Viola Nocenzi e il suo omonimo disco di esordio: sette brani che hanno come filo conduttore l’amore e la bellezza

Abbiamo intervistato la cantante, pianista e compositrice Viola Nocenzi, figlia d’arte (il papà Vittorio è il leader fondatore del Banco del Mutuo Soccorso), che il 4 dicembre ha pubblicato il suo primo disco omonimo “Viola Nocenzi” (su etichetta Santeria e distribuzione Audioglobe), anticipato dal singolo “Lettera da Marte: sette brani prodotti e arrangiati da Gianni Nocenzi e Andrea Pettinelli con Lo Zoo di Berlino che hanno come filo conduttore l’amore e la bellezza.

Viola Nocenzi

– Ciao Viola, ben ritrovata, quale percorso hai fatto per mettere insieme queste canzoni e decidere che questo sarebbe stato il tuo primo disco e l’avresti chiamato con il tuo nome e cognome? Viola: “L’ho chiamato Viola Nocenzi perché non mi piacciono molto le parafrasi, ho pensato a molti titoli che potevano in qualche modo parafrasare quello che dicevo in questi brani, poi alla fine essendo questi brani davvero schegge di me nel senso più fisico ed etereo del termine, mi sono detta sono io in quanto Viola, per tutti quelli che mi conoscono, e sono io in quanto Nocenzi, che per me è una realtà familiare, musicale, artistica e anche morale che stimo tanto, che mi appartiene, e quindi ho deciso di chiamarlo per quello che sono, sia come identità che come derivazione…”

– Chi non ti conosce può pensare che sia la prima cosa in assoluto che fai, mentre in realtà hai una lunga gavetta alle spalle, nel 2015 avevi pubblicato “Ninna nanna per voce sola” e “La scelta”… Viola: “io l’ho fatto proprio come scelta concettuale, tutto quello che faccio ha sempre dietro prima di tutto una ricerca e una scelta profonda, lo devo sposare, che poi è la risposta alla domanda come mai sono uscita solo adesso e non prima con questo disco, perché ho sentito che adesso era il tempo giusto. Questi 7 brani sono stati scelti tra 50, io scrivo tantissimo, e hanno avuto il bisogno di essere lavorati e sedimentati, poi hanno la produzione artistica di mio zio Gianni che lavora ad altissimi livelli, è molto meticoloso, quindi non è casuale…

– Gianni Nocenzi l’ho intervistato in occasione del suo ultimo lavoro per piano solo “Miniature”, con il quale è tornato a fare un disco solista dopo tanti anni, è una persona gentilissima e molto discreta… Viola: “infatti è stata per me una grande sorpresa e un grande onore il fatto che lui abbia voluto fare da produttore artistico e arrangiatore in collaborazione con Lo Zoo di Berlino, Andrea Pettinelli è un mio amico da sempre, ha cominciato con mio papà, era il fonico dei vari concerti che facevamo in tutta Italia, quindi ho fatto tante tournée con Andrea e avevamo questo sogno e questo progetto già da molto tempo e poi abbiamo deciso di metterlo in pratica, quando poi è subentrato zio Gianni abbiamo detto “ok, bingo!”, ma c’è voluto del tempo, abbiamo voluto lavorare sulla qualità e non sulla quantità come concetto…”

Gianni e Viola Nocenzi in studio

– Durante questo periodo è stato difficile incontrarvi di persona o avete fatto tutto a distanza? Viola: “No ci siamo incontrati di persona, anche perché tutto il materiale era stato già registrato prima dell’esplosione del Covid, poi io sono rimasta in Lombardia ma loro hanno continuato a lavorare…”

– Sei andata anche allo studio di registrazione de Lo Zoo di Berlino a Sermoneta? Viola: “Sì ci sono stata due settimane, loro hanno uno studio sempre migliore negli anni e hanno anche comprato molte attrezzature richieste da mio zio per poter fare le riprese della voce e tutta la post-produzione secondo le caratteristiche che per lui erano importanti, è stato un lavoro che ha unito grande talento ma anche grande amore, perché l’hanno fatto tutti quanti spinti da grande amore nei miei confronti, era qualcosa che aspettavano da tempo, sia lo Zoo di Berlino che mio zio e anche mio papà come supervisore del progetto, tutti mossi da grande affetto, per me davvero è un sogno che si realizza…”

– Forse non hai voluto coinvolgere troppo da vicino tuo papà Vittorio in questo progetto perché se avesse anche suonato nel disco la sua presenza rischiava di essere troppo ingombrante? Viola: “L’ha scelto lui, perché avendomi affidata al fratello non c’era bisogno di intervenire in prima persona, io devo tutto a mio papà, sia in studio che live, però in questo caso è stato un progetto affidato alle cure di zio Gianni, mio padre ha grande stima di lui, poi ha fatto da supervisore nel senso che i due fratelli si sono confrontati, com’è giusto che sia, per me è stata un’occasione incredibile, perché devo dire che io non è che ho avuto sempre l’approvazione né di mio zio né di mio padre, anzi, mio padre è molto esigente e ancora di più lo è mio zio, che ha scelto di entrare nella scena solo quando tutti i dettagli erano al loro posto. Io quando sono entrata in studio di registrazione avevo già la formazione con mio papà ma poi me la sono vista con Gianni Nocenzi e non è stato facile, considera che per la ripresa della voce abbiamo passato tre giorni in studio con i ragazzi dello Zoo di Berlino solo per posizionare i microfoni della mia voce, con zio Gianni che dava le direttive, perché lui ha lavorato per tantissimi anni con la Akai, ecc. è un esperto di frequenze, e questa è stata un’esperienza unica, io sono entrata in uno studio già ben attrezzato e lui ha cominciato a posizionare i microfoni, dal diretto al panoramico ai laterali. In effetti dopo questo “massacro” dal quale pensavo di non uscire viva, quando poi mi hanno detto “ok ci siamo!” ho cominciato a cantare e la voce aveva una ripresa pazzesca e non ha avuto bisogno nemmeno di una particolare post-produzione, né tantomeno echi o reverberi, perché la presa diretta era stata scelta con una cura ed una esperienza incredibile…”

Lo ZOO di Berlino (Diego Pettinelli, Massimiliano Bergo, Andrea Pettinelli)

– Lo Zoo di Berlino ha suonato al completo nel disco con Andrea Pettinelli (rhodes, hammond, synth, theremin, mellotron), Diego Pettinelli (basso elettrico,sampler, elettroniche, programming) e Massimiliano Bergo (batteria, percussioni, drum machine), oltre a Roberto Masotti (percussioni) e Gianni Nocenzi (piano elettrico, pianoforte, sampler, orchestrazione archi) e poi ci sei tu che canti e suoni il piano, da quando sei piccolissima se non sbaglio… Viola: “Esatto, è una rivincita per me, perché io a 4 anni ho scritto la mia prima canzone, ma l’ho scritta per mia mamma, perché all’asilo le suore mi avevano dato come compito di scrivere una letterina per mia mamma e io invece ho scritto una canzone al pianoforte di mio papà, e quindi mi sono presa una nota, una sgridata e una punizione perché non avevo portato la letterina, poi piangendo sono tornata a casa e ho detto “mamma ma io l’ho fatta la letterina, era la canzone!” e quindi ho suonato la canzone, che è memorabile, nel senso che la posso cantare anche ora, ed è stata la mia prima canzone scritta a 4 anni sul mega pianoforte di Vittorio Nocenzi!

– E tu fino a quando sei stata a casa con i tuoi?
Viola: “fino ai miei 18 anni, poi ho cominciato a vivere da sola, in quel periodo ero a Milano perché registravo per Mediaset e collaboravo con varie case discografiche, sono stata la cantante solista di tutti i progetti e spettacoli musicali ideati da mio papà, da quando si chiamavano “Le chiavi segrete della musica”, poi i “MusicOrienta”, la “Roma Electric Orchestra”, i “Format@zione”, e quindi viaggiavo in tutta Italia, erano spettacoli molto seguiti, ho incontrato centinaia di migliaia di persone, ho avuto la possibilità di collaborare sul palco con artisti molto importanti e da quel momento in poi viaggiare e fare concerti è stata la mia vita per almeno 12-13 anni…”

-Quindi è il tuo disco di esordio ma hai una grande esperienza alle spalle, hai fatto una bella “gavetta”… Viola: “sì pensa che uno dei miei primi live è stato al Teatro Argentina con Eugenio Finardi, sul palco ero la cantante solista di spettacoli che duravano 2-3 ore e incontravo di media 1500 persone al giorno, c’erano attori, musicisti, tutta la scena romana, cantautori come Max Gazzè, Niccolò Fabi, Tiromancino, Morgan, Mauro Pagani, Angelo Branduardi, Ambrogio Sparagna, senza dimenticare mio papà perché ho imparato a cantare sul suo pianoforte, infatti faccio un po’ di difficoltà quando non è lui a suonare sotto la mia voce, e per quanto riguarda la chitarra ho imparato a cantare sulla chitarra di Rodolfo Maltese, perché anche Rodolfo suonava in questi spettacoli con mio papà e con me, quindi ci siamo fatti 10 anni di palco con Rodolfo che mi ha educata a cantare sulla chitarra, e cantare versioni dei Beatles, Sting, ecc.

-Ho visto diversi video dove canti “Teardrop” dei Massive Attack, “Sorry seems to be the hardest word” di Elton John e tante altre, avevi un repertorio molto vasto… Viola: “Sì molto vasto, si partiva da Skin degli Skunk Anansie fino a Tori Amos e Rachel Ferrell, poi questi spettacoli vedevano anche la presenza di attori come Alessandro Haber, Giuseppe Cederna, Moni Ovadia, tantissime persone da cui ho potuto imparare, erano spettacoli ideati da mio padre in collaborazione di comitati scientifici importanti, per molti anni c’è stato Ennio Morricone (sia sul palco con noi che come comitato scientifico), Guccini, Enrico Ghezzi, Vincenzo Cerami, Nicola Piovani, tanti personaggi che componevano il comitato scientifico di questi spettacoli portati in giro per l’Italia…

-E con Francesco Di Giacomo che rapporto avevi? che ricordo hai di lui e cosa hai imparato per quanto riguarda la voce? Viola: “Mi ha visto nascere quindi ovviamente l’ho conosciuto, non parlo facilmente di lui per una questione affettiva, nel senso che ho potuto imparare tanto e ho tantissimi ricordi ma ancora mi emoziono a parlare sia di lui che di Rodolfo, anche Francesco credeva tanto in me e mi amava tanto…

– Poi tu hai una voce abbastanza “lirica”, quasi “operistica”, hai studiato canto? Viola: “Ho studiato tecniche di impostazione, poi ho scoperto senza saperlo di avere quattro ottave di estensione, e questo comporta il fatto che io prenda delle note molto alte che non sono in realtà “liriche” ma che prendono soltanto le cantanti liriche, ma poi prendo anche delle note molto basse e quindi è una voce sicuramente destabilizzante, non è volutamente sperimentale, dipende dal fatto che ho 4 ottave, quindi potrebbe sembrare una voce lirica solo perché nella musica leggera di solito non vengono prese queste note…

– Sì ascoltandoti mi è venuta in mente Diamanda Galas (che ha una estensione vocale di cinque ottave e quattro note, ndr.), cose abbastanza estreme, non si ascoltano spesso voci così nel pop… Viola: “Io scrivo i brani seguendo l’emozione e non pensando al mio registro, poi però me li devo cantare, ma non mi pento perché comunque lo studio è una cosa che faccio tuttora e da una vita, quando studi e unisci una genetica che ti aiuta riesci ad ottenere dei risultati così…

– Quindi hai studiato molto per arrivare ad avere questa estensione vocale o ci sei nata? Viola: “No ho studiato tantissimo, quando sono partita a poco più di 15 anni facendo delle collaborazioni con Prince Faster io scrivevo con lui, abbiamo fatto uscire anche un brano in una collana musicale, facevamo trip-hop insieme, all’epoca avevo un’ottava e mezza o due di estensione, poi a forza di studiare ho scoperto che arrivavo a quattro ottave, che è una cosa molto rara da trovare, a qualcuno potrei sembrare un soprano ma non mi fermo nel Do3 come farebbe un soprano ma vado ad un’ottava e mezza sotto, quindi ho un registro un po’ particolare…

-Nel brano di apertura “Viola” canti di un “cielo viola d’autunno demodè, un po’ retrò”, a parte il gioco di parole col nome Viola ovviamente, ti riconosci in questa defizione, anche musicalmente? Viola: “Sì ma anche caratterialmente, c’è da dire che i testi sono stati scritti da Alessio Pracanica (tranne “Bellezza” interamente di Viola, ndr.) però sono stati scritti in un modo molto particolare, nella maggior parte dei casi in modo telepatico. La nostra è una lunga collaborazione da anni, con lui ho scritto circa 50 brani, considera che io scrivo come parlo, nel senso che anche prima mentre qui nevicava mi sono messa al piano e ho cominciato a scrivere quello che pensavo rispetto alla neve, poi  magari mando il brano ad Alessio che mi conosce perché abbiamo sempre avuto dall’inizio una telepatia incredibile e mi rimanda indietro il testo nel giro di cinque minuti, perché generalmente le parole vengono scritte sulle note, e sulle note io non cedo mai terreno perché per me il brano è principalmente musica essendo una musicista, però quando gli ho mandato la musica di “Viola” e lui mi ha rimandato indietro il testo mi ha fatto sorridere perché ha veramente rappresentato il mio modo di essere, che anche come donna è così, nel senso che sono una persona sicuramente aperta ad imparare, incuriosita dalle nuove cose del mondo, ma con un atteggiamento umano e dei valori un po’ retrò, e quando canto “il cielo è viola e non lo vedi” è anche un po’ il modo di rappresentare il fatto che io guardo tutto con i miei occhi, come se fossero un proiettore che ogni volta cercano la meraviglia dei bambini, del fanciullino, di vedere le cose con occhi puliti come dopo la pioggia, anche le cose più brutte, è per far vedere che si può colorare la realtà di cose diverse rispetto a quello che ci vogliono far credere…

il video di “Lettera da Marte”

-“Lettera da Marte” che è il primo singolo che ha lanciato il disco il 12 novembre mi ha ricordato nel titolo “Life on Mars” di David Bowie, non so se c’è un riferimento… Viola: “In realtà non ho pensato a Bowie anche se lui fa parte della mia formazione, questa “Lettera da Marte” nasce in un modo veramente particolare ed è anche il motivo per cui è stata scelta come singolo, a parte l’arrangiamento che dal mio punto di vista è incredibile perché mescola parti analogiche di batteria con suoni digitali e un cantato molto strano, sempre su queste tre ottave e mezzo, è un brano molto particolare che secondo me va studiato e sentito molto, quando mi hanno fatto sentire l’arrangiamento sono rimasta sbalordita, era una poesia scritta da Pracanica molti anni prima, poi mi sono seduta al pianoforte come faccio sempre, ho scritto una canzone e mi è venuta in mente in senso telepatico e intuitivo questa poesia che entrava perfettamente nel brano, proprio come consecutio temporum della scrittura, appoggio delle note, e quindi è nata così, con una semplicità incredibile, il testo era preesistente ma non ho cambiato una sola nota della mia musica, per cui ho pensato che ci fosse qualcosa di magico, come quando parlo del cielo viola retrò, Toro contro Saturno, questo voler vedere gli astri e l’universo e proiettarsi verso dimensioni altre, anche di comunicazione, quindi io sono su Marte, sono in comunicazione con chi è sulla Terra, e questa è po’ una traslazione del mio carattere dicotomico, riesco a essere molto concettuale e spirituale ma allo stesso tempo anche molto terrena, e nonostante questo pur parlando e avendo un collegamento da Marte verso la Terra decido di non incontrare più la Terra né la Terra di incontrare più me, quindi credo anche nel fatto che quando c’è una differenza di vedute non è detto che si debba interrompere comunque una comunicazione di affetto ma bisogna portare sempre la bandiera del rispetto delle differenze…

-Tu che segno sei per curiosità? Viola: “Io sono Pesci, ascendente Bilancia ma con la luna in prima casa dello Scorpione, in questo sono un po’ retrò, forse è il mio lato Scorpione, ho molti pianeti in Vergine, cioè se dico una cosa è veramente la mia parola, come la parola d’onore di una volta, anche nei miei valori come donna, io li vivo molto così, sono proprio intransigente da questo punto di vista, mio papà e mia mamma mi hanno educato così, però avrei potuto anche scegliere di non seguirli, invece ho proprio questi valori qui e sono fondamentali…

-E “Colui che ami” chi è? Ho letto che è ispirata a un passo del Vangelo questa canzone… Viola: “Sì Colui che ami in realtà è proprio una citazione del Vangelo, ma non vuole essere un riferimento religioso, piuttosto laico, però ci ha colpito molto perché in questo passo del Vangelo Gesù parla con il Padre indicando Lazzaro e dice: “Non vedi che colui che ami è malato? Aiutami a fare qualcosa”, e mi ha molto toccato perché la sofferenza delle persone e anche i piccoli dolori degli altri che spesso si banalizzano mi toccano sempre nel profondo del cuore, quindi non è riferito a un uomo ma vuole dire che se c’è nell’universo il bene, l’amore, spero che possano aiutare le persone che soffrono di più…

-Infatti canti “Vienimi a salvare”, è una sorta di invocazione…
Viola: “anche dai vuoti di pensiero, dal pensiero unico, dall’immenso noioso, da queste vite passate senza dare veramente un significato, bisogna cercare di dare quanto più possibile un significato a quello che si fa, quindi vienimi a salvare da questo mondo che spesso non gira come avrei voluto…

-Anche “Lettera da Marte” è un invito ad andare con la fantasia in un altro pianeta dove tutto è bellissimo, dove il dolore è lontano, una sorta di “Extraterrestre portami via”… Viola: “Sì il mio atteggiamento è sempre quello di cercare di trovare il bello nelle persone, il filo conduttore dell’album è l’amore e la bellezza, inteso in tutte le sue manifestazioni, l’amore come perdono, come comprensione dell’altro, come carnalità, come preghiera, speranza, e la bellezza come cura di sé, la bellezza della persona, dei valori, dei gesti, del cuore, io cerco di fare questo tutti i giorni della mia vita, sempre, e quindi  ho cercato di portare questa cosa nei 7 brani che sono davvero sette parti di me, come se dessi una costola in un brano, un braccio in un altro, le labbra in un altro ancora, ecc.…

Viola Nocenzi

-“Bellezza” il brano che hai scritto tutto da sola è proprio il tuo manifesto, credi nell’importanza della bellezza anche dal punto di vista estetico? Viola: “sicuramente sono stata fortunata da questo punto di vista, però credo molto in una cosa, che secondo me fa parte anche della comunicazione, cioè la bellezza estetica arriva così se quello che dici deve avere un suo valore, come lo dici e come ti comporti  mentre lo dici, quando c’è la congruenza di questi tre aspetti: proprietà di linguaggio, i gesti che fai mentre lo dici e quello che pensi mentre lo dici allora c’è il carisma, la stessa cosa per me è la bellezza, ci può essere una gradevolezza di canoni estetici, però la bellezza vera è quando c’è la congruenza tra come sei, come ti senti mentre lo sei e come lo comunichi, quante volte vediamo donne o uomini che non rappresentano quei canoni di bellezza estetici ma sono sensuali e comunicativi, secondo me questo è il carisma, non so se ce l’ho ma sicuramente il mio intento è questo, unire tutti questi aspetti anche nella parte estetica…”  

-Dopo tanti anni di gavetta e spettacolo sicuramente avrai imparato a stare sul palco e avrai acquisito una certa presenza scenica… Viola: “su questo devo dirti la verità non l’ho imparato ma ce l’ho sempre avuta, avendo assistito dietro alle quinte e sul palco a tantissimi concerti del Banco e non, per me il palco è una dimensione naturale, è la mia famiglia, quindi non ho mai provato l’ansia da prestazione, l’unica volta che ho avuto una leggerissima ansia ma non paragonabile a nessun esame all’università è stata quando ho partecipato al concerto “No palco” per il trentennale del Banco, c’erano quarantamila paganti a Capannelle, era completamente pieno, ero sul palco con artisti incredibili, io aprivo il concerto da sola con un mio brano e mi accompagnava Rodolfo Maltese, ricordo che prima di entrare mi giro e vedo Mauro Pagani che mi ha visto crescere e gli faccio “beh adesso un po’ di ansia ce l’ho”, lui mi guarda e mi dice “pensa al verde e vai!” e io ho pensato al verde e sono salita, ma avevo una folla oceanica davanti, io invece ero abituata a concerti teatrali con mille paganti e avevo questi monitor che erano alti come me, e io sono anche alta, sentivo dei volumi pazzeschi, ecco quella è stata l’unica volta che ho provato una frazione di secondo di ansia da palco, però in realtà non l’ho mai provata, mi sono sempre sentita a mio agio e quindi probabilmente l’esperienza scenica trapelava per questo…

-Immagino che quando sarà possibile avrai intenzione di portare questo disco in giro con dei concerti live… Viola: “Sicuramente ho questo sogno, adesso vediamo come si mette la situazione, per il momento sono felicissima e mi sto godendo questo primo disco tutto mio che per me è anche un’occasione per imparare, per poter parlare di me, è un onore e una grande opportunità e ogni sera prima di addormentarmi cerco di fare tesoro di questa esperienza e quando poi la situazione sarà più chiara capirò come fare…

-“Entanglement” è una parola inglese che definisce un legame esistente tra le particelle di un sistema quantistico, anche detta “correlazione quantistica”, come vi è venuto in mente questo titolo? Viola: “Il testo parla di una relazione tra due persone che sono collegate tra di loro e non possono fare a meno di esserlo pur non volendolo, e visto che questa ricerca si basa sul fatto che queste due particelle vicine e uguali sono state spedite in due parti completamente opposte della galassia e continuavano a restare interdipendenti l’una dall’altra, questa cosa ci ha fatto accendere la lampadina e mi ha fatto pensare a questi legami che ognuno di noi ha, io almeno li ho avuti, con persone che non puoi avere ma che non puoi fare a meno di sentire comunque vicine nel tempo e nello spazio, indipendentemente da tutto, quindi ritorna anche il concetto di “Lettera da Marte” ma in “Entanglement” in un modo ancora più crudo, più carnale e più forte, e questo è il brano dove percorro quattro ottave e tiro fuori tutto il mio lato più passionale e più rabbioso…”

-Anche musicalmente è uno dei più sperimentali, insieme a “L’orizzonte degli eventi”, con questi soli di synth ed effetti, sono i due brani più “prog” possiamo dire… Viola: “Esatto, io non lo faccio apposta, scrivo così probabilmente perché l’ho sentito troppe volte, e quindi 4/4 per me non sono normali, io li sento strani, quando sento delle canzoni pop normalissime penso “questa canzone non gira”, poi magari sento i King Crimson o il Banco e gli Yes e penso “questo gira!”, anche zio Gianni mi ha detto che alcune cose che scrivo non riesce proprio a capirle, hanno avuto bisogno di essere “educate” anche perché noi abbiamo scelto la forma canzone quindi dovevamo essere all’interno di un certo tipo di schemi, ovviamente avendo studiato musica posso relazionarmi anche alle partiture…”

-“Itaca” mi ha ricordato il titolo di una canzone di Lucio Dalla (da “Storie di casa mia”, ndr.) Viola: “mi è stato ricordato perché il produttore di molti dischi importanti di Lucio Dalla era Alessandro Colombini che conosco molto bene perché è stato anche il produttore dei primi dischi del Banco, ma in realtà quando l’abbiamo scritta non abbiamo pensato a questo, il brano racchiude il mio modo di percepire la sensualità, quindi è un viaggio che rimanda all’Odissea, una continua metafora tra il viaggio, l’acqua, l’isola e quello che può essere la sensualità, in me ci sono questi due elementi coesistenti che spesso spiazzano le persone che mi conoscono, la presenza di spiritualità, ideali ma anche una carnalità fatta di terra e unghie, mi viene spontaneo unire questi due aspetti…”

-“L’orizzonte degli eventi” è uno dei brani più elettronici del disco, com’è nato musicalmente? Viola: “questo brano è nato musicalmente sempre pianoforte e voce, con questo testo molto importante e particolare, cantare in italiano con quella ritmica è qualcosa di sperimentale, poi con l’orchestrazione vocale e i vari controcanti, ma non c’è stato bisogno di tradurlo perché quando l’ho dato in mano a mio zio e a Lo Zoo di Berlino loro hanno tirato fuori questa cosa che mi ha veramente entusiasmato, perché mi fa ballare e mi dà tanta energia, fino all’assolo finale, è un brano che ha il suo perché…”

-Quindi tu consegnavi dei brani pianoforte e voce che poi loro arrangiavano…   Viola: “Esattamente, devo dire che non li hanno mai snaturati, sono andata a risentirmi i provini, questa è stata la loro grande esperienza e sapienza, hanno saputo farli fiorire, magari tradurli ulteriormente, perché l’arrangiamento è questo, mettere un vestito che esaltava quello che già io avevo comunicato, è un grande regalo che mi hanno fatto, perché spesso dai dei brani che poi vengono snaturati o reinterpretati, mentre loro li hanno valorizzati mantenendo quello che io volevo comunicare…”

-Sono stati loro a scegliere i 7 brani tra i 50 o li hai selezionati prima tu? Viola: “Io ne ho consegnati 9 e loro ne hanno scelti 7 perché per me era importante che ci fosse il numero 7 in quanto sono un’appassionata di numerologia e 7 è un numero importante…”

-A questo punto siamo curiosi di sentire questi due brani che sono stati scartati… Viola: “Che poi non li volevano scartare, sono stata io a dire che volevo un disco da sette, l’ottavo è un brano molto prog, l’altro è un brano interamente scritto da me testo e musica, devo dire che questi nove brani che ho portato li ho scelti perché in quel momento erano i miei irrinunciabili…”

-Siccome sette brani sono quelli dei bei dischi in vinile di una volta come “La voce del padrone” o “L’era del cinghiale bianco” di Battiato potresti  fare un vinile con 7 brani e poi nel cd ce li metti tutti e 9… Viola: “Bravo, sei l’unico che l’ha capito, perché il 7 è un numero importante anche per quello, hai nominato Franco Battiato che è una figura molto importante nella mia vita ed è una persona molto vicina a mio padre, considera che quando hanno registrato “Imago Mundi” lo hanno fatto nello studio di registrazione sotto casa mia, quindi mi sono sentita mesi di registrazioni, da questo punto di vista essere la figlia di Vittorio Nocenzi è stata un’esperienza molto importante per i valori che lui mi ha trasmesso come persona, per la musica, ma anche per tutto l’ambiente che ho potuto frequentare, avere in casa Battiato, Renato Zero, Finardi, Ruggeri, ecc. per me è stata la normalità invece è stata una grande opportunità, io ero una bambina e una ragazza che osservava molto e cercavo di capire la personalità che c’era dietro al personaggio famoso, come si comportavano quando salivano sul palco e facevano le prove, cercavo di imparare, quindi da ognuno di loro ho cercato di prendere delle lezioni di vita e artistiche …”

-C’è un incontro in particolare con qualche artista che vuoi ricordare? Viola: “L’incontro fenomenale e indimenticabile che mi ha messo davvero in difficoltà è stato quello con Alda Merini, perché mio papà ha fatto questo disco con le sue poesie e io ho avuto la fortuna di essere presente a dei loro incontri a casa di Alda Merini che stava a Milano sui Navigli, e questa esperienza mi ha fortemente segnata, ho trovato davanti a me una personalità con degli occhi che guardavano davvero oltre con un’intelligenza fuori dal comune. Parlare di intelligenza è riduttivo, io sono rimasta paralizzata, e non sono una che si imbarazza facilmente, non parlavo, ero immobile e pietrificata tra mio padre che componeva e lei che scriveva poesie davanti ai miei occhi, è stata un’esperienza incredibile, prima di uscire lei mi ha dedicato uno sguardo che non mi dimenticherò mai e mi ha detto “ho una cosa per te ragazza”, mi dato una gabbia abbastanza grande e mi ha detto “ricordati di aprire la porta della gabbia”, sono uscita da quella casa che tremavo tutta, sono esperienze importanti, oppure non per ultimo ricordo una volta che cantavo e sono andata dietro le quinte e Finardi mi ha detto “guarda che non devi fare così, ora torna sopra e fai colà”, io risalgo, faccio come dice lui e il pubblico ha risposto effettivamente in modo diverso…”

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