte anche da molti chilometri macinati per suonare a festival, rassegne o concorsi. Si era curiosi e naturalmente carichi di aspettative che non di rado furono anche ripagate da risultati incoraggianti che premiarono il nostro sound folk rock e che costituirono il carburante emotivo necessario a mantenere l’entusiasmo negli anni. Che sia filantropico lo dimostra anche la scelta di un’etichetta No profit come U.d.U. Records, ma occorre una precisazione: No profit non significa un rifiuto aprioristico di un guadagno, piuttosto si tratta di un approccio che dal punto di vista culturale rivendica l’ambizione di una sua dignità. Anche per me è così: il percorso della legalità in ambito artistico e musicale è tortuoso, purtroppo la categoria del musicisti è assai poco rappresentata e scarsamente sindacalizzata. Il mio No profit se vogliamo è stata una provocazione forse non colta appieno, ma un modo comunque serio per affermare che il lecito guadagno deve inserirsi in un circuito regolare e legale, per non cadere vittima del triste fenomeno del caporalato artistico e dei sedicenti organizzatori. In questo senso l’autoproduzione e il No profit rimarcano una scelta di libertà, di autonomia che si rivela impegnativa ma che prelude ad un desiderio di legalità e sicurezza, spesso troppo sacrificate sull’altare dell’entusiasmo.
Io credo che quel disco ti abbia portato una crescita personale, ma anche un pizzico di visibilità in più: subito dopo infatti ha vinto diversi premi…
Piace anche a me pensare così, le recensioni uscite infatti sono merito del disco e dei sui protagonisti, così come lo fu la partecipazione al convegno Dolore No-Te nel 2017. Due anni fa fu proprio grazie al testo del brano La ballata dell’assenza che vinsi il Premio Lunezia nella sezione autori, poi c’è stata la grande emozione della borsa di studio vinta per frequentare la scuola autori al Cet di Mogol. Sono soddisfazioni che derivano anche da lì e che devono il giusto tributo d’onore a chi, oltre a me, lavorò al disco Il Mercante di pensieri: Luca Maragnoli alle chitarre, Francesco Turlon alla batteria e percussioni e Angelo Nacca al basso che ne furono i protagonisti, oltre a Mattia Ferroni, Angelo Bonato, Silvio Grando, Luigi Cerpelloni, Pietro Micheletti e Marco Montresor che presero parte al progetto live in molte altre occasioni.
– Oggi ti vedi più come autore o la tua dimensione è ancora quella del cantautore a tutto tondo?
Diciamo che la dimensione dell’autore è la parte che riesco a controllare meglio e a far “convivere con la vita”, se mi passi questa espressione curiosa. Il versante live lo sento ancora molto divertente e mi ci rispecchierei nuovamente con entusiasmo, ma avverto oggi la necessità di una maggiore stabilità e di tutele minime per la sicurezza di tutti, senza le quali macinare chilometri semplicemente per suonare a qualche rassegna potrebbe diventare solo un rischio troppo grande. Ci si pensa poco, ma anche una band non ancora approdata al circuito del professionismo, quando si muove per andare a suonare, è giusto che lo faccia in sicurezza. Anni fa con Angelo Nacca inventammo lo slogan per un prodotto assicurativo dedicato ai musicisti che si sarebbe potuta chiamare “Suono Sicuro” e che volevamo proporre alle compagnie interessate ad inventare questo strumento assicurativo per musicisti. Il tempo e gli eventi non ci permisero di darvi un seguito, ma l’idea di fondo non l’ho mai abbandonata. Purtroppo in nome dell’entusiasmo del live troppe band trascurano gli elementi essenziali a tutela di alcune norme, e questa mancanza di consapevolezza è spesso sfruttata da sedicenti promoter ed organizzatori privi di qualunque etica professionale. Non so se ci riuscirò, ma il mio sogno rimane quello di conquistare, attraverso il percorso dell’autore, quegli strumenti di tutela e quelle risorse necessarie per far ripartire un domani con nuovo entusiasmo il progetto live con la band, fatto non solo di musica ma anche di amicizia, trasferte, momenti culturali ed esperienze umane che si riescono a fare molto meglio in gruppo.
– Caro il mio scribacchino comunal, te la senti di citare un paio di tue canzoni come le più rappresentative del tuo essere artista?
.. Ci son montagne piene di parole.. dice un verso de La ballata dell’assenza. Ecco, io che con le parole ci lavoro vorrei centellinarle sempre di più e dare spazio all’evidenza perché ritengo che sia una misura di serietà più efficace di molte parole, ma allo stesso tempo è giusto non dar troppo credito ai fatti e cercare di rimanere sempre un passo indietro rispetto agli eventi, per sentirsi sempre stimolati a fare di più e meglio. Anche la canzone che hai citato, Lo scribacchino comunal, si chiude con un’ironica provocazione che mi piace ricordare .. e voi che dite, beh? Stiamo a sentire…Ecco, direi che stare a sentire nel senso più ampio del termine sia l’atteggiamento migliore che possa avere in questo momento. Sto a sentire, ma non certo con le mani in mano…
– Vorrei concludere questa chiacchierata con il chiederti come credi sarà il futuro della musica, dopo che avremo superato questa pandemia virale …
Rifuggo dalla tentazione di fare della sociologia spicciola, preferisco leggere, scrivere e rimanere in silenzio. Si sentono dire tante cose, è facile per molti perdere la bussola nel magma dell’opinionismo becero. Il Mercante di pensieri protagonista della title track del disco è del resto un personaggio di questo tipo: un imbonitore, uno spacciatore di opinioni, filosofie seduttive per plasmare la ragione e sottomettere gli uomini. Mi parrebbe di cattivo gusto giocare alle profezie, direi che è abbastanza ragionevole immaginare che della musica si salverà la fruizione, oggi affidata principalmente al web al quale si può chiedere di ascoltare qualsiasi cosa. La situazione per chi vuole fare live seriamente era difficile già prima e sarebbe imprudente pensare che dopo possa diventare di colpo rosea. Assisto al fiorire di tante iniziative sul web, le guardo con curiosità ma fatico ad adeguarmi, ci trovo una sorta di voyeurismo domestico e poi le canzoni per essere suonate e ascoltate hanno bisogno di un apparato tecnico dignitoso sia in esecuzione che in ascolto, per questo mi sento per ora abbastanza refrattario a postare video sui social. Se è vero che la cultura di cui fa parte la musica sarà uno dei pilastri su cui dovrà basarsi una nuova ripresa, mi auguro di farmi trovare pronto a contribuire, intanto ringrazio di cuore te la redazione di Musicalnews.com per questa affettuosa attenzione che spero di poter ripagare ancora in futuro.