Boomdabash: i nostri 15 anni di musica

“La voglia che ci ha spinto a creare questo best of è stata quella di fare un regalo a tutte le persone che ci hanno seguito in questi ultimi 15 anni. 15 anni dalla prima produzione ufficiale di Boomdabash, anche se nasciamo nel lontano 2000. Una tracklist dove regalare un viaggio musicale con tutti i punti salienti e i momenti clou della nostra carriera. E allo stesso tempo far fare questo viaggio a chi ci ha scoperto da poco”. Così Biggie Bash spiega il concept che c’è dietro la prima antologia dei Boomdabash.

Da venerdì 11 dicembre sarà disponibile “Don’t worry (Best Of 2005-2020)”, l’antologia in cui la band ripercorre i primi 15 anni di carriera attraverso un’imperdibile collection di loro grandi successi (tra cui “Karaoke”, il brano più cliccato del 2020) e ben tre brani inediti. Ad anticipare l’uscita è stato il singolo “Don’t Worry”, già tra i più visti su YouTube e che si candida a essere il brano delle prossime feste di Natale per la sua atmosfera molto dolce. Il gruppo, composto da Biggie Bash, Payà, Blazon e Mr. Ketra, ha presentato questa mattina alla stampa questo nuovo lavoro, che come è stato sottolineato non è una semplice raccolta, ma una sintesi di questi ultimi 15 anni, dove ci sono anche gli ultimi singoli di successi e le collaborazioni. Sono due anni e mezzo che il gruppo non esce con un album. E l’esigenza di questa antologia è stata dettata anche dalla necessità di rendere disponibili alcuni brani che, per vari motivi, non erano più reperibili. “Poi c’è una cosa che dobbiamo dire”, prosegue scherzando Biggie Bash, “E’ che noi sia “amici” di tutti i ragazzi che sulle nostre spiagge vendono i dischi contraffatti. Una cosa che va a nostro discapito e sicuramente la Universal non sarà contenta. Insomma questi prendono un nostro disco e ci ficcavano dentro anche altri brani, alcuni dei quali proprio quelli più rari che il pubblico cercava. A un certo punto abbiamo detto: siamo gli unici a non aver fatto il nostro best of”.

Nel disco è ben rappresentata tutta la discografia del gruppo. “La nostra produzione è molto vasta”, ha spiegato Biggie Bash, “Ci sono persone che hanno iniziato a conoscerci con gli ultimi singoli, definiti da molti tormentoni per l’estate, ma non tutti sanno chi sono stati i Boomdabash prima dell’era dei cosiddetti tormentoni. L’apripista di questo disco è “Don’t Worry. Un pezzo sicuramente diverso da quelle che sono le classiche nostre produzioni. In genere da noi ci si aspetta un pezzo con ritmo superiore a 90 BPM. Invece abbiamo voluto fare una sorta di inno di speranza. Noi lo avevamo scritto un anno fa. A gennaio era già nel nostro cassetto. Poi c’è stata la pandemia e “Don’t Worry” è rimasta lì. Abbiamo deciso di farlo uscire come singolo del Best Of visto che è un inno alla speranza e un invito a restare lucidi in momenti come questo. Siamo molto sorpresi dal feedback positivo dei fans. I Nostri fans ci amano e sono sempre molto critici nei nostri confronti, soprattutto quando le nostre produzioni musicali si discostano dal nostro stile abituale. Possiamo affermare che con “Don’t Worry” abbiamo unito tutte le orecchie, anche le più diffidenti tra coloro che seguono i Boomdabash”. Per Mr. Ketra  è una canzone “cui teniamo tanto ed è stato molto difficile chiuderla perché lontana da quello che facciamo di solito. Non è stata scritta per essere stata una canzone di Natale. Poi tutta la suggestione che c’è stata intorno a livello musicale l’ha portata su questa strada. Siamo super felici di questa canzone”.

Nel disco sono contenuti altri due inediti. “A uno siamo particolarmente legati”, prosegue Biggie Bash, “Si tratta di “Nun tenimme paura”, pezzo scritto insieme a Franco Ricciardi, artista partenopeo di cui siamo fans, ed è il primo pezzo veramente autobiografico dei Boomdabash. Nessuno ha mai saputo che vita hanno fatto e come sono cresciuti i Boomdabash”. Collaborare con Franco Ricciardi è stato fantastico. Io sono un grande fans della musica napoletana e di artisti che fanno parte del panorama neomelodico. Noi non ascoltiamo musica ponendoci dei limiti. Se un’artista o un pezzo ci piace può appartenere a qualsiasi panorama musicale. Conosciamo Franco a livello di produzione musicale dai suoi esordi, ovvero da quando ha iniziato nel panorama “neomelodico”. Lo conosciamo come persona e il fatto di avere una stima reciproca ha accresciuto la voglia di collaborazione. Lui essendo come noi molto popolare come attitudine pensavamo che in qualche modo potesse essere la voce perfetta per rappresentare il messaggio e la storia che noi raccontiamo. Spesso quando facciamo dei provini capitano in studio un po’ di amici ad ascoltare. Il pezzo con Franco Ricciardi è stato quello più gettonato tra chi ha ascoltato i nostri brani in anteprima”. Non ha caso è stata ricordata anche la collaborazione che il gruppo ha avuto con Gigi D’Alessio, nel rifacimento del brano “Mon Amour”, tanto che la band pugliese non vede l’ora di avere la possibilità di poterla eseguire dal vivo con il cantautore napoletano.

Nel brano i Boomdabash raccontano anche da dove provengono. “La storia che racconta quel pezzo, è una storia che abbiamo volutamente tenuto sotto coperta”, ha aggiunto Biggie Bash, “perché a volte la vita “difficile” che un’artista fa viene utilizzata in maniera sbagliata come elemento per costruire intorno all’artista un personaggio, oppure spesso per dare più credibilità all’artista stesso. Siamo cresciuti a Mesagne, per strada, in anni in cui non era facile esprimersi e dove era più facile prendere strade sbagliate. Io vengo da una famiglia di origine molto modeste. Ci sono state nella nostra vita difficoltà familiari ed economiche, ma in tutto questo la musica è stata la nostra via di uscita. Abbiamo sempre insistito nella nostra strada. La storia di quattro ragazzi che vengono dal niente, e da questo niente poi sono riusciti a tirare fuori qualcosa che per noi. Tra l’altro in questo periodo di pandemia molti hanno scoperto il “coprifuoco”. Noi invece abbiamo vissuto il coprifuoco ufficiale negli anni ’90. Qui da noi c’era la Sacra Corona Unita e dalle 20 bisognava stare a casa perché ti potevi ritrovare in situazioni spiacevoli. Una cosa che ci piace dire è che i Boomdabash hanno contribuito nel loro piccolo a far parlare di Mesagne e del Brindisino per cose belle e costruttive”. A tal proposito Blazon ha ricordato un aneddoto relativo al periodo in cui la band era al lavoro sul primo album. “Stavamo registrando il primo disco in una casa in campagna”, ha detto Blazon, “Avevamo allestito uno studio modesto. Una volta finito il disco stavamo facendo i missaggi. Poi una notte ci rubarono tutto. Come ti rialzi da una cosa del genere? Chi lo ha fatto non è che si sarebbe arricchito con quel materiale. Era uno sfregio fatto a dei ragazzi che semplicemente erano diversi dagli altri”.

E’ inevitabile associare ai Boomdabash alcuni dei più grandi successi estivi degli ultimi due anni, che hanno avuto spesso la partecipazione di grandi artisti del pop italiano, come Alessandra Amoroso, “Sicuramente il concetto di tormentone è un termine azzeccato”, scherza Biggie Bash, “Perché l’estate le nostre canzoni “tormentano” veramente la gente. Però non abbiamo mai scritto un pezzo con l’idea di farne un tormentone. La genuinità è sempre quella che paga. A volte veniamo etichettati in termine dispregiativo come “pop”, ma a noi non dispiace assolutamente”. Nel corso della conferenza (che si è tenuta via Zoom) sono arrivati anche i video saluti di artisti con cui il gruppo ha collaborato come Alessandra Amoroso, Loredana Bertè e J-Ax (“J-Ax ha visto in noi un cavallo che avrebbe corso a lungo. Ha saputo vedere quello che c’era dietro al progetto” hanno ricordato i componenti del gruppo). Quanto al futuro il gruppo ha spiegato di non aver ancora deciso uscite, ma che ci potranno essere dei duetti in qualità di ospiti di altri artisti, alcuni dei quali presenti anche nell’antologia. “Nel cantiere di Boomdabash c’è sempre qualcosa”, ha spiegato Mr. Ketra, “Abbiamo tanti brani che sono in lavorazione. Quanto ad altri duetti, è presto per dire dei nomi. Il fatto che faccio parte di due entità (Ketra porta avanti anche il progetto Takagi & Ketra, nda) può creare confusione. In realtà i Boomdabash non sono coinvolti in produzioni di terzi”. Come ha detto scherzando Biggie Bash “Takagi & Ketra e Boomdabash sono squadre diverse che gareggiano nello stesso campionato”.

Ogni componente del gruppo ha indicato il suo brano preferito realizzato in questi 15 anni di discografia. Per Biggie Bash “c’è un brano che non ha avuto molta rilevanza a livello mediatico, perché non è il classico singolo radiofonico, ma è un po’ la bandiera del modus vivendi di Boomdabash: si chiama “Survivor” ed è contenuto nel nostro quarto album “Radio Revolution”. Non è nel best of. Il pezzo ci definisce come dei sopravvissuti”. Per Blazon invece il pezzo del cuore è “The Message, registrato nel 2012, e che mi riporta al periodo in cui facemmo un tour negli USA con Negrita e Subsonica. Facemmo anche uno street video con i pochi mezzi a disposizione e con le location di New York e Miami. Quel brano rappresenta la consapevolezza di voler fare il musicista nella vita”. Per Mr Ketra invece il brano preferito è “ A tre passi da te” perché “segna la prima grande collaborazione con Alessandra Amoroso, che poi ha dato vita alle collaborazioni successive. Per noi è stato il primo passo verso il mainstream. Per me Alessandra era un nome gigante e questa cosa me la ricordo particolarmente”. Infine per Payà il brano rappresentativo è “Un attimo”. Una canzone che “ti fa capire chi siamo, perché c’è un messaggio molto chiaro. Il significato lo capisci anche dal video, che abbiamo girato nel carcere Borgo San Nicola di Lecce. Una delle esperienze più belle e istruttive nella nostra carriera. Capisci che la musica può salvarti la vita”. Del resto tutta la storia del gruppo è molto incentrata nel rapporto con la terra di origine (3/4 del gruppo vive a Mesagne, in Puglia). “E’ una sorta di campanilismo buono, che per noi significa difesa della nostra terra”, prosegue Biggie Bash, “Siamo molto inclini a mostrare i denti a chi calpesta le nostre tradizioni, alla nostra gente e alla nostra cultura. Un’attitudine molto popolare che si ripercuote nelle nostre canzoni e nei messaggi che mandiamo. Durante i nostri live uno dei discorsi più onnipresente e l’invito ai giovani ad abbracciare questa voglia di difendere la propria terra. I giovani di oggi non hanno ben chiaro cosa significa lottare e difendere il prestigio della propria terra. Essere nati al sud ci ha dato un bagaglio di valori che porteremo sempre con noi nella vita di tutti i giorni. Anche a livello lavorativo il fatto di essere nati nel sud ci ha reso un po’ più “sgamati”. Ci ha dato la possibilità di riuscire a capire con molta rapidità cosa e giusto e cosa è sbagliato. Il sud è stato come una vera mamma che ci ha cresciuto”.

Come hanno vissuto i Boomdabash questo periodo di pandemia? “Siamo stati impegnati anche 360 giorni all’anno”, hanno detto, “e per questo abbiamo trascurato tante persone. Quest’anno abbiamo avuto la possibilità di restituire tempo alle persone a noi vicine. Ora abbiamo bisogno della capacità di riuscire a vedere la luce in fondo al tunnel. Il periodo che stiamo vivendo non è facile, ci sono paure e paranoie a livello umano e lavorativo. Inoltre non ci sa come si evolveranno le cose. Bisogna ritrovare la capacità di stare con la schiena dritta e pensare positivo. Ogni Natale andavamo sempre a trovare dei nostri piccoli fan del reparto pediatrico dell’Ospedale Perrino di Brindisi. Molti di noi si preoccupano di cose futili, mentre ci sono persone che in situazioni difficili riescono a trovare il sorriso e la voglia di vivere”.