Rolando Giambelli ci racconta chi erano Frank & Mary Giambelli: la loro fondazione ha donato alla Fiorentina un cospicuo aiuto economico…

Il prossimo week-end si svolgerà il Beatles Day: anche se virtualmente, Rolando Giambelli si impegna a mantenere vivo il ricordo di questo fondamentale gruppo rock e da Brescia via social si potrà sentire per ore ed ore la loro musica. Abbiamo intervistato Rolando su questo specifico argomento (se clicchi qui puoi leggere il mio articolo), ma ora l’abbiamo di nuovo disturbato per sapere di più sui suoi parenti a New York…


– Rolando, come ti ho comunicato qualche settimana fa, il tuo cognome è diventato conosciuto dai tifosi della Fiorentina. La fondazione di Frank & Mary Giambelli ha fatto una cospicua donazione…
Fin da piccolo mi ha sempre incuriosito il significato e l’origine del mio cognome e dei miei antenati, infatti cominciai a chiedermelo, quando ebbi la consapevolezza di essere nato a Brescia, mentre mio papà era di Vimercate, nell’hinterland di Milano e talvolta mi portava dai cuginetti “Giambelli” che stavano lì, ma anche ad Arcore, poco lontano, dove abitava suo fratello Giovanni Giambelli, che con zia Bruna ed i cugini Ivana ed Edo, mi facevano passare un bel periodo di vacanze estive a casa con loro che non scorderò mai; anche se poi e da quasi 60 anni, per altre vicende, non li vidi mai più. Papà mi parlava anche di Agostino Giambelli, forse un lontano parente che era un candidato politico e fu pure un importante funzionario del Comune di Milano. Papà mi diceva anche che i Giambelli erano delle persone eccezionali e probabilmente, alcuni di loro erano in giro per il mondo a far successo e fortuna…. Però la storia si fermò a quel capitolo rimasto incompiuto… Infatti, crescendo, senza più il papà a casa, che dopo il divorzio, si rifece un’altra famiglia, all’estero e poi tornò in Italia, ma sempre lontano… rimasi in “stand by” a Brescia con mio fratello Tristano e con mia mamma che era nata addirittura ad Ivrea, in Piemonte! I miei genitori si erano infatti conosciuti durante la Guerra dopo essersi trasferiti casualmente a Brescia per motivi di ricongiungimento delle loro due famiglie che comunque, non si erano mai incontrate prima d’allora e così qualche anno dopo, il 1° Luglio 1949 nacqui io… E dopo 70 anni sono andato a cercare l’origine del mio cognome ed ho trovato queste notizie: Giambelli – Origine del Cognome. Potrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale arcaico milanese giambèll, una sorta di pane ovale (da non confondersi con la ciambella) ed indicare ilmestiere di panettiere svolto dal capostipite. Il cognome Giambelli è decisamente specifico del milanese.
Mi racconti quando sei andato a trovarli a New York negli anni’70?
Con un viaggio che Alitalia promuoveva per gli studenti nel 1972 a 124.000 Lire (con voli, aitto e alloggio in Hotel di lusso, tutto compreso) andai alla fine di Marzo a New York con un caro amico e fu un viaggio bellissimo ed interessante del quale sono tuttora molto orgoglioso!.. Fu il primo di una bella serie di viaggi nella Grande Mela proprio perché durante una bellissima mattina di sole, ma sferzata da un vento gelido che sibilava tra i grattacieli del Rockefeller Center e le guglie della Cattedrale di Saint Patrick, il mio amico Sandro, mi fece notare da lontano un’insegna conica con i colori della bandiera italiana sormontata da un’altra simile più piccola, con scritto GIAMBELLI 50TH. Orgoglioso del mio bel cognome, rimasi per un attimo senza fiato e mentre ci stavamo avvicinando per vedere e capire meglio, mi ritornarono subito in mente i racconti di mio papà che erano finiti nel nulla, e giungemmo sulla porta del Ristorante GIAMBELLI 50TH che scoprirò, da lì a poco, essere uno dei più famosi di Manhattan e quindi, anche nel Mondo, che aperto proprio da Francesco “Frank” Giambelli negli anni ’50! Dopo aver notato che in una bacheca di vetro appesa all’ingresso, oltre ad alcuni riferimenti inequivocabili in omaggio alla lontana Italia, come alcune statuine dei Carabinieri, vedo anche un riferimento alla campagna elettorale di Agostino Giambelli per il Comune di Milano che avevo visto su manifesti e striscioni stradali della città negli anni ’60 e chiedo di Frank allo chef che molto gentilmente mi dice che: “Francesco Giambelli è partito per Milano con volo TWA a fare “spesa” da Peck, la mitica gastronomia gestita allora dai Fratelli Stoppani… e tutto si fermò lì, sulla porta del ristorante… fino a 10 anni dopo …

– E quella volta che casualmente vi siete incontrati all’aeroporto?
Questa è davvero una bella storia che comincia… Nel Dicembre 1982, con Alice, mio fratello Tristano ed altri amici eravamo all’aeroporto di Linate per volare al Cairo, ma poiché c’era una nebbia pazzesca ci caricarono su vari pullman per portarci all’aeroporto di Genova, dove arrivammo già provati in mezzo a una confusione indescrivibile. Ci sentivamo abbandonati, quando, fra tanti avvisi che in continuazione venivano sparati dagli altoparlanti del settore PARTENZE, sentii chiaramente dire che “il signor Giambelli doveva presentarsi immediatamente all’ufficio informazioni“. In mezzo a quel caos terribile e temendo di trovare altre sgradite sorprese, arrivai di corsa all’Information desk e mi presentai subito come il signor Giambelli e, con mia grande sorpresa, una persona che stava parlando con un altra addetta al servizio Info, si girò di scatto verso di me e disse: “anch’io sono il signor Giambelli e lei chi è?” Lo guardai attentamente e realizzai in una frazione di secondo che fosse il mitico “Frank” del Giambelli 50Th di New York! Erano passati dieci anni da quando scoprii il suo ristorante nel 1972, e se la storia si fermò lì fu perché a quell’epoca non c’era internet e poi, non avendolo incontrato personalmente avevo lasciato perdere, nel frattempo però avevo sentito ancora parlare di lui e lo vidi pure in foto sui giornali, citato per i tartufi che si aggiudicava alle aste a migliaia di dollari e dei suoi spaghetti (i più costosi del mondo) e a quel punto gli dissi in due parole che ero quel Giambelli là… Fu un momento davvero magico perché Frank mi guardò per qualche secondo muto per lo stupore e poi, quasi commosso, mi disse quanto piacere gli avrebbe fatto se mi fossi fatto vivo un po’ prima e quanto gli fosse dispiaciuto di non essere a NY quando avevo lasciato al suo direttore un saluto senza neppure dargli un mio recapito.  Ci abbracciammo come se ci conoscessimo da sempre e poi Frank mi disse che, come sua consuetudine, era venuto in Italia a fare le spese, sempre da Peck a Milano, di alimenti, vini e specialità prelibate per il suo ristorante, e doveva ritornare a NY partendo da Malpensa, ma poiché anche lì c’era nebbia avevano trasferito anche lui con un pullman a Genova! E’ proprio così che ci riamo ritrovati… Sì perché da quel giorno e per più di trent’anni, fino alla sua scomparsa il…. siamo rimasti sempre in contatto con lui e con la sua fantastica moglie Mary che pure si affezionò tantissimo a me e ad Alice, andando a trovarli a NY in varie occasioni e sempre “ospiti graditi” nel loro splendido Ristorante, fino a che, un bel giorno, anche Frank & Mary, in vacanza in Italia, vennero a trovarci anche a casa a Brescia! Alice fu bravissima a preparare un bel pranzetto che ottenne le lodi di entrambi, che se ne intendevano… e ne ebbe grande soddisfazione…
Tra l’altro il nome di Frank Giambelli compare alla fine di un tuo importante libro…
Anche questa è una storia che ha dell’incredibile, te la racconto in breve.. Il giorno dell’attentato terroristico dell’11 Settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, ero al seguito, come fotoreporter e giornalista, della signora Matilda Cuomo, moglie dell’allora Governatore dello Stato di New York, Mario Cuomo, giunta a Brescia per rappresentare gli Stati Uniti in un importante congresso medico, organizzato con gli Spedali Civili, per i quali tuttora lavoro con il mio studio fotografico. Proprio mentre stava per avere inizio il dibattito scientifico, al quale avrebbero partecipato anche due professori di New York, ricevetti una chiamata al cellulare da Alice che mi comunicava in maniera concitata che stava ascoltando alla radio la notizia in diretta che un aereo era andato a sbattere contro una delle Twin Towers di New York, ed aveva preso fuoco, con altri particolari davvero molto raccapriccianti! Uscii di corsa dall’auditorium per andare in macchina a sentire ed appurare che non fosse uno scherzo, ma quando dopo pochi minuti che ascoltavo sgomento della gente che si gettava dalle finestre per non morire bruciata, ritornai dentro il Teatro San Carlino e diedi immediatamente la terribile notizia a tutti i presenti e alla Signora Cuomo. Furono momenti indescrivibili; fu trovato un televisore per riuscire a vedere il secondo aereo che si schiantava contro l’altra torre, con lo sgomento nei loro occhi e la preoccupazione degli americani presenti, soprattutto per i loro parenti ed amici che stavano a New York…. Questo fu l’antefatto che mi suggerì di realizzare Twin Towers Forever, dapprima solo una mostra fotografica con innumerevoli fotografie che avevo scattato in diversi viaggi a New York ed in particolare alle Torri Gemelle, per le quali ebbi sempre un’attenzione particolare, fin da quando erano in costruzione e, dopo poche settimane, un editore accettò la mia proposta di farne un libro con la storia della loro vita breve di neanche 30 anni. Dedicai il libro agli eroici pompieri di New York oltre che all’ingegnere italiano Francesco Brunner che aveva diretto i lavori di costruzione. In quei giorni di grande paura e di fondata preoccupazione ed incertezza per il futuro, un po’ come sta accadendo ora in tutto il mondo con la pandemia da Coronavirus, tutti volevano dare un aiuto ai Newyorkesi; ed io, che pubblicai quel libro, proprio per non dimenticare quei giorni terribili, decisi di spedire con FedEx un grosso quantitativo di libri da donare in segno di solidarietà ad alcune istituzioni umanitarie proprio di Manhattan, coinvolte nella tragedia perchè ne potessero ricavare delle offerte; e poichè da anni stavo in ottimi rapporti con Frank Giambelli e sapendo che sosteneva il Saint Vincent Hospital, che per primo era accorso a dare assistenza ai feriti delle Twin Towers e avendo saputo, nel frattempo, che Matilda Raffa Cuomo presiedeva The Mentoring USA, un istituzione che lei stessa aveva creato per il recupero dei giovani che abbandonavano la scuola e per ultimo, ma non ultimo, avendo conosciuto a NY anche Monsignor Anthony Dalla Villa, che era originario di Vestone, un bel paese della mia Provincia, cresciuto in una umile famiglia di emigrant, divenne poi il Rettore della Cattedrale di New York, la più alta carica ecclesiastica negli USA dopo quella dell’allora Cardinale John O’Connor e che, successivamente, si occupò a tempo pieno, come parroco della chiesa di Saint Agnes, degli “homeless” di Manhattan, partii quindi di corsa con Alice, al seguito dei libri che, nel frattempo, avevo concordato di presentare nella “storica” Libreria Rizzoli, per poi distribuirne a innumerevoli librerie in tutta Manhattan, spostandomi a bordo di enormi TAXI gialli, pieni di libri che prelevavo di volta in volta, proprio dal Ristorante GIAMBELLI 50TH che con grande entusiasmo e generosità, Frank mi aveva autorizzato ad utilizzare come “deposito dei libri” ! Alla Rizzoli vennero per la presentazione del mio libro, oltre a Matilda Cuomo, anche il Capo dei Pompieri, Daniel Nigro, Lucio Caputo presidente dell’ICE che si era salvato per miracolo dal crollo della Torre Nord e di altre autorevoli personalità. L’allora sindaco di NY Rudolph Giuliani, mi scrisse una lettera di ringraziamento. Successivamente, alla presentazione del secondo volume al Winter Garden, a pochi metri da dove sorgevano le Twin Towers, incontrai il suo successore Michael Bloomberg e poi nel 2014 mi scrisse anche l’attuale sindaco dei New York, Bill De Blasio, ma ciò che mi emozionò maggiormente, fu, una bella mattina, di trovare infilata sotto la serranda del mio studio, una lettera di ringraziamento dalla Casa Bianca, firmata dal Presidente Obama… Se penso che tutto ciò era partito a causa di due “dirottamenti aerei” il mio e quello dello “Zio Frank” causati da una nebbia fitta… in Val Padana…

– Cosa sai sulla attuale attività della fondazione? Mi dicevi infatti che Frank & Mary non ci sono più ..
Frank Giambelli venne in Italia a inaugurare con il sindaco di Voghera e le autorità della sua città natale, una scuola per aiutare i giovani. Era un Istituzione che lui aveva sostenuto economicamente e che fu dedicata a Frank e a Mary Giambelli. Io c’ero a qulla cerimonia e proprio in quell’occasione avevo proposto a Frank, Mary e ad altri parenti di preparare un libro sulla loro storia e del loro mitico ristorante che aveva preparato il pranzo a Papa Giovanni Paolo II e che si era aggiudicato in un’asta, un tartufo bianco da 41.000 dollari. Purtroppo, poco tempo dopo, il 7 aprile 2006, Frank morì ed io restai sempre in contatto con Mary che continuò a gestire da sola il ristorante, con il fedele personale rimasto. Io le promisi che avrei coinvolto anche il CORRIERE DELLA SERA, il più celebre e storico giornale italiano che aveva sempre parlato bene di Frank per raccontare la sua storia…. Ma poi, un’altra sventura si abbattè sul Giambelli 50Th! Infatti con immenso dispiacere Mary fu costretta a chiudere nel giro di poche settimane il suo famoso ristorante perché la MTA ovvero la Metropolitana di NY doveva demolire mezzo isolato sulla 50th Street dove si affacciava il ristorante, per costruire una nuova stazione di smistamento dei treni. E così Mary, a quasi novant’anni e costretta a smantellare da sola il ristorante, in due settimane, vide distruggere tutto quanto in lunghi anni aveva costruito, giorno dopo giorno, con il suo adorato Francesco. Lei dovette svendere i vini preziosi della collezione Giambelli e durante lo sgombero delle preziose suppellettili, degli arredamenti e dei quadri che erano stati ammirati da presidenti, attori, campioni sportivi e clienti di ogni tipo convenuti da tutto il mondo, le è stato sottratto pure il libro dei visitatori con le firme ed i commenti più belli dei clienti del Giambelli 50th!!! Tornai con mia moglie a New York a vedere e fotografare l’immenso e profondo buco nero del cantiere dove una volta c’era il mio ristorante preferito. Mary non venne, era troppo doloroso per lei tornare in quella zona, anche se quando ci trovammo più tardi a cena in un altro ristorante italiano, una volta loro concorrente, e poi a casa sua vicino a Central Park a rivedere le foto, gli articoli, ed alcuni oggetti che era riuscita a salvare e a conservare,  disse che “per fortuna” Frank era morto prima di dover assistere alla distruzione della sua creatura. Tornai quindi con altro materiale al Corriere, ma dopo un breve iniziale entusiasmo della redazione a cui stavo fornendo notizie e foto per scrivere un bell’articolo che avrebbe fatto molto piacere a Mary, mi dissero che ormai era troppo tardi, finito il ristorante non c’era più nulla da dire o da scrivere. Aspettai a dirlo a Mary. Poi, l’anno scorso alla vigilia di Natale 2014 ricevetti il suo tradizionale e gradito biglietto d’auguri e il giorno di Natale le telefonai a NY per ringraziarla, ma con grande sorpresa mi rispose un’altra voce. Ebbi un immediato triste presentimento. Era infatti sua sorella Jean che mi annunciava la scomparsa di Mary… a Natale. Inviai le mie condoglianze e non ho più sentito nessuno… Anche se i giornali ai quali mi sono rivolto ritengono che la storia sia finita qui, Io non la penso davvero così e dopo aver letto la tua pagina sul sito della CIA (intesa come Culinary Institute of America), con l’entusiasmo che mi hai trasmesso, ritengo che sia un dovere far conoscere ai posteri le storie di persone eccezionali come Francesco e Mary Giambelli che, forse non sono andate sulla luna e non hanno vinto campionati sportivi, ma hanno dato anch’essi a loro modo, con tutte le loro forze e grande incrollabile passione un fortissimo contributo allo sviluppo della Società.