Chiaradia – Primo vere (Vrec, 2020)

Un cantautore che giganteggia con la chitarra. Un ossimoro? Ascoltate questo bellissimo album.

Cantautore trevigiano in attività da tre lustri circa, Gianluca Chiaradia è un chitarrista di fingerpicking che vanta esperienze internazionali e premi. Negli anni ha forgiato un proprio stile, una sorta di blues amaro, che nasce tra paludi di campagna e storie di periferie silenziose.

 

Con questo terzo album firma la sua opera più matura e complessa, frutto di una mediazione emotiva, dove narrazione ed esposizione alla chitarra trovano il giusto punto di collegamento. Quanti infatti avrebbero potuto scrivere un brano come “La strada di casa”, con un arabesco armonico carico di bellezza, senza la sua abilità con la sei corde? E come non fermarsi davanti alla bellezza di “George”? La struggente storia di George Stinney, un afroamericano di 14 anni, il più giovane condannato a una sedia elettrica nella storia della giustizia americana, avvenuta nel 1944 dopo una camera di consiglio durata dieci minuti, brano scritto per la “Giornata Mondiale contro il Razzismo”.

Nei ritmi sincopati di “Canzoni che salvano”, c’è tanto della poetica di Gianluca, ma il brano che richiama la nostra attenzione è “Ancora spazio”, che rimanda al miglior De Gregori. Ed è ancora riflessione con la conclusiva “Rebibbia”, poche note che battono al ritmo di un cuore vivo in un corpo chiuso in un prigione.

Non è un cantautore qualunque Chiaradia, ha un voce limpida e sicura, scrive pezzi letali con arrangiamenti che fluttuano e colpiscono.

No, non è un cantautore qualunque.